Gianni De Michelis è morto, ma le sue idee sono più vivide che mai. E
l'Italia ne avrebbe un disperato bisogno. Ho curato la comunicazione sua e del
Nuovo Psi a partire dal
2001: una sfida complessa, dopo il
'92. Nel
2004, con l'energia sua e dei tanti socialisti che hanno voluto credere nel rilancio di una forza riformista con una rinnovata iniziativa di comunicazione con l'opinione pubblica, dopo venti anni,
De Michelis è stato eletto al
parlamento europeo con il simbolo del
Nuovo Psi. Quando iniziava a parlare, sempre e rigorosamente a braccio, il filo logico del suo discorso ti inchiodava come sulle rotaie di un treno. Premessa, argomentazioni e dritto all'obiettivo. Ti ci faceva arrivare e costruiva il film, fotogramma per fotogramma. Catturava l'attenzione dei suoi interlocutori con una capacità inconfutabile. Passione per la gente, per i suoi amati compagni e compagne, che conosceva uno a uno. E di ciascuno, nelle città e nelle province anche più sperdute, ricordava un dettaglio, chiedeva aggiornamenti, abbracciava, dava pacche, buffetti, carezze. Amava con tutto se stesso la gente, non solo la
'bella gente' dei
salotti di seta e degli
studi televisivi. Attitudine sacrosanta che dovrebbe avere un politico, ma ormai
perduta, soprattutto in certe aree politiche.
De Michelis ne traeva lui stesso energia per continuare la sua battaglia senza sosta: innescare la miccia per riaccendere la
forza socialista riformista nella politica nazionale. Era convinto dell'enorme potenziale
dell'Italia. E molte delle sue idee sono più attuali di ieri. Il suo
'pregio-difetto': anticipare troppo i tempi. Non è forse attuale l'idea dei
'giacimenti culturali', le nostre materie prime da mettere a reddito con tutti i mezzi della tecnologia? Non lo è, forse, la linea della
'cooperazione' esterna ai confini europei quale baluardo di una
politica di equilibrio dell'Unione nel
Mediterraneo cosiddetto
'allargato'? "Un sud più a sud", diceva
Gianni, di cui
l'Italia poteva rappresentare la
testa di ponte. Promuovere la crescita economica con un salto di paradigma, promuovendo il
merito, ma senza lasciare indietro i
bisogni dei più deboli. All'indomani
dell'11 settembre, fu il primo a teorizzare la questione del
'califfato', su cui pubblicammo anche un
'instant book'. In un congresso del
Nuovo Psi, nel
2002, ritrovai e feci riascoltare la registrazione che gli amici di
Radio Radicale avevano colto circa
10 anni prima, nell'ultima assemblea che ha preceduto lo scioglimento del
Psi. Gianni diceva:
"Verrà un giorno in cui un giovane raccoglierà il garofano e altri giovani si uniranno. Saranno tanti, troppi per fermarli. Il Partito socialista risorgerà per coniugare merito e bisogni". Molte ragazze e ragazzi salirono sul palco con un
garofano. Era il tuo grande desiderio per cui, insieme a tanti compagni e compagne che ti sono stati a fianco, hai combattuto con fervore finché hai avuto la forza. Questa è la persona che ho conosciuto nel
2001. Caro
Gianni, riposa in pace.