Ennio TrinelliCi sono meraviglie che riescono a pochi. Come scrivere una lettera di oltre milletrecento parole al proprio Partito, per comunicare al proprio Partito che le manifestazioni neofasciste del proprio Partito non hanno cittadinanza nel proprio Partito, senza mai scrivere le parole “antifascismo” o “antifascista”. Pare, ma non è certo, che arrivata alla “sc” di fascista, alla presidente del Consiglio, che di quel Partito è anche "lideressa et proprietaria" – la stessa che pretende di parlare a Bruxelles come leader di Erc e non come primo ministro italiano - si blocchi il gomito a un punto tale da impedirle persino la digitazione. Lo dicono ignobili pettegolezzi sinistri tra il 'poco serio e il faceto'. Un po’ come quelli delle destre, che se hai il coraggio di dire che “il diritto alla casa è sacrosanto” ti tacciano di essere “figlioletto di Stalin”. Sono gli stessi per i quali la difesa a oltranza di Mussolini potrebbe far parte del contratto di lavoro, per quanto sono appassionati nel difendere l’indifendibile senza argomenti e a suon di grida e slogan, godendo di uno spazio televisivo che definiremmo eccessivo. Così Meloni da Fratelli d’Italia, la stessa che pretende di parlare in Europa come leader di Erc e non come presidente del Consiglio italiano, talmente impegnata a dare la colpa agli altri da non accorgersi di essere "lideressa et proprietaria" di un Partito unipersonale, all’interno del quale le pulsioni liberticide e nostalgiche hanno trovato casa suo malgrado, rischia improvvisamente di rimanere 'strangolata' da se stessa e dai suoi alleati: Salvini la sorpassa a destra, alleandosi con Orbàn nel gruppo dei filoputiniani "figli di Putin" a Bruxelles e, da sinistra, "la Marina" si mette a parlare di diritti, questa sconsiderata e 'strizza l’occhio' a sinistra, quasi a dire “se battete un colpo, noi ci siamo”, in un processo di 'cannibalizzazione' di una "Meloni votate Giorgia" che ha perso la 'bussola', impegnata com’è tra il promettere cose a Bruxelles che non farà, lo stare in perenne campagna elettorale dicendo cose che non potrà fare, girare dei video in cui sembra la Madonna pellegrina, mentre le sfugge il muscolo del labbro inferiore e la bocca si contorce in un smorfia di disgusto nei confronti degli avversari politici, i quali hanno la pretesa, addirittura, di criticarla. Come se non bastasse, il 'badabum!' di quelli di Fanpage, che decidono di commettere 'regicidio', fanno addirittura un’inchiesta giornalistica e la pubblicano pure - in sfregio alle idee personali di troppi sulla libertà di stampa, ma nel pieno delle libertà di giornalisti e giornali garantite dalla Costituzione. Il resto è cronaca: una lettera di Meloni su una parte del Partito di Meloni, che dovrà liberarsi di un 'pezzo' del Partito di Meloni, dopo 'augusta missiva' della presidente del Partito, Giorgia Meloni. Sono quelli che vorrebbero cambiare l’Italia. In quale direzione, è sempre più chiaro. Vedremo se ‘mangeranno il panettone’.





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