Vittorio LussanaCercheremo di parlare francamente, questa volta. Noi riteniamo giuridicamente corretta, in termini di principio, la sentenza della Corte d'assise di Palermo emessa al termine del processo per la cosiddetta 'Trattativa Stato-mafia'. Ma riteniamo sproporzionate e, in qualche caso, persino ingiuste le pene comminate. Un certo tipo di trattativa con la mafia di Riina e Bagarella, negli anni 1992-'94, in effetti vi fu. Si trattò, tuttavia, di una serie di contatti motivati da preoccupazioni ben diverse rispetto a quelle ascritte nei capi d'imputazione contestati. Ovvero, per evitare che si scatenasse una vera e propria guerra civile nel Paese, non per indicare Forza Italia e Silvio Berlusconi come nuovi interlocutori politici di riferimento. Le 'cose' siciliane sono strane e, talvolta, piuttosto antipatiche: può bastare un cenno di saluto alla persona sbagliata, per essere 'marchiati' come fiancheggiatori di associazioni a delinquere di stampo mafioso. In secondo luogo, ci teniamo a sottolineare come il nostro parere sia assolutamente non sospetto. In particolar modo, quello del sottoscritto, che in quegli anni era fermamente convinto della necessità di una repressione definitiva di ogni fenomeno mafioso da attuare ricorrendo anche all'utilizzo dei battaglioni meccanizzati dell'Esercito italiano. Infine, ci teniamo a ricordare come, all'epoca dei fatti, il movimento politico-partitico di Forza Italia fosse indubbiamente già in 'gestazione', ma ben lontano dall'essere 'confezionato' come operazione politica, poiché assai poco radicato sul territorio e non ancora in grado di accogliere determinati consensi dalla precisa provenienza criminale. Lo stesso Governo Berlusconi I durò pochissimo: 7 mesi appena. La sentenza di Palermo, ovviamente, è caduta come un meteorite infuocato sulle trattative 'romane' di questi giorni per la formazione del nuovo esecutivo. Negoziazioni che hanno lasciato intravedere come il leader della Lega, Matteo Salvini, sia ancora oggi legato 'mani e piedi' al 'Partito-azienda' di Silvio Berlusconi, a causa degli antichi 'disastri' finanziari della 'Credieuronord' e via dicendo. Gli accordi presi nel 2000 sono tornati puntualmente 'al pettine', impedendo al movimento guidato da Matteo Salvini di 'sganciarsi' dal centrodestra per andare a chiudere un accordo programmatico con il Movimento 5 stelle. Tutta questa situazione, in ogni caso, non significa affatto che Silvio Berlusconi sia, come qualcuno ha dichiarato nei giorni scorsi, "il male assoluto". L'ex cavaliere ha sempre rappresentato una conseguenza della patologia, non la causa primaria. Il sintomo dell'ennesima 'recidiva', non il virus che l'ha generata. La questione, torniamo a ribadirlo, è di natura antropologica, non giuridica o penale. E cioè quella di una visione immobilista e arretrata della società: un qualunquismo becero ed egoistico, da sempre occultato all'interno di 'contenitori' che via via si sono assunti il compito storico di convogliare al proprio interno tutto e il contrario di tutto, ogni forma di opportunismo, illegalità e contraddizione. Non si creda, tuttavia, che si stia prendendo posizione a favore di qualcuno che, in queste settimane, ha irresponsabilmente pensato di accomodarsi sul divano "con i 'pop corn' in mano", al fine di godersi lo spettacolo di un Paese impaludato tra i propri miasmi senza sentire minimamente il dovere morale di proporre qualcosa. Il 'Partito di Renzi', che ormai possiamo definire in questo modo, sta ancora una volta dimostrando di essere settario, burocratico e immaturo esattamente come tutti gli altri. Limitarsi ad assistere a un Paese che s'incammina verso il commissariamento non è affatto una posizione degna di un Partito erede della sinistra storica. Il Pci di Enrico Berlinguer o il Psi di Bettino Craxi non si sarebbero mai 'sognati' di ragionare in base a puerili 'ripicche' e ad atteggiamenti 'bambineschi'. In questi anni, il Pd ha spesso accusato il Movimento 5 stelle di essere politicamente acerbo e incompetente. Ma anche i 'renziani' hanno dimostrato di esserlo: nello stesso identico modo. Non vi è alcuna differenza, in questa deriva 'giovanilista'. Il solo e unico valore politico rimasto veramente in piedi è quello di dover dare una degna sepoltura al popolo italiano, esattamente come nell'Antigone di Sofocle.




Direttore responsabile di www.laici.it e della rivista mensile 'Periodico italiano magazine' (www.periodicoitalianomagazine.it)


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Roberto - Roma - Mail - mercoledi 25 aprile 2018 17.4
Sono abbastanza d'accordo: ci sono i diversi o un'Italia diversa, che pensa che i diversi siano gli altri. Il problema non Berlusconi, ma un pezzzo del Paese che genera una confusione pazzesca, che spaccia come notizia la semplice comprensione di chi arrivato con l'ultimo treno, che manipola sempre ci che dice e che pensa per truffare gli altri. L'Italia svogliata che pensa sempre che essere intelligenti significa essere furbi o cinici.


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