Vittorio LussanaLa guerra sulla cosiddetta ‘neolingua’ sta proseguendo in forme ancor più sottili e insidiose. Sul versante della cosiddetta ‘dittatura sanitaria’, infatti, le strategie si vanno affinando, pur continuando ad assumere i consueti schematismi dicotomici: bene/male; amici/nemici; buoni/cattivi; pensiero unico/spiegazione scientifica. In particolare, ‘No vax’ e ‘negazionisti’, che già al termine della pandemia vedranno smentite le proprie accuse di ‘dittatura sanitaria’ e che, molto probabilmente, ‘millanteranno’ il ritorno alla normalità come una loro vittoria, in realtà lasceranno sul terreno quasi due anni di bugie, ‘fake news’ e rimozioni allucinatorie, che dovrebbero servire a segnalare in negativo tali soggetti presso l’opinione pubblica, generando un vero e proprio ‘stigma’. Ma nella fase attuale, cospirazionisti e ‘No vax’ ancora non rinunciano a rielaborare i loro tentativi di discredito nei confronti di fantomatici nemici, con la consueta lettura superficiale di dati e documenti. Dopo ‘figuracce’ continue, essi si sono accorti di essere finiti in una condizione di palese ‘off side’, poiché smaschersati da importanti studi di linguistica e di comunicazione. Come nel caso delle narrazioni contaminate da interessi ‘altri’, quali le ‘marchette pubblicitarie’ provenienti dal marketing, oppure dalla vera e propria propaganda politica mascherata da bollettini di informazione alternativa, basata su coordinate che, in realtà, discendono direttamente dalla contestazione del ’68: ripetitività del messaggio (che nel vero giornalismo divulgativo sarebbe deontologicamente scorretta, ndr); autoreferenzialità (idem con patate: il vero giornalistaspazio agli altri, non porta avanti se stesso, ndr); assunzione di fonti marginali; depistaggio comunicativo; faziosità di parte. Eppure, a sentir loro, ci vorrebbe una seconda Norimberga per i giornalisti del ‘mainstream’, cioè quelli della ‘corrente dominante’, per la loro informazione poco obiettiva: siamo al bue che dà del cornuto all’asino. In ogni caso, presi in contropiede da argomentazioni solidissime, come la ‘dissonanza cognitiva’ e le ‘correlazioni spurie’, ovvero una serie di informazioni rimescolate tra loro come dentro a un frullatoreMatteo Salvini è un fedele seguace di tali forme di manipolazione – essi hanno ripreso, imperterriti e senza vergogna alcuna, a cercare di ribaltare anche tali concetti. Prendiamo, per esempio, il caso dei due report del Servizio sanitario britannico relativi agli eventi avversi segnalati subito dopo la somministrazione dei vaccini di Pfizer e AstraZeneca. Sul fronte negazionista, ancora una volta ci ritroviamo di fronte ai soliti errori di superficialità nel trattare dati e informazioni. E alcune reazioni avverse vengono ‘rivestite’ con un’immagine negativa, totalmente apparente, quando in realtà si tratta di casi non correlati con l’assunzione dei vaccini (altro esempio di correlazione spuria, ndr), soprattutto se paragonate ad altre patologie del passato completamente debellate, come la ‘polio’. Alcuni effetti collaterali, infatti, in inglese assumono definizioni obiettivamente inquietanti, come ‘acute cardiac event’; oppure, ‘atrial fibrillation’: frasi tipicamente idiomatiche del gergo anglosassone, che nella loro traduzione letterale tendono a generare nuove strumentalizzazioni opportunistiche. Distorsioni le quali ci riportano a uno dei metodi principali che complottisti e ‘No vax’ insistono a utilizzare senza orrore verso se stessi, come quello della ‘dissonanza cognitiva’: da una parte, si continua a sostenere che i vaccini siano uno strumento per controllare le masse; dall’altra, ci si rende conto che Stati Uniti, Gran Bretagna e Israele stanno uscendo dalla crisi pandemica proprio perché hanno somministrato i vaccini anti-Covid su larga scala, liberando le terapie intensive e abbattendo la curva dei decessi. Tale dissonanza viene, perciò, compensata sostenendo, ancora oggi, dopo più di centomila morti, che il Covid 19 sia semplicemente una grave sindrome influenzale e che i vaccini siano dannosi, ma che la gente non vada a leggersi i report degli enti sanitari e non si accorga della “grande menzogna” (depistaggio comunicativo: non siamo noi ad aver preso una ‘cantonata’, bensì lettori e cittadini a essere dei ‘pecoroni’, ndr). Ma andiamo per ordine e proviamo anche noi a leggere cosa dicono veramente i due report inglesi sui vaccini della Pfizer e di AstraZeneca. In effetti, si tratta di una doppia raccolta di dati i quali riportano una serie di eventi avversi, alcuni anche gravi. Ovviamente, dopo una prima lettura superficiale, i numeri sembrano confortare i ‘No vax’ nelle loro posizioni preconcette. Ma si tratta, ancora una volta, di una ‘polarizzazione’ che ‘traveste’ i dati in risultati assoluti, mentre invece sarebbe più corretto distinguerli. Disaggregandoli, infatti, ci si rende immediatamente conto che i casi gravi di reazioni avverse realmente verificatisi sono pochissimi. E i decessi addirittura minimi (correlazione spuria: si mette tutto assieme, anche cose molto diverse tra loro, ndr). Approfondendo ulteriormente l’analisi, senza cioè fermarsi ai numeri, bensì ‘spaccandosi la testa’ pagina dopo pagina, ci si accorge ben presto che le ricerche britanniche giungono a tre tipi di conclusioni, totalmente opposte rispetto a quelle decantate come un ‘mantra’ da negazionisti e ‘No vax’: 1) gli eventi avversi non risultano significativi rispetto alle milioni di dosi somministrate e non segnalano alcun decorso grave; 2) la correlazione temporale tra la somministrazione del vaccino e l’evento avverso, lieve o grave che sia, non implica necessariamente un collegamento causale, ovvero un rapporto di causa-effetto con l’assunzione del farmaco; 3) una percentuale significativa degli eventi avversi riguarda soggetti con patologie pregresse. In base a tali conclusioni, emerge il solito metodo delle ‘correlazioni spurie’: fino a prova contraria, in base ai risultati riportati a seguito delle fasi più avanzate di sperimentazione e dai riscontri accertati e previsti nei rispettivi ‘bugiardini’ dei due farmaci, si segnala che: a) gli effetti indesiderati sono piuttosto rari; b) in quelli gravi, nessuno ha accertato con certezza se essi siano conseguenza diretta delle vaccinazioni (dato relativo ‘spacciato’ come assoluto, ndr); c) i decessi avvenuti rientrano nei casi di morte naturale o per patologie pregresse; d) gli effetti a lungo termine non esistono proprio. In sostanza, secondo i due report della Sanità britannica, un’alta percentuale delle persone vaccinate fino a oggi in Inghilterra e Galles segnalavano fragilità o patologie pre-esistenti. Pertanto, sono state l’età avanzata o le malattie croniche le cause più probabili degli eventi avversi. In secondo luogo, le segnalazioni di questi presunti danni dei vaccini anti-Covid non sono sufficienti nemmeno a suggerire che esse siano collegate con le dosi assunte. E il dato che alcune persone fossero in larga parte anziane, o affette da patologie croniche in fase avanzata, risulta più significativo nello spiegare gli eventi avversi. Ed è questo il vero ‘peso specifico’ del ‘dato relativo’, che ovviamente non lo rende assoluto, bensì più probabile. Per quanto riguarda, infine, i ‘bugiardini’, essi elencano anche effetti indesiderati ‘non accertati’, al fine di prevenire cause legali in seguito ad alcune sentenze palesemente errate del passato, per le quali anche specialisti e scienziati illustri sono risultati danneggiati, nonostante la comunità scientifica, nella sua interezza, abbia criticato e, in molti casi, addirittura smentito i dispositivi e le conclusioni raggiunte da giudici e magistrati. A riprova del fatto che indagare su questioni che appartengono al terreno del giornalismo ‘settoriale’ o scientificamente specializzato non può esser fatto con gli strumenti dell’informazione ‘generalista’, la quale tende a ‘sparare’ colpi in tutte le direzioni, fino a quando non coglie almeno uno degli obiettivi prefissati a monte o per mero pregiudizio. Avrai anche scovato qualche ‘brandello’ di verità, caro ‘negazionista’, ma per trovarlo hai fatto ‘il diavolo a 4’, sparando anche sulla Croce Rossa. Il vero giornalista, invece, è un professionista assai più simile a un ‘cecchino’ che spara un colpo solo ben mirato, spesso col silenziatore. Il vero giornalista, inoltre, non ha alcun bisogno di ‘sbandierare’ i propri ‘scoop’, poiché egli è soprattutto un cronista: provoca le rivoluzioni, non le esalta a cosa fatte. E quando la ‘bomba’ esplode veramente, si accontenta che l’opinione pubblica abbia scoperto la verità, perché è questo il metodo deontologicamente migliore per avvicinarsi il più possibile a essa.




(articolo tratto dalla rubrica settimanale GIUSTAPPUNTO!, pubblicata su www.gaiaitalia.com)

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