Ennio TrinelliEsistono momenti storici, in cui si guarda il mondo che va avanti senza sapere che lo si sta programmando per guardare all’indietro: non si spiegherebbe, altrimenti, che un Partito che si professa centrista, con punte di progressismo e giustizia sociale dedicate al futuro [sic] abbia nel suo manifesto il defunto fondatore che alza la mano dell’attuale segretario nazionale, come se fossero vivi entrambi. Non nelle idee, non si pretende tanto, soprattutto se parliamo del sopravvissuto, ma se non altro per la decenza e il rispetto che si dovrebbe avere verso un defunto, che continua a essere trattato come se fosse eterno. Ma a pensarci bene, forse è proprio così. Ed è a conferma delle cronache dall’aldilà che arriva puntuale, come una bomba a orologeria, la condanna di Gianfranco Fini a 2 anni e 8 mesi per una villa ereditata da Alleanza Nazionale, che poi lo stesso Fini avrebbe accettato di vendere - “ho dato l’okay alla vendita, ma non sapevo a chi sarebbe stata venduta”. Una pena comminata per riciclaggio. Metti che, a voler proprio credere nella vita eterna, si tratti di una vendetta che arriva direttamente dall’aldilà, ne deriverebbe non soltanto che, da oggi in poi, ci toccherà credere ai fantasmi, non soltanto confermerebbe il popolarissimo “a volte ritornano”, ma sarebbe l’ennesima conferma che veramente Lui era Dio.





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