Vittorio Craxi

Renzo Tondo, Governatore del Friuli, ha argutamente definito “un capolavoro” l’elezione di un post - democristiano alla guida di un partito a maggioranza post - comunista. Un capolavoro, perché l’assenza di una profonda revisione politica della storia della sinistra, contrassegnata innanzitutto dallo scontro fra socialisti, socialisti democratici e comunisti, ha dato come esito la formazione di un partito di sintesi (che viene sempre rivendicata come fondativa) delle culture cattolico progressiste e comuniste. Naturalmente, si deve tenere conto che quest’assenza di processo revisionistico ha tuttavia consentito al centro - sinistra di essere maggioranza per ben due volte nel Paese e di costruire un’ipotesi di superamento delle esperienze del novecento attraverso un nuovo partito che assumesse sempre di più le sembianze di un movimento ‘all’americana’, molto in presa diretta con il popolo, vocato alla rappresentazione di interessi larghi e diffusi, financo contrapposti. Un’operazione che ha messo in moto simmentricamente Berlusconi, che ha fatto esattamente la stessa cosa, riuscendovi meglio. In questo caso, però, non é difficile sostenere esattamente lo stesso pensiero di Tondo: anche quest’ultima operazione rappresenta un bel ‘capolavoro’, perché ha assorbito le tendenze democristiane più autonome, ha saccheggiato abbondantemente nel pensiero liberale, ha annientato, comprendendola nel suo seno, la destra democratica mutuandone le tematiche più strettamente legate al governo dell’ordine pubblico, ha valorizzato posizioni socialiste singole e sfuse esaltandone l’elemento della testimonianza, giammai quello dell’autonomia e dell’identità. Lo stesso dicasi per altre tendenze ultra-minoritarie tuttavia presenti nel patch-work populista. Il ritorno ad una chiarezza di fondo di ciò che deve rappresentare il Pd, cio che è, non ciò che non è diventato con Veltroni, può suscitare anche il compiaciuto disincanto di chi pensa allo strazio e all’amara nemesi che ha colpito il vecchio gruppo dirigente del Pci, ma parimenti dovrebbe incominciare a far riflettere chi, in cuor suo, non ha abbandonato la propria matrice socialista, riformista e liberale (non liberista) al fine di domandarsi se, per caso, non sarebbe utile un ‘big bang’ di natura politica anche per quest’area, anziché contestare al povero Beppino Englaro, che ha dichiarato la sua totale adesione al socialismo di Bettino Craxi, le compagnie che lo hanno sostenuto. Perché non cominciare a domandarsi come mai al suo fianco non ha ritrovato tutta l’area politica proveniente dal Psi e non solo un residuo di quella? Perché continuare a sostenere politiche insostenibili su terreni diversi (l’economia, l’ordine pubblico, la laicità dello Stato, la politica mediterranea) nel tentativo di richiamarsi ad una medesima comune radice politica? Il potere é un fattore momentaneo, ma le mancate svolte politiche, i ritardi, faranno vivere anche al Paese gravi momenti. L’assenza troppo prolungata di un Partito socialista moderno, degno di questo nome, sta minando la stessa dialettica democratica. Il Pd, qualora ritrovasse smalto elettorale, non potrà essere la sola risposta politica e la sola alternativa credibile a sinistra. Non lo sarà e il ‘capolavoro’, per noi socialisti, sarà un’occasione per lanciare una sfida politica autentica, si esca o no vincitori dalle elezioni di tarda primavera. La nostra storia ha una lunga prospettiva: basta saperla cogliere.


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Giorgio - milano - Mail - mercoledi 25 febbraio 2009 11.7
Craxi, la tua Ŕ solo invidia! Dovevano eleggere te vero? Non capisci un tubo sei solo invidioso


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