I dati
Istat parlano chiaro: in Italia, su
mille matrimoni,
311 si concludono con una separazione e
174 con un divorzio. Per la coppia, in particolare per gli
uomini separati, questa situazione li porta a vivere in condizioni di disagio. E' quanto dimostra anche lo studio
'Povertà e vulnerabilità dei padri separati' della
Caritas, che evidenzia come molti siano costretti a lasciare la casa alla moglie e a provvedere al mantenimento del coniuge e dei figli, rimanendo con poco in tasca. Molti si ritrovano a dormire o, addirittura, a vivere in macchina e a mangiare alle mense dei poveri. Tra le difficoltà, oltre alla mancanza di un tetto, c'è anche il trauma interiore per la frattura familiare, che provoca una sofferenza notevole. Non c'è, dunque, solo una
povertà materiale, ma anche
'relazionale', che provoca danni alla salute con patologie gravi, che vanno
dall'insonnia alla depressione. Da un'indagine del
Centro studi e ricerche sulla famiglia dell'Università cattolica, pagato l'assegno a ex moglie e figli, un terzo dei padri separati rimane con un reddito residuo che va dai
300 ai
700 euro netti mensili. Il
17% si deve accontentare di una cifra tra i
100 e i
300 euro. Il
15% vive con meno di
100 euro al mese: ecco che si arriva alla soglia della disperazione e della povertà. Sono tante le storie di uomini annientati nel conto economico e
'calpestati' nel rapporto con i figli. Una vera e propria emergenza, che vede tra le cause tre principali fattori:
a) la crisi economica;
b) gli affitti troppo alti;
c) il fallimento della
legge 54 del 2006 sull'affido condiviso. Con la nuova legge, i padri partecipano alle decisioni sulle attività dei figli, lo sport, la scuola, ma continuano a vederli a
week end alternati, con un effetto disastroso sulle proprie finanze. Di fatto, sono in percentuale maggiore
le madri a tenersi casa e figli: il
92%. Ed è per questo che oltre
500 mila padri sono tornati a vivere dai genitori, il più delle volte anziani e con una misera pensione. Per il problema abitativo servirebbe una
politica concreta, che purtroppo è
assente. Allora, quando non c'è nessun aiuto, questi padri li ritrovi in fila con i
'senzatetto' per un piatto di pasta. I
tribunali tendono a
negare la parità dei ruoli e prevalgono i soliti
criteri 'standard', appartenenti agli anni sessanta, in cui la donna è spesso vittima e l'uomo quasi sempre colpevole. Criteri lontani dalla
'bigenitorialità', che nel nord d'Europa è consolidata da tempo. I figli diventano una sorta di
'arma di ricatto' per assegni più cospicui, per formulare denunce e arrivare al pignoramento di ogni bene. Per affrontare la critica circostanza sono nate tante
associazioni. E alcuni comuni hanno cercato di intervenire con una serie di servizi, dal sostegno piscologico agli alloggi che consentono di poter incontrare i figli in un luogo adeguato.
L'associazione 'Padri separati', la prima in Italia, è nata a
Bologna nel
1991 e opera in tutto il territorio nazioanle offrendo assistenza nell'iter processuale, oltre a una consulenza con professionisti del settore.
'AppS', invece, è un'agenzia per padri separati della provincia di Bologna,
Calderara di Reno, nata come associazione senza fini di lucro che garantisce un servizio di orientamento in modo totalmente gratuito. Ce ne sono diverse e in molte città, da nord a sud: si è formata, per fortuna, una vera e propria rete di riferimento. Tra l'altro, per la gestione condivisa dei figli è stata realizzata
un'app che semplifica l'organizzazione familiare. Si chiama
'2houses', da un'idea di
Giuditta Pasotto, mamma separata con due figli che ha realizzato anche il primo portale dedicato ai genitori single:
Gengle.it. L'applicazione, lanciata in
Belgio da
Gill Ruidant come start-up, è utilizzata da
56mila famiglie in tutto il mondo e offre un sistema di cogestione finanziaria, un diario e una lista per la spesa comuni: una sorta di social network familiare. Ma è davvero necessaria
un'app per comunicare tra genitori? Ed è davvero questa la realtà: donne spietate da una parte e padri costretti ad affidarsi ad associazioni che li assistono dall'altra? L'avvocato
Renea Rocchino Nardari racconta la realtà dei
padri separati in un libro dal titolo molto incisivo:
'Padri calpestati' (Effata editrice). Sono dieci storie vere di padri maltrattati e costretti a elemosinare l'affetto dei figli: dieci vicende drammatiche di emarginazione, solitudine e povertà. Il libro è una testimonianza concreta di quel malessere che, purtroppo, appartiene a tanti uomini separati che chiedono una riforma equa per i loro diritti, senza quelle resistenze culturali messe in atto dagli operatori di giustizia. L'argomento è davvero complesso e i pareri sono spesso contrastanti, perché si sa che
in Italia le donne guadagnano meno rispetto agli uomini. Va dunque considerato ogni caso
singolarmente, evitando di schierarsi da una parte o dall'altra. Resta il fatto che
la separazione è ormai diventata una realtà per coppie benestanti ed è, invece, un dramma per chi ha perso tutto: famiglia, casa e lavoro.