
Come già accaduto ai tempi della cosiddetta
'carne coltivata', il
Governo Meloni si sta esponendo all’ennesima
'figuraccia' anche sulla
'cannabis light'. Infatti, con un emendamento al
ddl Sicurezza approvato lo scorso
1° agosto in
commissione Affari costituzionali della
Camera dei deputati, il centrodestra ha sostanzialmente
equiparato tale sostanza, assai meno dannosa delle stesse sigarette, con le
droghe più nocive. Tutto ciò per puro
pregiudizio ideologico, in base cioè alle
convinzioni moraliste di un vicepremier,
Matteo Salvini, convinto che il consenso, in termini di voti, si possa riconquistare tramite operazioni di
mera visibilità mediatica. Un modo di ragionare
assurdo, come se per
'fare notizia' e
'aprire' i
telegionali si fosse disposti a
rapinare una banca in pieno giorno. Si tratta dell’ennesimo
delirio leghista, che la maggioranza di governo è costretta a tollerare per questioni di stabilità politica
- cioè per un bieco interesse di 'bottega' - distruggendo un intero
settore composto da circa
800 aziende produttrici e quasi
2 mila imprese specializzate nella lavorazione e trasformazione della pianta: una
posizione antindustriale, praticamente. Per non parlare
dell’incremento dei prezzi che avverrà nelle varie
'piazze di spaccio' gestite dalle organizzazioni criminali, le quali, nelle loro operazioni di
'taglio', potranno moltiplicare i guadagni immettendo sul mercato del contrabbando una sostanza
assai più pericolosa di quella prodotta e venduta legalmente. Un
errore 'marchiano', basato attorno a
convinzioni superficiali, che risponde a una metodologia di
semplificazione della realtà a dir poco
demenziale. Anche per motivazioni
strettamente sanitarie, infatti, ci si dovrebbe porre la questione di garantire un
utilizzo legale ai consumatori tramite il
controllo da parte dello Stato, come già avviene per
alcool e
tabacchi. E invece, no: si preferisce
saltare il problema a 'piè pari', attraverso una riedizione di quel
proibizionismo che già tanti danni aveva prodotto in termini di
diffusione fuori controllo delle sostanze stupefacenti. Siamo ormai di fronte a una maggioranza di governo divenuta
palesemente dannosa per il Paese, come già dimostrato quando ha tentato di intervenire sulle
vaccinazioni obbligatorie dei minori e che, non contenta della
'figuraccia', si avvia a istituire una
commissione parlamentare d’inchiesta sul
Covid 19 mossa da un sostanziale
pregiudizio antiscientifico, oltreché
incostituzionale. Il
Governo Meloni sta ormai
mostrando il fianco della propria
illiberalità, poiché incapace di comprendere che distruggere un
asset di mercato in fase espansiva, con fatturati che vanno dai
40 ai
180 milioni di euro annui, non solo non porterà uno
'straccio' di voto in più, ma finirà col trasformarsi in un
'boomerang' per l’intera coalizione. Stiamo parlando, tra l’altro, di una
filiera produttiva che impiega, attualmente, quasi
15 mila lavoratori: una
follìa vera e propria, contraria
all’interesse generale dei cittadini e mossa da motivazioni puramente
demagogiche. Anziché tutelare
agricoltori e
operatori, i quali vorrebbero continuare a produrre la sostanza in un
regime di legalità, come anche riconosciuto dalle
norme europee, si pongono a rischio circa
4 mila ettari di coltivazioni, bloccando anche un
export nazionale che stava conquistando una grossa
'fetta' dl mercato. Una
grave sconfitta per la
libera impresa, che avrà
effetti negativi anche nella lotta al
traffico illegale delle droghe, secondo quanto accertato dai dati sin qui raccolti dalla
direzione centrale per i servizi Antidroga, che nella sua relazione annuale, relativa al
2023, aveva registrato una riduzione del
33% delle
coltivazioni clandestine e un calo
dell’8% nella diffusione di
hashish ad alto contenuto di
Thc. Una tendenza significativa, che ci aveva condotti a una
diminiuzione degli arresti per
'spaccio' e a un risparmio di almeno
600 milioni di euro da parte dello Stato. Insomma, si stava andando nella
direzione giusta. E invece, si preferisce
'depistare' il Paese per meri
interessi elettorali o di
visibilità mediatica, senza un minimo di
dialogo con gli
operatori del settore. Un
centrodestra che si sta avviando, seppur lentamente, verso il proprio
suicidio politico.