Giuseppe LorinLaici.it ha spesso trattato, in questi anni, il tema del ‘femminicidio’ e della violenza sulle donne, ampliandolo e rilanciandolo. Ma il più delle volte, lo abbiamo fatto raccogliendo le preziose ‘indicazioni’ lasciateci da Dacia Maraini: un’anima ‘sociale’ sensibile e profonda, che ha svolto un ‘ruolo-guida’ fondamentale per le nostre generazioni. Leggerla e seguirla per noi ha significato individuare una ‘traccia’, anzi una serie continua di ‘segni’, stimoli e riflessioni che ella continuava a lasciare lungo i nostri sentieri più tortuosi, in certe fasi apparentemente inestricabili, al fine di orientarci, antropologicamente e culturalmente, anche come uomini. Grazie a Dacia Maraini, molti di noi sono riusciti a maturare come persone sane, razionali ed equilibrate all’interno del particolare ‘labirinto sociale’ del nostro Paese, aiutandoci a superare momenti e stagioni difficili, insegnandoci a non cedere alle ingiustizie quotidiane e ai fatti più terribili. Dacia ci ha insegnato a reagire nel modo migliore, quello più corretto e più giusto, rispetto alle ingiustizie del mondo e della vita. Ella ha saputo, col passare degli anni, ‘allargarci l’anima’, facendoci scoprire la nostra sensibilità più profonda, guidandoci verso la nostra ‘stanza del tesoro’ più interiore. E’ stata lei una delle prime grandi intellettuali a sollevare e a denunciare un dramma sociale tanto nascosto, quanto gravemente diffuso in Italia e nel mondo, come quello della violenza sulle donne, con il suo 'libro-denuncia' del 2007 intitolato: ‘Passi affrettati’ (Ianieri editore). Un testo teatrale trasformato in un 'libro-documento', in cui questa grandissima autrice ha raccolto le esperienze di quelle ‘poche’ donne sopravvissute a un vero e proprio ‘ciclone’ di violenza domestica, coniugate con le confidenze e le testimonianze dei parenti delle ‘tante’ ragazze che, invece, non sono riuscite a salvarsi da un destino sfortunato, segnato da un 'sessismo' che la nostra cultura cattolica di fondo non ha mai voluto veramente osteggiare. La festa dell’8 marzo che cade in questi giorni è stata, dunque, l’occasione per riflettere insieme a lei intorno all’attuale condizione delle donne e dell’intero universo femminile nella nostra società e nel mondo.

Dacia Maraini, qual è la sua riflessione sul dolore delle donne appartenenti a mondi diversi, che vengono oltraggiate nella loro persona, dignità e libertà? Esiste una differenza tra il dolore vissuto dalle donne e dalle madri, rispetto a quello vissuto dall’uomo?
“L’uomo che diventa violento è un debole che, nel vuoto di una forte etica sociale, si aggrappa alle vecchie certezze del mondo antico. Egli punta tutto il proprio concetto di identità virile sul possesso e, quindi, sul ‘controllo’ della donna che dice di amare. Ma non appena questo controllo viene meno, il suo concetto di virilità vacilla, entra in crisi. E questa crisi può fargli perdere la testa, fino al punto da trasformarlo in un assassino. L’omicidio, però, spesso è accompagnato anche dal suicidio maschile. La qual cosa ci trascina nell’abisso di una vera e propria tragedia. Ma si tratta di una tragedia culturale, non di genere o di natura. Il dolore delle donne sta nella difficoltà di mettere insieme l’amore per un uomo e per la famiglia, con il bisogno di un’autonomia e di un lavoro che le porta, per forza di cose, fuori da casa”.

E’ cambiato qualcosa nella nostra società, a 14 anni dalla pubblicazione del suo testo contro la violenza sulle donne?
“Purtroppo, la violenza contro le donne sta aumentando. Sembra un paradosso: cresce l’emancipazione femminile e, contemporaneamente, cresce la violenza. Non dovrebbe essere il contrario? A meno che, la violenza contro le donne non sia proprio una conseguenza della loro maggior presenza sulla ‘scena’, del loro ingresso in massa nel mondo del lavoro e della loro conseguente autonomia e libertà”.

Quanto sono importanti le relazioni tra donna e uomo nella rappresentazione del corpo e del desiderio maschile?
“Purtroppo, viviamo in una cultura ‘androcentrica’, in cui il desiderio dell’uomo è alla base di ogni immaginario erotico. La parità, che ormai esiste in molte leggi e in molte pratiche quotidiane, tuttavia non ha ancora toccato l’eros. Le donne si adeguano, spesso ciecamente e ingenuamente, oppure credendo di essere ‘furbe’, all’immaginario erotico maschile, senza capire che così danneggiano se stesse”.

Dopo i recenti fatti di Capitol Hill, lei ritiene che la violenza stia invadendo anche il mondo occidentale? Cosa sta succedendo?
“Non so bene cosa stia succedendo: qualcosa di grave, purtroppo. La violenza cresce ovunque e porta con sé guerre, odi, rancori e ingiustizie”.

La condizione delle donne nei sistemi autoritari e nelle teocrazie fondamentaliste: perché sembrano essere loro le vittime predestinate di questi regimi?
“Nei regimi assolutisti e tirannici, si deve usare la polizia segreta, la tortura e il terrore, altrimenti i cittadini si ribellerebbero, giustamente. Le dittature si mantengono in piedi solo grazie alla paura che incutono e alle condanne degli innocenti. In regimi di questo tipo, tutti possono diventare colpevoli di qualcosa da un momento all’altro. Quindi, tutti sono suscettibili di controllo, spionaggio e verifica. Se allenta i freni, un regime non resiste e crolla all’improvviso, come accaduto nel 1989 col muro di Berlino. Riguardo, invece, al fondamentalismo religioso, storicamente esso ha sempre avuto, come base ideologica, la repressione delle donne. Lo faceva anche la Santa Inquisizione, che capovolse la parola di Cristo, condannando le donne e assoggettandole nel modo più violento. Qualsiasi cosa succeda è colpa loro, secondo i religiosi più fanatici, che temono il giudizio delle donne e le fanno fuori appena osano esprimere a voce alta un pensiero non subordinato. Il fondamentalismo è una malattia della religione, una sua patologia, che si esprime con una cinica, delirante e sadica volontà di potenza”.

Il rispetto dei diritti umani, delle donne e degli uomini, dovrebbe essere un valore centrale anche nelle relazioni internazionali: è una tema che lei sta cercando di comunicare, nei suoi incontri, anche alle nuove generazioni?
“Lo faccio in continuazione, con i miei libri e i miei articoli”.

In molti criticano l’8 marzo in quanto ricorrenza un po' ‘ipocrita’: lei cosa ne pensa?
“Le date sono simboliche. Non importa che sia questa o un’altra, purché serva a riflettere e a ricordare quanta violenza viene fatta, ogni giorno, contro le donne in tutto il mondo”.





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Emanuele - Bracciano - Mail - domenica 7 marzo 2021 21.41
Auguri alla sig.ra Dacia Maraini e a tutte le donne perché la loro festa è sempre, ogni giorno. Viva la donna.


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