Voglio innanzitutto
ringraziare, dopo il nostro inquieto V Congresso Nazionale, tutti coloro che hanno sentito il desiderio di
incoraggiarmi su una strada, quella della costruzione di un nuovo soggetto liberalsocialista all’interno del centrosinistra italiano, che considero
giusta, che certamente contiene una dose di rischio, ma della quale non si può non rilevare
il senso di una posizione politica realistica e necessaria, nell’interesse del movimento socialista e della democrazia italiana. Mi riferisco ad un’area politica più vasta, perché l’obiettivo di fondo di una risorgente
forza politica nuova e originale del socialismo laico, liberale e radicale non deve porsi la questione di riuscire a superare l’ostacolo di uno sbarramento elettorale,
ma caratterizzarsi per la propria capacità di analisi, di azione, di proposta politica, sapendo portare la propria visione modernizzatrice e riformatrice nel cuore della politica italiana,
nel cuore della ‘nostra’ sinistra politica. Per cogliere questo obiettivo era necessario un atto politico di
abbandono del fronte politico del centrodestra italiano. Le vicende degli ultimi mesi rendono ancor più evidente che
oltre ad un deficit di tenuta politica si è aggiunta un’evidente
carenza di prospettiva di un’alleanza che si caratterizzò, nel 2001, per la propria natura plurale, ma che ha poi finito col diventare
terreno di scontro permanente sulle prospettive e sulle basi di riferimento di una coalizione
ormai orientata verso un polo moderato di stampo popolare.
Non vi dev’essere, in questa scelta, né polemica, né ingratitudine.
Silvio Berlusconi e la sua impresa politica hanno rappresentato una novità nella politica italiana segnata dalla fine traumatica della
prima Repubblica, una speranza per tanti italiani, un rifugio per tanti socialisti. Egli ha però cercato di
‘seminare in serra’ un germoglio socialista pur sapendo che vistose erano
le differenze fra una tradizione figlia della più alta esperienza democratica della sinistra italiana e altri movimenti di segno contrapposto. Oggi, io credo che quell’esperimento
non sia riuscito. E che sia giusto che gli eredi di quella tradizione riprendano il proprio cammino
andando a rioccupare con dignità il ruolo che la Storia da sempre ha loro assegnato. Sentiamo da più parti che l’assenza di un soggetto che abbia queste caratteristiche
è uno dei tasselli mancanti della vita politica italiana, così come molti socialisti avvertono che, anche in altre fasi difficili e decisive della storia del Paese, essi hanno sempre saputo ricostituire proprie cellule vitali e sensibili, adoperandosi in opzioni politiche di rinnovamento della società italiana sapendo garantire un duraturo e fermo senso di responsabilità nei confronti del Paese: il nostro senso critico e pratico,
quel realismo laico e riformista che è il prodotto più autentico della nostra tradizione. Perché la prospettiva politica di un movimento che della contaminazione socialista, laica e liberale sia il fulcro, è oggi indispensabile, in forme nuove e convincenti, dare avvio ad un
ineludibile processo di rafforzamento ed unità delle organizzazioni socialiste. Attardandoci, come abbiamo sovente fatto, sulle ragioni della nostra ferma ostilità ed opposizione alla sinistra ‘reale’ e alla fallace costruzione di una
seconda Repubblica figlia di una falsa rivoluzione, abbiamo
involontariamente rallentato non solo il processo di unità, ma anche
legittimato quegli atteggiamenti che l’hanno ostacolata per scoraggiarne la prospettiva, consentendo
posizioni di comodo o di rendita che hanno fiaccato le speranze di tanti militanti ed elettori,
disabituato alla lotta politica tanti dirigenti. Chi sostiene che la prospettiva di unità socialista all’interno della sinistra italiana sia una scelta
di comodo commette un grave errore:
potevamo starcene tranquilli, al riparo o all’ombra di schieramenti tutto sommato accoglienti. Scegliamo, invece,
una strada nuova, perché essa ci indica una
prospettiva autentica, ci apre un nuovo avvenire ed un futuro, quello di diventare una formazione moderna in grado di far rivivere il meglio della nostra tradizione, che rappresenti
la sintesi di una laicità che abbia la forza di scrivere un progetto di nuove libertà civili e democratiche per il nostro Paese.
Segretario Nazionale del Nuovo PSI