Giuseppe LorinCome evidenziato da una serie di webinar organizzati dal centro di scienze sociali e studi strategici ‘Gino Germani’ di Roma, la biosicurezza sta diventando una delle dimensioni più sensibili della nostra sicurezza nazionale. La pandemia da Sars-Cov 2 ha infatti evidenziato come le minacce biologiche - tipo l'introduzione deliberata di agenti patogeni in una comunità, ovvero un attentato o un attacco biologico, eventi pandemici di origine naturale o accidentale - possano avere un impatto dirompente sugli equilibri politici, economici e sociali di una nazione, provocando una crisi sistemica e, potenzialmente, il collasso degli assetti vitali dello Stato. Secondo alcune valutazioni dei più qualificati servizi d'intelligence occidentali, il quadro delle minacce e dei rischi biologici alla sicurezza nazionale e internazionale è destinato, nei prossimi anni, a diventare più complesso e insidioso. Gli analisti d'intelligence hanno evidenziato, nel corso di questi ultimi due anni di emergenza sanitaria, molteplici tipologie di minacce, tra cui: a) malattie infettive emergenti o riemergenti di origine naturale riconducibili a molteplici cause, tra cui la rapida crescita e urbanizzazione della popolazione mondiale; b) il fenomeno della resistenza antimicrobica; c) la perdita della biodiversità; d) la crescita esponenziale dei viaggi internazionali; i trasporti globalizzati di beni alimentari; e) il cambiamento climatico; f) il rischio crescente di attentati bioterroristici: la destabilizzazione dell'economia e della società provocate dalla pandemia da Sars-CoV 2 ha indotto alcune formazioni terroristiche, di matrice sia jihadista, sia di estrema destra, a percepire le armi biologiche come uno strumento distruttivo efficace e a buon mercato; g) lo sviluppo accelerato della biologia sintetica e delle biotecnologie, tra cui le tecniche di editing genomico (Crispr), che consentono a Stati e attori non statali di manipolare microrganismi al fine di renderli più contagiosi e virulenti e, persino, di creare virus capaci di riconoscere e distruggere il Dna specifico di un gruppo etnico. Per esempio, una delle priorità strategiche della Cina in campo militare è proprio lo sviluppo delle biotecnologie, dell'ingegneria genetica e delle neuroscienze. Per fronteggiare efficacemente questi pericoli, l'Italia deve dotarsi di una strategia nazionale di biosicurezza fondata su una forte leadership politica e un elevato livello di coordinamento e integrazione tra tutte le strutture dello Stato preposte alla tutela della sicurezza nazionale e della sanità pubblica. Il nostro sistema di intelligence nazionale dovrebbe costituire un pilastro fondamentale di tale strategia, al fine di svolgere diverse e importanti funzioni di prevenzione e contrasto alle minacce biologiche : 1) monitoraggio, analisi e previsione dei biorischi emergenti e futuri e del loro potenziale impatto sulla sicurezza del sistema-paese; 2) tempestiva segnalazione (early warning) ai decisori politici di imminenti eventi biologici di origine naturale, accidentale o deliberata; 3) neutralizzazione di possibili attacchi biologici tramite operazioni coperte; 4) supporto informativo e operativo ai decisori politici per la gestione di crisi di biosicurezza qualora esse dovessero verificarsi. Tuttavia, per poter comprendere e contrastare le biominacce del XXI secolo, i servizi d'intelligence italiani dovranno adottare nuovi approcci e metodologie multidisciplinari di ricerca e analisi delle informazioni. A tal fine, l'intelligence dovrà collaborare sempre più strettamente con alcuni ‘attori’ della società civile: la comunità scientifica e quella medica, le imprese, il mondo accademico, i 'think tank' e le organizzazioni non governative.





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