Giugno, mese del
'Pride', è un periodo di grandi festeggiamenti per la comunità
Lgbtqia+. Ma anche un momento per fermarsi a riflettere e guardare indietro alla
strada percorsa, ai
traguardi raggiunti e alle
battaglie ancora in corso. La rappresentazione della
comunità 'queer' nei
media, per esempio, oggi ci appare quasi scontata, ma non lo era affatto fino a pochissimi decenni fa. In questo, la serie televisiva
'Queer as Folk', pietra miliare nel suo genere, fece senza dubbio da
'spartiacque' nella storia delle televisione, segnando un
'prima' e un
'dopo' nella
rappresentazione Lgbtqia+. Prima di
'Queer as Folk', i
personaggi 'queer' erano spesso relegati
ai margini, trattati come
figure di contorno o ridotti a
stereotipi. Questa serie, invece, ha portato sotto i riflettori le
vite complesse, autentiche e
multidimensionali delle
persone 'queer', trattando temi fino ad allora considerati
tabù con una franchezza rivoluzionaria. Insomma, quando si parla di
rappresentazione Lgbtqia+ in
televisione, la serie
'Queer as Folk' emerge come
pioniera indiscusso. Originariamente, si trattava di una
serie tv britannica creata da
Russel T. Davies, uno show fece il suo debutto nel
1999: due stagioni, che narrarono le vicende di
tre uomini gay a
Manchester. Il suo successo e impatto furono tali che, nel
2000, venne realizzata una
versione statunitense-canadese, adattata da
Ron Cowen e
Daniel Lipman, destinata non solo a
replicare, ma a
superare di gran lunga il
successo e la
fama dell'antesignana europea. L'ambientazione fu in seguito spostata a
Pittsburgh, in
Pennsylvania. Al centro della scena, la vicenda di un gruppo di
giovani adulti omosessuali: l'affascinante
Brian Kinney (Gale Harold), pubblicitario di successo cinico e libertino;
Michael Novotny (Hal Sparks), un ragazzo romantico e sognatore;
Justin Taylor (Randy Harrison), il più giovane del gruppo,
artista talentuoso in lotta per trovare il proprio posto nel mondo;
Emmett Honeycutt (Peter Paige), vero e proprio
'cuore pulsante' del gruppo, con il suo atteggiamento cinico e positivo;
Ted Schmidt (Scott Lowell), un contabile che, nel corso delle varie puntate, combatte con le proprie insicurezze;
Ben Bruckner (Robert Gant), un professore universitario
Hiv positivo, che impara a gestire la sua nuova condizione, vivendo comunque appieno la sua relazione amorosa; infine, la
coppia 'lesbica' composta da
Lindsey Peterson (Thea Gill) e
Melanie Marcus (Michelle Clunie), alle prese con le dinamiche relazionali e genitoriali.
Un faro per la comunità Lgbtqia+Una carrellata di personaggi accattivanti alle prese con un
mondo ostile, la cui personalità sfaccettata e le avventure talvolta drammatiche, ma spesso
esilaranti, hanno fatto la fortuna delle varie stagioni mandate in onda. Una
serie che, nei
primi anni 2000, fu rivoluzionaria non solo per la sua rappresentazione esplicita delle
coppie omosessuali (sono numerosissime le scene di sesso tra i protagonisti,
ndr), ma anche per la sua
audacia nel trattare argomenti considertati
tabù quali, naturalmente,
l'omofobia, ma anche
l'Hiv/Aids, l'uso di
droghe, la
violenza sessuale. La serie mostrava in egual modo la
vita notturna nei
locali gay dell'epoca, tra consumo di
popper, incontri sessuali fugaci e la quotidianità delle
persone omosessuali in una società
eteronormata: le difficoltà delle
coppie omogenitoriali, la necessità di tenere nascosto il proprio
orientamento sessuale sul posto di lavoro.
'Queer as Folk' dipingeva un quadro complesso e autentico della
vita 'queer' all'inizio del
XXI secolo, permettendo per la prima volta ai suoi membri di vedersi rappresentati sul piccolo schermo in una serie di vicende nelle quali fossero
protagonisti assoluti. Per la prima volta, una
serie Tv non si limitava a mostrare
personaggi Lgbtqia+ come semplici
contorni in
storie eteronormative; al contrario, li poneva
al centro della scena, con narrazioni ricche e multidimensionali. Questa rappresentazione fu un
punto di svolta per la
visibilità Lgbtqia+ nei
media mainstream. In estrema sintesi,
'Queer as Folk' offrì a molte
persone 'queer' la possibilità di vedersi riflessi in personaggi complessi e autentici. Per la prima volta, le
relazioni gay e
lesbiche venivano trattate con la stessa dignità e profondità delle loro
controparti etero. Così facendo, la serie contribuì anche a normalizzare le discussioni sulla sessualità e sulle
relazioni 'queer', sfidando pregiudizi e stereotipi; promosse l'uso dei
dispositivi di protezione contro le
malattie sessualmente trasmissibili e la
lotta alle droghe; mostrò, con
coraggio rivoluzionario, la vita e la sessualità delle
persone Hiv positive, argomento su cui, all'epoca,
l'ignoranza e il
pregiudizio regnavano ancora sovrani. Per molti
spettatori Lgbtqia+, la serie televisiva
'Queer as Folk' fu molto più di questo: fu una fonte di
conforto, di
riconoscimento, di
orgoglio.Il remake e la rappresentazione contemporanea
Nel
2022, la piattaforma di streaming video on demand
'Peacock', lanciò un remake di
'Queer as Folk', aggiornando la serie per le nuove generazioni. Il nuovo
'Queer as Folk' creato da
Stephen Dunn manteneva lo
spirito originale, ma con un cast più diversificato e trame che riflettevano le sfide contemporanee della
comunità Lgbtqia+. La nuova serie si distingueva per la sua rappresentazione
inclusiva, incorporando
personaggi non binary (del tutto assenti nella serie originale,
ndr) e
transgender, affrontando anche questioni di
razzismo e
classismo anche all'interno della
comunità Lgbtqia+. Il
remake, tuttavia, non è riuscito a conquistare il cuore dei
fans, ancora troppo legati ai vecchi personaggi. Ed è stato
cancellato dopo una sola stagione.