Vittorio LussanaIl progetto originario del marxismo non ha mai colto nel segno, sotto il profilo economico-materialista. Il parossismo di un socialismo ‘coatto’ in quanto scientifico ha sempre sollecitato un preciso ‘nervo scoperto’ all’interno della militanza più ortodossa, innescando meccanismi di appartenenza che hanno sempre portato alla luce luoghi ‘oscuri’ dell’antropologia di sinistra: la fascinazione per un’irregimentazione della società che sopravvive a tutti i discorsi coscienti sulla validità del socialismo e la sua bontà. In molta parte della sinistra, ancora oggi l’idea di fondo rimane quella di una società pienamente organica, che dispiegherebbe interamente sul piano razionale tutti i rapporti economici. Ma i due livelli, quello razionalista e quello rivoluzionario, in realtà convivono ambiguamente, nel tentativo costante del secondo di coprire e nascondere il primo. I laici si sentono vicini agli ideali di progresso, soprattutto per la loro insofferenza verso il mercato post industriale. Ma essere laici non corrisponde mai, nemmeno per un istante, a un’appartenenza ideologica precisa. Non nel senso culturale del termine, poiché esiste una linea di pensiero, una filosofia dell’azione, a cui si aggiunge la disperata ricerca di un luogo costante e ideale, sottratto all’erosione operata dalla società moderna, identificabile nella purezza immanente dello spirito. Il richiamo all’azione è il frutto di un’etica antica, di stampo libertario e protestante, per la quale l’atto fondamentale rimane la scelta del singolo individuo, secondo una concezione della libertà che deve avere pieno diritto di progettare e intraprendere senza lasciarsi inibire dal flusso ossessivo e mortale del mondo contemporaneo. Significa essere fedeli a un imperativo etico, che chiede di essere perseguito indipendentemente da ogni cosa, da ogni istituzione, da ogni ideologia. Qui si parla di una purezza d’intenti e di una necessità che nasce in seno all’individuo. E, per quanto tutto questo possa apparire un qualcosa di nostalgico, è pur sempre qualcosa rispetto a un panorama politico complessivamente paranoico, depresso, insensato e delirante.




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Cristina - Milano - Mail - martedi 18 febbraio 2014 15.25
Un articolo molto bello.
Marco - Bergamo - Mail - lunedi 17 febbraio 2014 17.51
Ma se, come scrive: "Il richiamo all’azione è il frutto di un’etica antica, di stampo libertario e protestante, per la quale l’atto fondamentale rimane la scelta del singolo individuo, secondo una concezione della libertà che deve avere pieno diritto di progettare e intraprendere senza lasciarsi inibire dal flusso ossessivo e mortale del mondo contemporaneo"... ciascun individuo, in modo "anarchico" attua (o tenta di attuare) le proprie scelte, poi come vive la sua vita di relazione? il lavoro, lo studio, le amicizie e gli amori, lo sport e la musica, ecc. ecc. laddove non siano "azioni" dell'individuo solo, bensì "relazioni" tra più individui possono avere vita facile, sviluppo e futuro senza accordi sulle regole?
Marina - Urbino - Mail - lunedi 17 febbraio 2014 17.46
La purezza di intenti è purtroppo sconosciuta a molti (se non a tutti) e costa troppa fatica andarla a "ricercare" dentro se stessi.
Elly - Venosa (Pz) - Mail - lunedi 17 febbraio 2014 17.22
Direttore però con lei, certe volte, ci vuole il traduttore simultaneo......
Massimo - Roma - Mail - lunedi 17 febbraio 2014 17.16
Il marxismo, forse è stato il vero e unico pensiero che aveva previsto quasi tutto! Altro che Nostradamus o altri preveggenti! Le contraddizioni del capitalismo, il comunismo non come fine, ma come mezzo, sono state tutte analizzate e prefigurate da Marx.


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