Vittorio LussanaIl termine 'contemplativo' deriva dal latino: 'contemplatio'. Una parola che a sua volta discende etimologicamente da 'cum templum': lo spazio di cielo che l'àugure delimitava per osservare il volo degli uccelli. Da questo antico significato di 'osservazione', il termine in seguito è passato a indicare la riflessione razionale, la concentrazione dell'intelletto in merito a una verità filosofica o religiosa. Ma tale orizzonte semantico ha lasciato emergere due livelli di ambiguità, che hanno accompagnato l'intera evoluzione storica del concetto: dal lato oggettivo, cioè quello dello spirito concettuale, la parola si riferisce sia alla conoscenza intellettiva della natura, sia alla visione di Dio; dal punto di vista soggettivo, invece, si sarebbe tenuti a chiarire le modalità di esercizio della contemplazione medesima. Tale corollario, se applicato all'attuale condizione politica del Partito democratico, suggerisce che ci ritroviamo ormai di fronte a una forza politica la quale, in questo preciso momento, non sente più di tanto il bisogno di dare un proprio contributo alla nascita di un nuovo esecutivo, poiché attraversato da questa sua doppia fase 'contemplativa'. Il Pd ha cioè raggiunto quello 'stadio' del processo razionalistico in cui non ci si sente tenuti a dire o a fare nulla di particolare. Non si tratta dell'atteggiamento di chi nutre delle riserve o delle remore psicologiche, bensì di chi ritiene di aver già detto e fatto tutto quel che c'era da dire o da fare. E' una condizione che talvolta capita, in politica. Soprattutto, quando si perdono le elezioni. Una volta, accadde proprio a Winston Churchill, il quale, dopo essere riuscito a sostenere sulle proprie spalle l'intero Impero britannico durante i lunghissimi mesi di pesanti bombardamenti della Luftwaffe - la micidiale aviazione tedesca - si attendeva di vincere le elezioni politiche a 'mani basse'. E invece, vinsero i laburisti. Insomma, il Partito democratico si sente come se gli fosse stato dato il 'benservito'. Ma si tratta dell'ennesimo 'alibi', per non essere costretto ad analizzare nulla dei propri errori, né a far qualcosa per porvi rimedio. Ci si limita esclusivamente a contemplare se stessi innanzi allo specchio: "Ma che bravi siamo stati a governare l'Italia, in anni così difficili di crisi economica e sociale". Peccato, però, che i 'contemplativi' siano proprio quelli che "non fanno". Ovvero, quelli che non incidono, che non concludono, che si fanno portar via la fidanzata da 'sotto il naso'. Stanno tutti lì attoniti a contemplare se stessi e la nuova situazione che si è venuta a creare, dividendosi tra narcisisti e 'cuckold', o 'voyer' se si preferisce l'eleganza della lingua francese. L'attuale classe dirigente del Pd non solo non fa mai autocritica, ma si autocontempla all'interno di una sorta di stravagante 'crisi mistica'. Ed eccola qui, la parola che proprio non funziona più, a sinistra: la 'mistica'. Per anni, si è cercato di far comprendere che era proprio la 'mistica' della sinistra a non risultare più coinvolgente, poiché ormai invecchiata e obsoleta. Un continuo rinchiudersi all'interno delle proprie 'torri d'avorio' ideologiche: chi rimembra ancora una volta Ernesto 'ché' Guevara; chi si riempie la bocca di esperienze limitate come quella dei Tupamaros in America Latina; chi cerca nuove ispirazioni sui sacri testi di Gramsci e Karl Marx; chi vorrebbe tornare immediatamente ai cupi brontolii di Mario Tronti sopra ai cieli di una Repubblica italiana a cui di certo non serve affatto tornare a infrangersi contro gli 'anelli forti' della catena capitalistica globalizzata, bensì è tenuta a produrre una risposta costruttiva, meno 'snobistica', non autosegregante. Nessuno si domanda se si potesse far meglio, o qualcosa di diverso, alla guida di un Paese occidentale del XXI secolo, nella convinzione di aver compiuto fino in fondo il proprio dovere. Si sentono come dei Winston Churchill, il quale ebbe tutte le giustificazioni del caso per la sconfitta interna del Partito conservatore del 1945: bene o male, aveva vinto una guerra mondiale. Invece, Renzi e i suoi la guerra l'hanno perduta. Eppure, si comportano come se, in qualche modo, l'avessero vinta ugualmente. Manca solo un bel parcheggio nautico in stile Francesco Schettino e il capolavoro può dirsi compluto. I posteri comprenderanno, un giorno, poiché solamente a loro è concessa l'ardua sentenza. Ma le cose non stanno affatto così: un giudizio, benché suscettibile di revisione o rettifica, siamo tenuti a fornirlo per i nostri lettori. E il nostro giudizio è che il Partito democratico deve tornare alla realtà, che è poi quella di aver congegnato e fatto approvare una legge elettorale a dir poco orripilante, niente affatto indirizzata a realizzare un minimo di governabilità e di stabilità per il Paese. Renzi, Rosato, Martina e tutti gli altri dovrebbero preoccuparsi quanto meno di porre rimedio al danno che hanno causato, anziché starsene lì a contemplare il disastro come il Karl Marx dei 'pigmei giganti'. Altrimenti, perchè mai gli italiani dovrebbero tornare, un giorno, a interessarsi di politiche più avanzate, progressiste o di sinistra? Ai posteri l'ardua sentenza.




Direttore responsabile di www.laici.it e della rivista mensile 'Periodico italiano magazine' (www.periodicoitalianomagazine.it)

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Renzo - Volterra (Italia) - Mail - martedi 1 maggio 2018 12.12
Il PD ostaggio di un gruppo di poveri anziani che hanno trovato in Renzi il loro teorico, un rottamatore professionale e si sono sbagliati a capirlo, si sono lasciati portare da una serie di discorsi a cavolo e ci hanno pure creduto... Come fai a trovargli una giustificazione? Stavano insieme uno appoggiato all'altro... Ora non sanno pi neanche quello: che fare???? Una scarpa e una ciabatta, come dice il filosofo della pompadur?
Cristina - Milano - Mail - lunedi 30 aprile 2018 18.9
Cosa aggiungere? Nulla...
Corrado - Roma - Mail - lunedi 30 aprile 2018 11.36
Ottimo saggio e lucida analisi, caro Lussana. Il "contemplare" come ben lo definisci, anche iniziaticamente puo' degenerare in immobilismo quando la nostra "contemplazione" sia priva della volonta di osservare per mutare qualcosa, al contrario del contemplare come arrendevole compiacimento del narciso in noi. Questo saggio mi parla e mi confida l'amarezza di una impotenza spirituale e morale piu' che ideologica. E toccasti il vero quando sollevasti il dissolversi della "mistica". La "mistica", che non solo operazione interiore o magica di per se' spontanea, va alimentata e ravvivata con impulsi di volonta nel saper leggere non i proclami, ma gli UMORI, le tendenze e le istanze che il popolo non sa spiegare ma che "sente" come insicurezza e bisogno di giustizia a protezione della dignita' personale e di popolo. Si', dici bene quando sottintendi la mancanza di uomini, poiche' della loro vanita' ce n' gia troppa. E questo ci ammala. Rinnoviamo la legge elettorale e vedremo che cambiando i suoi addendi, pure i risultati e i suoi uomini muteranno...


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