
Intervista a un musicista di spessore, molto apprezzato nel panorama musicale italiano, con numerose collaborazioni di alto livello, tra le quali quelle con Claudio Baglioni e Renato Zero
Nei mesi scorsi è uscito il singolo ‘My sweet obsession’, estratto dal nuovo album di Frankie Lovecchio, da titolo: ‘Memories’. Il brano è un soul e rhythm & blues con atmosfere intime e sensuali, caratterizzato da una melodia avvolgente e un ritmo rilassato. Il videoclip, diretto da Andrea Centrella, è stato girato presso il ‘Billions’ di Roma con la partecipazione di Samantha De Grenet (per il video, cliccare QUI). Il brano è servito ad avvicinarci all’abum di questo artista, poiché si tratta di un eccellente progetto musicale: 14 tracce originali che fondono tra loro soul, dance e jazz. Un lavoro, tra l’altro, dedicato al ricordo di due cari amici scomparsi. La collaborazione tra Frankie Lovecchio e Papik ha dato vita a questo lavoro definito dalla critica: “Emozionale”. Pertanto, abbiamo deciso di incontrare questo artista, molto apprezzato nel panorama musicale italiano, con numerose collaborazioni con artisti di alto livello, tra i quali tra i quali Claudio Baglioni e Renato Zero. Anche perché, Frankie è un eccellente compositore, autore, session man e ha fondato un gruppo, i ‘Frankie & Canthina Band’, nel 1991, collaborando con molte star internazionali.


A Muggia (Ts), un bambino che chiede ripetutamente di essere allontanato dalla madre psicolabile, che ha tentato di ucciderlo, non viene ascoltato e dal Tribunale viene, invece, lasciato al genitore, che lo uccide. In Abruzzo, tre bambini che vivono felici (certo, in modo discutibile) con i loro genitori, non vengono ascoltati e vengono fatti tradurre dal Tribunale del minori, a mezzo Carabinieri, in una ‘casa-famiglia’. A Muggia, nessuno paga e nessuno risponde di niente; in Abruzzo, l'Associazione nazionale magistrati definisce “strumentalizzazioni politiche” le critiche al loro provvedimento. Sempre grande fiducia nella magistratura, ovviamente. Tutta quella che si merita, ovviamente. Una magistratura autonoma e indipendente, ovviamente. Ma indipendente da chi? E da cosa? Chiedo per un amico. Ovviamente.


Lo scorso 17 novembre 2025, all'età di 89 anni, sono venute a mancare Alice ed Ellen Kessler: le gemelle più famose e amate del panorama artistico internazionale dei decenni passati. Nate in Germania, il 20 agosto 1936, si appassionarono alla danza fin da bambine, dimostrando subito un grande talento, che consentì loro di venire ammesse nel corpo di ballo dell'Opera di Lipsia e nella relativa Scuola di danza dell'Opera. Note per la loro carriera di cantanti, ballerine e attrici, successo e popolarità arrivarono dopo che, trasferitesi in Italia, nel 1961, iniziarono a partecipare a programmi televisivi che riscossero il favore del pubblico, come ‘Studio Uno’ e ‘Giardino d'inverno’.




Negli ultimi anni, la crisi endemica del lavoro in Italia ha ridisegnato alcuni paradigmi, convergendo verso un ribasso strutturale, in nome del risparmio e della competitività, ma a danno delle attività di prevenzione e di tutela della sicurezza sul lavoro. Risultato: l’esplosione del fenomeno, ormai cronico, delle morti sul lavoro. Incidenti, mortali e non, trovano spazio quasi quotidianamente sulle cronache nazionali, in una spirale dalla quale non sembra possibile sottrarsi. Una strage silenziosa, che attraversa la penisola con numeri importanti e, soprattutto, in crescita, come rivelano i dati diffusi dall’Inail, i quali indicano come, nei primi nove mesi dell'anno, i casi di infortuni mortali denunciati siano stati, in totale, 784, con una lieve maggiorazione rispetto ai 776 dell’anno precedente. L'analisi territoriale evidenzia un calo delle denunce per infortunio sul lavoro nel Nord-Ovest (-3,7%), nelle Isole (-1,4%), al Sud e nel Nord-Est (-1,3% ciascuna) e un aumento al Centro (+0,8%). Diminuiscono le segnalazioni dei lavoratori italiani (-2,6%), mentre aumentano quelle degli stranieri (+1,8%). La fascia anagrafica va dai 15 ai 59 anni (-2,7%) e aumenti per gli over 59 (+5,9%). Il dettaglio che emerge dal report indica come l’aumento sia legato, in modo particolare, agli infortuni mortali avvenuti sulla strada, che si conferma il luogo principale dei sinistri: gli incidenti sono passati dai 129 casi del 2024 ai 163 del 2025 (+26,4%). Di questi, 78 risultano essersi verificati in occasione di lavoro (autotrasportatori, tassisti, commessi viaggiatori, riders, ndr) e 85 in itinere.

Paolo Adinolfi, un giudice scomodo, che stava indagando i poteri forti e la criminalità organizzata, è scomparso dal 2 luglio 1994. Un mistero che dura da ben 31 anni, al quale non si è mai data una risposta. Quel sabato mattina, il magistrato, prima di uscire di casa, salutò la moglie Nicoletta dicendole che sarebbe tornato per l'ora di pranzo. Da quel momento in poi, del giudice non si sono avute più notizie. Sembrava essersi dileguato nel nulla. Di lui non si trovarono più tracce. Adinolfi, all'epoca della scomparsa, aveva 52 anni e viveva con la moglie, Nicoletta Grimaldi e i due figli, Lorenzo e Giovanna, in un appartamento in via della Farnesina, nel quartiere Vigna Clara: una zona molto bella di Roma nord. Un giudice integerrimo, che aveva un alto senso dello Stato. Oggi, a distanza di oltre tre decenni, potremmo trovarci di fronte a una svolta: le indagini sulla sua scomparsa sono state riaperte. Investigatori, tecnici e cani molecolari sono impegnati alla ricerca del corpo del giudice, tra i sotterranei della Casa del Jazz di Roma, nota anche come Villa Osio. Questo immobile, infatti, è appartenuto a Enrico Nicoletti: il cassiere della banda della Magliana. Negli anni ’90 del secolo scorso, Nicoletti venne condannato per usura, estorsione e associazione a delinquere. La villa gli venne sequestrata nel 1996 e confiscata definitivamente nel 2001, quando venne assegnata al Comune di Roma. In seguito, il sindaco Veltroni ne fece un centro polifunzionale dedicato alla musica. La villa fu costruita negli anni ’30 del novecento, su commissione dell’avvocato Arturo Osio, fondatore e primo presidente della Banca nazionale del lavoro. Negli anni ‘80 passò nelle mani di Enrico Nicoletti, noto boss della banda della Magliana. La ottenne a un prezzo ‘stracciato’.

Un video, un ritorno condiviso e quattro teatri pronti ad accogliere un sentimento che dura da mezzo secolo. Montecatini (Pt), Sulmona (Aq), Marano (Na) e Foggia hanno già visto scendere il sipario su un omaggio che ha toccato corde profonde: la celebrazione dei cinquant’anni di ‘Stasera che sera’, il primo grande successo dei Matia Bazar. Un appuntamento vissuto con intensità grazie alla nuova versione acustica interpretata da Carlo Marrale e Silvia Mezzanotte, diffusa in radio, digitale e accompagnata dal video pubblicato l’11 novembre scorso, girato negli studi Music Station di Bologna per la regia di Milo Barbieri e con il montaggio di Eleonora Maggioni. Tra quelle pareti, dove si ritrovano spesso band emergenti in cerca di nuovi orizzonti sonori, i due artisti hanno ricostruito un’atmosfera sospesa: "Volevamo un luogo che ci facesse ritrovare il sapore dei nostri esordi, delle notti insonni spese a provare e riprovare", spiega Carlo Marrale. "Testi scritti a matita, cancellati e riscritti, accordi fatti e rifatti decine di volte sulle corde della chitarra tra una risata, un caffè e una sigaretta", aggiunge Silvia Mezzanotte.