Giovanna AlbiCome già accaduto ai tempi della cosiddetta 'carne coltivata', il Governo Meloni si sta esponendo all’ennesima 'figuraccia' anche sulla 'cannabis light'. Infatti, con un emendamento al ddl Sicurezza approvato lo scorso 1° agosto in commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati, il centrodestra ha sostanzialmente equiparato tale sostanza, assai meno dannosa delle stesse sigarette, con le droghe più nocive. Tutto ciò per puro pregiudizio ideologico, in base cioè alle convinzioni moraliste di un vicepremier, Matteo Salvini, convinto che il consenso, in termini di voti, si possa riconquistare tramite operazioni di mera visibilità mediatica. Un modo di ragionare assurdo, come se per 'fare notizia' e 'aprire' i telegionali si fosse disposti a rapinare una banca in pieno giorno. Si tratta dell’ennesimo delirio leghista, che la maggioranza di governo è costretta a tollerare per questioni di stabilità politica - cioè per un bieco interesse di 'bottega' - distruggendo un intero settore composto da circa 800 aziende produttrici e quasi 2 mila imprese specializzate nella lavorazione e trasformazione della pianta: una posizione antindustriale, praticamente. Per non parlare dell’incremento dei prezzi che avverrà nelle varie 'piazze di spaccio' gestite dalle organizzazioni criminali, le quali, nelle loro operazioni di 'taglio', potranno moltiplicare i guadagni immettendo sul mercato del contrabbando una sostanza assai più pericolosa di quella prodotta e venduta legalmente. Un errore 'marchiano', basato attorno a convinzioni superficiali, che risponde a una metodologia di semplificazione della realtà a dir poco demenziale. Anche per motivazioni strettamente sanitarie, infatti, ci si dovrebbe porre la questione di garantire un utilizzo legale ai consumatori tramite il controllo da parte dello Stato, come già avviene per alcool e tabacchi. E invece, no: si preferisce saltare il problema a 'piè pari', attraverso una riedizione di quel proibizionismo che già tanti danni aveva prodotto in termini di diffusione fuori controllo delle sostanze stupefacenti. Siamo ormai di fronte a una maggioranza di governo divenuta palesemente dannosa per il Paese, come già dimostrato quando ha tentato di intervenire sulle vaccinazioni obbligatorie dei minori e che, non contenta della 'figuraccia', si avvia a istituire una commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid 19 mossa da un sostanziale pregiudizio antiscientifico, oltreché incostituzionale. Il Governo Meloni sta ormai mostrando il fianco della propria illiberalità, poiché incapace di comprendere che distruggere un asset di mercato in fase espansiva, con fatturati che vanno dai 40 ai 180 milioni di euro annui, non solo non porterà uno 'straccio' di voto in più, ma finirà col trasformarsi in un 'boomerang' per l’intera coalizione. Stiamo parlando, tra l’altro, di una filiera produttiva che impiega, attualmente, quasi 15 mila lavoratori: una follìa vera e propria, contraria all’interesse generale dei cittadini e mossa da motivazioni puramente demagogiche. Anziché tutelare agricoltori e operatori, i quali vorrebbero continuare a produrre la sostanza in un regime di legalità, come anche riconosciuto dalle norme europee, si pongono a rischio circa 4 mila ettari di coltivazioni, bloccando anche un export nazionale che stava conquistando una grossa 'fetta' dl mercato. Una grave sconfitta per la libera impresa, che avrà effetti negativi anche nella lotta al traffico illegale delle droghe, secondo quanto accertato dai dati sin qui raccolti dalla direzione centrale per i servizi Antidroga, che nella sua relazione annuale, relativa al 2023, aveva registrato una riduzione del 33% delle coltivazioni clandestine e un calo dell’8% nella diffusione di hashish ad alto contenuto di Thc. Una tendenza significativa, che ci aveva condotti a una diminiuzione degli arresti per 'spaccio' e a un risparmio di almeno 600 milioni di euro da parte dello Stato. Insomma, si stava andando nella direzione giusta. E invece, si preferisce 'depistare' il Paese per meri interessi elettorali o di visibilità mediatica, senza un minimo di dialogo con gli operatori del settore. Un centrodestra che si sta avviando, seppur lentamente, verso il proprio suicidio politico.





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