Michela ZanarellaIn Italia, ogni anno, circa 7 mila persone vengono arrestate e poi liberate, perché non colpevoli. Scambi di identità, sbagli madornali e false rivelazioni portano alla detenzione individui che, il più delle volte, non c'entrano assolutamente nulla con i reati imputati. E ci si ritrova vittime senza nemmeno capire il perché, sbattuti dietro le 'sbarre'. Vite sconvolte, rovinate per una casualità o distrazione e, oltre alla 'beffa', danni psicologici che rimangono come una ferita sempre aperta. Il 16% dei detenuti innocenti aspetta il primo processo; i 9.262 già condannati sono in attesa di appello o di ricorso alla Corte di Cassazione; solo il 66% dei carcerati è colpevole, mentre il 34% non ha subìto una condanna definitiva. Secondo un'indagine dell'Eurispes e dell'Unione delle camere penali italiane, lo Stato ha speso, dal 1991 al 2012, circa 580 milioni di euro per risarcire 23.226 cittadini detenuti ingiustamente negli ultimi quindici anni. La legge prevede che vengano restituiti i soldi anche a tutti coloro che, nella fase di custodia cautelare, hanno dovuto subire un arresto insensato. Nel 2014 sono state accolte 995 domande di risarcimento, pari a 35,2 milioni di euro, con un aumento dei pagamenti del 41,3% rispetto al 2013. Nella classifica tra le città con maggior numero di risarcimenti troviamo: Catanzaro con 146 casi, seguita da Napoli con 143, Roma con 90 e Palermo con 66.  Analizzando le sentenze e le scarcerazioni degli ultimi 50 anni, sono milioni gli italiani reclusi e poi rilasciati perché innocenti. Ma cosa succede a chi viene arrestato e sa di non aver commesso nulla? La privazione della libertà provoca un impatto così doloroso, che si trasforma da incredulità in paura. Il momento del trasferimento in carcere viene vissuto come percorso materiale e interiore di sospensione di ogni certezza. Il rilevamento delle impronte, le foto, la consegna di ogni effetto personale e l'ispezione corporale diventano momenti pesanti di una procedura che chiude ogni contatto con il mondo esterno. La 'cella' diventa lo 'spazio' dove ci si rende conto del dramma assurdo in cui si è stati proiettati. Un vero e proprio incubo che, come un 'girone dantesco', porta la persona coinvolta a essere trattata e considerata come il peggiore dei delinquenti. La detenzione è una prassi 'crudele', che va a modificare le esistenze. E se si aggiungono le varie fasi processuali, che possono durare anni, quando l'errore viene accertato tutto ormai è cambiato radicalmente e i pochi indennizzi non bastano a lenire la sofferenza vissuta nel tempo. Il 'caso-Tortora' resta uno degli esempi più noti di 'malagiustizia', ma ne esistono molti altri e continuano a crescere le cifre di questo fenomeno, particolarmente diffuso, che di certo non dà una buona 'immagine' al sistema giudiziario italiano. Un 33enne di Ascoli Piceno, accusato per detenzione di sostanze stupefacenti, è stato sei mesi in carcere, ma lui con quella droga non ha mai avuto a che fare. E' stato perciò prosciolto per non aver commesso il fatto e riceverà 51 mila euro per ingiusta detenzione. Giancarlo Noto, riconosciuto come autore di una rapina nei confronti di un'anziana, è finito in 'galera' per uno scambio di persona: è libero grazie alle nuove prove fornite dall'analisi del 'Dna', ma nel frattempo si è fatto un anno e tre giorni in prigione benché innocente. Storie di uomini che hanno visto la loro esistenza cambiare, tra accuse rivolte e poi sconfessate. Sembra non si riesca a porre rimedio a tutti questi errori. E, raramente, i magistrati che 'sbagliano' pagano. Tra l'altro, proprio nel 2015 c'è stato un 'boom' di innocenti in galera. Ciò porta alla luce uno scenario triste e drammatico, che si trascina da anni e che deriva da una mancanza di interventi efficaci da parte dei vari Governi che si sono succeduti. Ecco allora la presenza sul territorio dell'Associazione nazionale vittime degli errori giudiziari: una realtà di tutela che ci riporta come ogni anno vengano riconosciute dai Tribunali circa 2.500 ingiuste detenzioni, benché solo un terzo di queste vengano effettivamente risarcite. Se le istituzioni poco riescono a fare per ridurre il problema, il cinema e la letteratura cercano di dare voce a questa realtà. Nel 'docu-film' diretto da Francesco Del Grosso, dal titolo 'Non voltarti indietro', viene narrata la storia di cinque vittime di errori giudiziari, scelte tra centinaia in Italia: arrestati e assolti, ma con un dolore incancellabile nell'anima. Si tratta di un'emergenza sociale in cui delle 'sviste' possono danneggiare per sempre la vita di uomini e donne, che si sono visti privare all'improvviso della libertà. Anche se alla fine si ottiene la ragione ed emerge la verità, chi subisce una pena ingiusta fa fatica a uscire dalla dimensione del carcere. Diventa necessario parlarne, darne testimonianza, perché sono ancora troppi i 'senza colpa' e gli 'imputati in attesa di giudizio' che restano a lungo in prigione. Il libro 'Cento volte ingiustizia' (Mursia editore), scritto da Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone, raccoglie centinaia di casi di vittime del sistema giudiziario. Dietro agli errori ci sono nomi, volti, persone, un'umanità che soffre. E viene naturale pensare che se un magistrato commette una 'gaffe', dovrebbe almeno ammettere pubblicamente le proprie responsabilità.


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Fabrizio Federici - Roma- Italia - Mail Web Site - mercoledi 31 agosto 2016 12.32
Ottimo articolo, Michela, conoscevo i problema ma non pensavo che le dimensioni fossero ancora così gravi! Vedo di diffonderlo Fabrizio
ARBOR - MILANO - Mail - mercoledi 31 agosto 2016 10.33
Vorrei che tutti i magistrati che hanno possibilità di emettere ordini di custodia in carcere avessero passato una settimana in cella. Ritengo che sarebbe un ottimo "corso di specializzazione".


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