Giuseppe LorinQuest’anno ricorrerà l’80esimo anniversario del bombardamento americano contro il rione romano di San Lorenzo. Un tragico evento, che colpì sia il quartiere, sia il meraviglioso cimitero della capitale d’Italia, il Verano, adiacente alla basilica di San Lorenzo fuori le mura aureliane. Da quel giorno, infatti, divenne chiaro a tutte le potenze belligeranti della seconda guerra mondiale che anche Roma, dichiarata “città aperta” per preservarne l’enorme patrimonio storico, artistico, monumentale e architettonico, poteva essere colpita sia dalle potenze alleate che stavano risalendo la nostra penisola, sia dalle forze partigiane della Resistenza, le quali avevano ricevuto il preciso compito di provocare, con azioni di disturbo, le truppe nazifasciste di occupazione. Roma appartiene, a pieno titolo, al numeroso gruppo di città d’Italia protagoniste della Resistenza, esattamente come Napoli, Genova, Torino, Cuneo, Novara, Firenze, Bologna e Milano. Anzi, insieme a Napoli, essa fu una delle prime a opporsi coraggiosamente all’occupazione nazifascista e a rigettare le spietate logiche del totalitarismo, come testimoniato dal celebre capolavoro di Roberto Rossellini intitolato, non a caso, ‘Roma città aperta’: la pellicola che meglio ha definito l'immagine dell'occupazione tedesca e della Resistenza romana nel nostro immaginario collettivo. Lo stesso Rossellini, in seguito, ebbe modo di ricordare: “Roma città aperta nasce e cresce all'ombra di via Rasella e delle Fosse Ardeatine”. E il prete che fu all'origine del soggetto del film - ‘La disfatta di Satana’ di Alberto Consiglio e Sergio Amidei - magistralmente interpretato da Aldo Fabrizi, era un sacerdote che finì prigioniero a Regina Coeli e, in seguito, ucciso alle Fosse Ardeatine: don Pietro Pappagallo. Grazie a ‘Roma città aperta’, l’Italia ha riconquistato il diritto di guardarsi in faccia.

San Lorenzo
Quella di San Lorenzo fuori le mura aureliane è una delle più affascinanti e prestigiose basiliche romane. All’esterno, il campanile e la facciata del XIII secolo con portico si staccano dalla massa degli edifici monastici, che sorgono a fianco di una piccola collina. Si ha una vista particolarmente gradevole lungo un viale alberato che conduce al chiostro di Papa Clemente III, costruito tra il 1187 e il 1191. Di pura architettura romanica, esso è privo delle eleganti lumeggiature a mosaico tipici dei lavori della famiglia dei Cosmati, che si trovano in molti edifici medioevali di Roma. Il chiostro di san Clemente è un 'unicum' tra i monumenti romani, sia per la sua semplicità, sia per la presenza eccezionale di una loggia romanica che sovrasta il portico a colonnine, da dove il magister del monastero, nei giorni pasquali, leggeva ai convenuti i sermoni. Sotto il portico della facciata, vediamo gli affreschi del XIII secolo che illustrano la vita e il martirio di Lorenzo e alcune leggende a lui attinenti. In questo punto c’è anche la tomba di Alcide De Gasperi, statista italiano, fondatore della Democrazia cristiana. Sempre sotto il portico, c’è il sarcofago con scene di vendemmia nel quale fu deposto Papa Damaso II, nel 1048. Questa splendida chiesa subì seri danni durante i bombardamenti degli alleati nella II guerra mondiale: il 19 luglio 1943, trecento bombardieri pesanti quadrimotori Boing B-24 Liberator dell’aviazione americana sganciarono su Roma migliaia di bombe. Oltre al quartiere, alla basilica e allo scalo ferroviario, venne colpito anche il cimitero, in cui risultarono danneggiati: il quadriportico, il Pincetto, il sacrario militare e il deposito comunale dei servizi funebri. Le esplosioni provocarono anche il crollo di un tratto delle mura di cinta poste alla destra dell'ingresso, causando la morte di alcune persone che vi avevano cercato riparo. Numerose furono le vittime anche tra i fiorai e i marmisti del piazzale antistante il cimitero monumentale. Subirono danni, tra le altre, le tombe di Ettore Petrolini e della stessa famiglia Pacelli. Si ricorda l’abbraccio al popolo, nell’estate del 1943, proprio di Papa Pio XII. Il pontefice, dopo la benedizione e l’abbraccio, fece distribuire alla popolazione del quartiere dal suo cardinale, monsignor Giovanni Battista Montini, futuro Paolo VI, molto denaro e generi di sostegno, distribuiti da Pietro Enrico Galeazzi. Tornando a San Lorenzo, egli subì il martirio insieme a Papa Sisto II nel 258 dopo Cristo, durante l’impero di Valeriano. Fu sepolto il 10 agosto nell’Agro Veranus, nel coemiterium di Santa Ciriaca, proprio nelle catacombe dell’attuale basilica che Costantino I - nel 314 d. C. - fece edificare sotto il pontificato di Papa San Silvestro. In seguito, molti Papi vennero sepolti in queste catacombe. Papa Sisto III, il cui pontificato va collocato tra il 432 e il 440 d. C., rifece e ridecorò il santuario. Tra il 579 e il 590 d. C., Papa Pelagio II fece costruire una basilica completamente nuova, che nelle iscrizioni viene descritta come spaziosa, bene illuminata, con un facile passaggio per l’accesso alla tomba di San Lorenzo. Nel 1148 fu eseguito il tabernacolo dell’altare maggiore dai marmorari Giovanni, Angelo e Sassone dei Cosmati, che lo firmarono. Tra il 1187 e il 1191, Papa Clemente III fece edificare il chiostro. Nel 1191, il cardinale Cencio Savelli, Camerlengo di Santa Romana Ecclesia, conosciuto anche come camerario e futuro Papa Onorio III, fece rifare la tomba di San Lorenzo, pulendo con devozione le ossa del santo, che morì martirizzato sulla graticola, posizionandole nuovamente nel sarcofago romano. Fu proprio Onorio III a collegare i due edifici religiosi: la basilica di Pelagio e la chiesa di San Lorenzo. Oggi, la basilica nuova di Onorio serve da navata, mentre quella più antica di San Pelagio è il presbiterio. La prima si riconosce per le tre spaziose, ma semplici, navate, mentre la seconda è un pochino più angusta, sempre a tre navate, ma di gusto classico e con dei matronei, ovvero, le logge riservate alle donne, così come oggi le chiese dell’islam ancora conservano. La tomba di San Lorenzo si trova nei sotterranei, più precisamente nella cripta della basilica. Entrando, ci si sente attratti dalla sobria dignità delle colonne ioniche, dal pavimento cosmatesco dai pregiati mosaici, che decorano l’ambone e dalla magnificenza del tabernacolo. Ma la maggior ricchezza si apprezza salendo i gradini del presbiterio: su tre lati, colonne corinzie scanalate, in marmo pavonazzetto, sorreggono una trabeazione con frammenti antichissimi e, sopra a questa, le grandi gallerie dei matronei: sembra quasi di stare a Istanbul, in qualche moschea. Dalle vetrate in marmo alabastro, la luce del sole illumina i mosaici del VI secolo, sulla facciata interna dell’arcone di centro. Papa Pelagio è ritratto in piedi ed è la figura più piccola, senza nimbo, sulla sinistra, accanto a San Lorenzo, mentre offre il modello della sua chiesa al Cristo troneggiante, con vesti imperiali di porpora. Una piccola cappella sotterranea che si apre nella navata sinistra della basilica di Papa Onorio è dedicata a Santa Ciriaca, nel cimitero della quale fu sepolto San Lorenzo. La decorazione odierna di questa cappella risale al XVII secolo, ma prima di questa esisteva una cappella del XII secolo sorta su un’altra ancora più antica. L’antica navata sotterranea della basilica di Papa Pelagio custodisce la cappella funebre di Papa Pio IX - l’ultimo Papa-Re (1846-1878) - in stile medioevale. Ed è qui che si trova l’altare gemmato di Pio IX, con incastonate, in briglie d’argento, pietre preziose quali smeraldi, rubini, perle, ametiste, agate, lapislazzuli e altre pietre.





Lascia il tuo commento

Nessun commento presente in archivio