Vincenzo Siniscalchi è Presidente della Giunta per le autorizzazioni a procedere, ma soprattutto è un avvocato penalista di grande esperienza.
Quest’intervista sulla riforma della giustizia proposta dalla Casa delle Libertà, che mira a cambiare l’assetto del sistema giudiziario, più che al deputato è rivolta all’avvocato, difensore dei diritti e delle garanzie dei cittadini – imputati.

“Resistere, resistere, resistere come sulla linea del Piave”. Questa la frase con cui il procuratore della Repubblica di Milano ha iniziato il suo discorso nel giorno dell’inaugurazione dell’anno giudiziario in corso. E questo il motto del cosiddetto "popolo della sinistra" di fronte alle riforme previste dal Governo Berlusconi. Cosa significa in concreto?
"Non penso che si debba ridurre tutto ad un motto, che peraltro era rivolto alla propria categoria. Borrelli ha invitato i magistrati a resistere alle varie prevaricazioni che individuava nell’azione del governo nei confronti della magistratura. Non si può ridurre il progetto politico dell’opposizione al problema della giustizia, che è un problema ispirato a una visione complessiva e non ad un atteggiamento solamente di protesta o di scontro".

Comunque, quello della giustizia rimane un terreno sul quale maggioranza e opposizione si sono scontrate molte volte…
"Noi siamo fermamente convinti che la giustizia, in particolare 'le leggi sulla giustizia' che sono state emanate in questo primo anno di governo Berlusconi, hanno sanato dei conflitti d’interesse, hanno coperto degli abusi e non hanno avuto ad oggetto le riforme che invece erano state messe in campo dal governo del centrosinistra e dalla maggioranza nella scorsa legislatura. La giustizia non può essere il terreno di scontro fra maggioranza e opposizione, però non si può neanche cedere su alcuni punti fermi. Il ripristino e la difesa della legalità, la difesa della indipendenza e della autonomia della magistratura sono valori costituzionali irrinunciabili. Certamente bisogna trovare delle regole per evitare e reprimere gli eccessi e gli abusi che pure vi sono. Ma lo scopo principale deve essere quello di far crescere la difesa dei diritti delle fasce meno protette. Noi siamo contro questa idea di giustizia che grida sempre alla garanzia in occasione di processi che riguardano personaggi del governo o dell'attuale maggioranza. In questo senso, noi non vogliamo soltanto resistere, ma addirittura incalzare la maggioranza facendo appello agli uomini liberi che vogliono occuparsi della giustizia sul serio e non come di uno strumento che serve per poter addomesticare dei magistrati, per potere risolvere i processi, ad esempio come quelli di Milano. Il nostro progetto è di grande forza riformatrice, ma di netta distensione, rispetto alla politica fatta dal governo e dal ministro Castelli".

Ma cosa non le piace, in particolare, della riforma approntata del ministro di Grazia e Giustizia, Roberto Castelli?
"La riforma del ministro Castelli ha un valore punitivo nei confronti dell’organizzazione giudiziaria. Escludendo l’unico aspetto positivo, che è quello delle circoscrizioni giudiziarie, tutto il resto del disegno di legge rappresenta una forma di controllo dell’esecutivo sul lavoro dei magistrati, senza risolverne in minima parte i problemi strutturali. Una modifica dell’ordinamento giudiziario deve servire a rendere la giustizia più efficiente, più veloce, più rapida".

Altro capitolo controverso è quello concernente il “giusto processo”. Come sono in Italia, a suo giudizio, i procedimenti giudiziari?
"Quando si grida all’art. 111 della Costituzione, che prevede il processo giusto, non bisogna dimenticare che noi abbiamo scritto nella Costituzione che il processo deve essere anche celere. In tal senso, non si comprende come la riforma del ministro Castelli possa produrre un’accelerazione, dato che depotenzia il pubblico ministero. Si parla tanto di distinzioni delle carriere. Io, non lo ritengo un aspetto importante e non ho grandi preclusioni in merito. Si possono anche non separare le carriere, ma è importante, invece, la distinzione delle funzioni. Bisogna tener ben presente che il depotenziamento delle funzioni diventa un attacco all’azione penale. Un effetto della riforma sarà quello di rendere non più obbligatoria, l’azione penale. Questo è il punto fondamentale di dissenso…".

Esistono, secondo lei, magistrati che si lasciano affascinare dal “tintinnar delle manette”?
"Onestamente trovo questa espressione un’esagerazione. Il processo di Previti e tutti i processi di Milano nascono alla fine degli anni ’80, quando non esisteva nemmeno Forza Italia e a causa di vicende che sono ancora tutte da chiarire. Sono stati o non sono stati corrotti quei magistrati? Io sono portato a credere, data la mia profonda convinzione nella presunzione d’innocenza, che si potrebbe arrivare anche ad un risultato assolutorio, però mi chiedo come un giurista, un parlamentare o un cittadino possa seriamente pensare che, prima ancora che ci fosse una certa contrapposizione politica, si sia creata un’azione penale sullo Sme, sulla vendita del Lodo Mondadori. Quanto meno è incredibile!
In Tangentopoli, che comunque è stata cosa ben diversa dai processi che riguardano Berlusconi, ci furono eccessi da 'tintinnio di manette'. Anche il presidente Scalfaro, che è sempre stato un grande difensore delle garanzie, usò quest'espressione per deplorare quest'atteggiamento. Scalfaro fu molto severo anche a proposito dell’abuso della custodia cautelare, ma non si trattava di un fatto politico, bensì di un metodo sbagliato, di carattere inquisitorio. Dobbiamo inoltre tenere conto della grande supplenza che in quegli anni esercitava la magistratura, del vuoto politico completo che si era determinato per via dello smascheramento del sistema di corruzione dei partiti. Non è nato prima un disegno politico e poi la corruzione: viceversa, è nata prima la corruzione, poi il disegno di abbatterla. Una vicenda, questa, che è stata cavalcata da tutti, a destra come a sinistra. Non dimentichiamo che la Lega è nata proprio alleandosi con i magistrati che in quell’epoca si occupavano della vicenda. Adesso tutti si riscoprono vendicativi, nei confronti dei processi di Tangentopoli. Processi che hanno colpito personaggi politici che, oggi, si sono tutti quanti aggregati al carro di Forza Italia, formazione nella quale hanno trovato un punto di attacco forte. Il grosso equivoco nasce proprio in ciò: nel centralismo che ha acquistato la questione giudiziaria nella visione dei partiti della destra. Bisognerebbe ridimensionare un po’ i toni, perché la questione giustizia in questo paese non è un problema centrale. Centrale è la questione economica. E’ una problematica che però è stata dilatata e subisce tutta la negatività di questa dilatazione. Ciò è dovuto al fatto che sono in corso processi che riguardano questi personaggi politici".

Le accuse di abuso di potere, da parte dei magistrati, sono solo strumentali?
"Il problema è che gli abusi diventano eclatanti allorquando riguardano personaggi di spicco e, ovviamente, vanno repressi. Ma, in definitiva, di magistrati sotto processo ci sono quelli sospettati di corruzione a Milano, in quanto accusati di avere venduto sentenze a Berlusconi. Per il resto, nemmeno per sentito dire ho mai saputo di un magistrato che abbia attuato abusi perversi per arrestare ad ogni costo una persona. Ad esempio, nel corso dei processi contro Craxi, i magistrati hanno compiuto degli eccessi. Tuttavia, quei procedimenti sono stati portati a termine, le sentenze sono divenute definitive, senza che ciò provocasse più di tanto scalpore. In uno Stato di diritto, non si può andare oltre un certo limite nell’accreditare una linea sbagliata della giurisdizione, perché si rischia di mettere in discussione tutto. La riforma del ministro di Castelli, ha l’aspetto di una vendetta. Può essere letta come un altro tassello di tutta questa storia delle rogatorie".

A proposito delle “rogatorie internazionali”: anche questi sono provvedimenti ad personam?
"Io sono un avvocato da sempre, quindi sono un cultore delle garanzie. La difesa delle garanzie per me non ha assolutamente attenuazioni: deve essere a tutto campo. Dire però che la sinistra vuole fare abbassare la soglia delle garanzie è un paradosso, un fatto di propaganda che ha avuto anche una certa fortuna. Sicuramente, una propaganda interessata. Non si può pensare di colpire, attraverso la giustizia, altre forze politiche. Teorema, quest'ultimo, che va avanti e che ha la medesima illegittimità dei teoremi dei magistrati".

Secondo lei, esiste davvero il tanto deplorato intreccio politica - magistratura e in quale misura, oggi, quest'ultima può ancora esser definita un ordinamento autonomo?
"Viene letto così da chi è imputato, perché è convinto che lo sia per colpa dei magistrati. Una tesi che in un’aula di giustizia potrebbe essere sostenuta da chiunque...".

Sempre secondo la suddetta riforma, il CSM andrebbe rivisitato: meno magistrati e un diverso metodo di elezione. Perché tale proposta non è corretta?
"Siamo sicuri che è quella della riduzione, la forma dello snellimento? O invece, soprattutto attraverso questo sistema di elezione plebiscitaria e antiproporzionale delle circoscrizioni, si è voluto invece introdurre una forma di controllo della maggioranza? Io sono molto perplesso sull’obiettivo dello snellimento. Da che mondo è mondo si dice che molte procure non funzionano perché gli organici sono sottodimensionati. Come mai proprio il Csm, che è accusato di non funzionare bene e di fare pochi provvedimenti disciplinari o di occuparsi invece solo di questioni secondarie, dovrebbe funzionare meglio attraverso una riduzione del numero dei membri?

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