Se qualcuno ha visitato i territori occupati dai coloni israeliani in
Palestina o nel sud del
Libano, o qualcun altro si è fatto un giro nello
Yemen, o ha sentito parlare degli attacchi chimici di
Saddam Hussein (creati dall'occidente prima che lo facesse uccidere) sui
curdi, bambini o adulti non importa, oppure di altri attacchi chimici sulla
Siria, con centinaia e centinaia di bambini devastati dai gas, sappia che ora è il momento di tacere, riflettere e
cambiare 'testa'. Gli italiani che gridano dai
'social' che l'attentatore di
Nizza "non era francese" non vogliono vedere l'effetto di ciò che succede. E cercano un
facile colpevole, dal momento che l'azione stessa dell'attentatore è stata, in sé, un attacco e denuncia di colpevolezza. Le cose non sono così semplici, come l'indignazione da
'social' ci suggerisce. Dietro tutto ciò che le nostre città, popolate da innocenti che vittime innocenti diventano, stanno vivendo, ci sono decenni e decenni di abusi e ingiustizie perpetrate ai danni di altri esseri umani. Ora, grazie all'arrivo dei
folli di turno, in grado di arringare la gente
'via web', di captare le menti più deboli, di arruolarle, manipolarle e lanciarle alla guerra contro obiettivi civili, istigandole alla vendetta contro
l'infedele, queste ingiustizie ci si ritorcono contro. Il problema non è decidere se il cittadino francese nato in
Francia sia effettivamente francese o meno, come le grida delle
'galline' da 'social' si domandano, ma decidere di cambiare sul serio questo mondo. Sul serio e profondamente. E questo cambiamento, piaccia o no, non può che partire
da noi stessi e dal nostro atteggiamento nei confronti del nostro essere italiani, europei e cittadini del mondo. Dal nostro dirci cristiani, buddisti, musulmani, induisti, o da quanto
civili riteniamo di essere.