Giuseppe LorinNel caso le destre vincessero, come appare probabile, le elezioni politiche previste per il prossimo 25 settembre, sarebbe buona cosa predisporre un nuovo modello dottrinario che inquadri l’intero fronte ‘neo-con’ italiano all’interno di un perimetro costituzionale antifascista. Ciò può avvenire rielaborando una teoria in grado di consentire, soprattutto alle forze ‘post fasciste’, l’abbandono del vecchio alveo totalitario della dittatura militare, il quale non possiede un pensiero vero e proprio, ma si affida unicamente a un metodo d’ordine, alla semplice disciplina. Per fondare un nuovo pensiero filosofico ‘neo-futurista’ – se così vogliamo chiamarlo - siamo perciò costretti a ribaltare tali presupposti, per non sprofondare nel ‘non diritto’. Bisogna cioè ripartire da alcuni valori di principio che non siano meramente pragmatici o realisti, formulando una visione spiritualista che rifugga il vecchio metodo statico o ‘fotografico’, tipico dei materialismi storicisti, al fine di innescare un processo dinamico del pensiero senza che esso si trasformi in scetticismo o degenerare nell’irrazionalismo, inverando al contempo coscienza e realtà nel singolo individuo. Un processo, insomma, che sappia lasciare una ‘porta sempre aperta’, arrivando a escludere ogni modello ideologico ‘chiuso’. La filosofia, infatti, è un mondo dinamico, che non si ferma alla mera propaganda opportunistica. Pertanto, un nuovo concetto di destra democratica, moderna e adatta ai tempi, deve saper inserire nel proprio modo di pensare anche il ‘principio di tempo’, che per quanto sia una creazione puramente illusoria, esso è l’unico strumento che possiamo utilizzare come coordinata ontologica, al fine di dare nuova forma a una più coerente visione del mondo. Una nuova etica, in buona sostanza, costruita come dottrina della libertà che si conquista mediante l’affrancamento dell’anima dalle passioni, in favore di un ideale, appunto, di sapienza. Ovvero, un pieno accordo della personalità umana perfezionata dalla ragione, senza rinunciare ai sentimenti, bensì valorizzandoli in quanto attività motivazionale non speculativa. Dare una nuova spina dorsale culturale non è altro che il tentativo di cogliere e descrivere l’infinita potenza della ‘materia/tempo’: il fondamento e, al contempo, il vertice di una visione di conoscenza. Ma entrare nella conoscenza corrisponde a realizzare una vita che sia esperienza immanente di ogni uomo che pensa. Detto in estrema sintesi, una più attuale comprensione delle cose, rifuggendo ogni astrazione.





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