Raffaella UgoliniNoi crediamo nel 'Girl Power', nel potere alle donne e delle donne. Perché nella donna c'è tutto: dolcezza, disponibilità, determinazione, dolore. Crediamo che, giunti a questo punto d'involuzione sociale, l'uomo, cioè l'essere umano di genere maschile, abbia ormai dato e detto tutto. E che sia arrivato il momento che alle donne, senza bisogno di sbraitare o mettersi pennacchi colorati, sia concesso lo spazio che esse meritano. E non certo per le gambe tornite e i seni 'rifatti'. Dopo decenni di lotte politico-sociali, in cui la donna protestava la sua indipendenza mostrando corpi sinuosi o nudi per ottenere i suoi 'diritti', è arrivato il momento che essa sia riconosciuta per la persona che è, senza se e senza ma. Che si prenda i posti di prestigio, di potere e di cultura per cui ha studiato e lottato. E non perché ha un 'bel fondoschiena'. L'uomo ha fatto il suo tempo: sono ormai lontani quei momenti in cui portava il fazzoletto nella giacca e lo offriva a una donna se questa piangeva. Sono ormai lontani i tempi in cui i pantaloni li portava solamente 'lui'. Oggi, accade raramente che la donna 'piagnucoli' sulla sua spalla, con i 'clinex' a 'portata di mano' o nella borsetta. E' un male? No, perché le cose si sono finalmente ribaltate. Ci troviamo in questo contesto: i figli delle 'sessantottine', viziati e pasciuti fino agli anta (e oltre); i maschi 'bamboccioni' senza attributi; e le donne emancipate, che pensano a fare carriera. La questione non è solo sessuale, bensì sociale e culturale. Ma, soprattutto, tristemente vera. Purtroppo, si verificano sempre più casi di violenze sulle donne e omicidi: più di un centinaio di 'femminicidi' solo nel 2016 da parte di mariti, ex amanti, fidanzati gelosi. L'emancipazione femminile e l'aumento dei femminicidi, a nostro parere sono strettamente collegati: il 'maschio', perdendo giorno dopo giorno il proprio potere, si sente sempre più 'perso', in piena crisi d'identità. Odia la donna per quello che ormai rappresenta: una minaccia. Chiaramente, qui ci troviamo nel patologico. Ma la vera patologia sta in una società in cui la donna è ancora vista solo come oggetto sessuale; in cui viene pagata di meno per i medesimi ruoli lavorativi o profesisonali dei maschi; dove, chi vuole dei figli, sicuramente non può essere assunta per nessuna mansione. Lo 'stigma astratto' di questi uomini violenti è speculare alla propria inabilità nel riflettere sulle origini dei loro gesti e di agire di conseguenza. Negli anni recenti, sono passate molte campagne sociali ed è stata approvata anche una legge sul femminicidio. Ma il risultato è che, nel dibattito pubblico, la violenza degli uomini prima era - e rimane - appena percettibile. Una riflessione laica su come intervenire efficacemente è difficile da progettare: la questione è complessa, perché i violenti non si riconoscono come tali. In questi casi, c'è sempre un problema con il proprio femminile interiore, che viene visto come 'angariante': una femmina, per il solo fatto di essere libera, diviene una minaccia, ostile in quanto autonoma. E, per reprimere a questa sensazione di angoscia, si reagisce con un atteggiamento sadico. Nella narrazione maschile, inoltre, la violenza sulla donna è quasi sempre una reazione: "È lei che mi ha provocato, che mi ha rovinato", dice lui. E spesso le vittime della violenza maschile sono le donne più autonome, che magari hanno cominciato la relazione in un momento di debolezza, incastrate in una 'ragnatela' di dipendenza economica e culturale.  Nel momento in cui riacquistano autonomia, all'improvviso vengono percepite come traditrici da distruggere, da eliminare per riaffermare la propria identità maschia. Ma cosa sta facendo la classe politica, anche internazionale, al riguardo? Nulla o poco più. Si assiste alla presa di coscienza dell'opinione 'social', per merito anche della partecipazione ai temi scottanti delle 'star' di Hollywood, o delle 'pop-star' nostrane e non, come l'impegno di Leonardo Di Caprio sull'ambiente o quello della Hunzicker contro la violenza sulle donne. Questi artisti si battono a suon di 'slogan', prendendo parte ai temi più scottanti nel sociale, al fine di arrivare con le proprie 'campagne' a milioni di utenti attraverso i social network. E ciò, anche se da un lato mette in luce la debolezza della politica, tutto sommato è un bene, perché questi artisti sanno di essere personaggi pubblici del mondo contemporaneo, che le 'ragazzine' li seguono, li imitano, li ascoltano. Anche se poi non si va oltre il messaggio delle immagini 'patinate'. E non c'è alcuna una risposta al problema di una donna assassinata, in media, ogni 3 giorni. Finalmente, se ne parla, visto l'immobilismo dei vertici politici. E così torna alla memoria la performance di Beyoncè agli 'Mtv Video Music Awards', in cui la cantante si è esibita per 20 minuti in un 'medley' canterino e danzereccio con tutte le sue belle forme 'al vento' e, verso la fine della sua performance, sullo schermo alle sue spalle è apparsa la scritta 'Feminist': una richiesta di "potere alle ragazze", di autoaffermazione, autostima e cura di se stesse, che le donne devono cominciare a poter gestire. Ma anche in questo caso si è trattato più di un'operazione di 'marketing relazionale', che di una presa di posizione meditata. Una battaglia che non riesce a ottenere quella potenza di arrivare a segno senza la 'pars destruens', che è un aspetto tipico della presa di coscienza femminista, senza la quale non si arriva al cambiamento. In sostanza, il 'Girl Power' alla Beyoncè e compagnia 'cantante' (questa volta è proprio il caso di dirlo), alla fine risulta un qualcosa di assolutamente innocuo, poiché non modifica nemmeno di 'striscio' il sistema sessista in cui viviamo, che è la causa di fondo dell'ineguaglianza. E' tutto molto bello e commovente, ma rimane superficialmente un mero fenomeno di costume. Fino a quando non ci interrogheremo sulle strutture da modificare, a proporre una visione più moderna e laica della società non ci saranno miglioramenti. E rimarremo immersi nella dura realtà di un mondo maschilista, sessista, fondamentalmente patriarcale. I 'fenomeni social' alla Beyoncè sono solamente l'effetto, non la causa, dello 'svuotamento' della politica. Per arrivare al vero 'Girl Power' è necessario mettere in crisi tutto ciò che impone la disparità di genere nel profondo delle mentalità più conservatrici e arcaiche. In caso contrario, la condizione femminile diventerà sempre più 'glamour' e luccicante, ma non cambierà, se non lentissimamente, la condizione di 'martirio' che la maggior parte di esse vivono. E non cambierà l'indotto di violenza e 'femminicidi' che sono l'effetto della disparità e, in molti casi, della connivenza all'interno della società maschilista. Noi crediamo nel 'Girl Power', affiché la disparità di genere venga totalmente eliminata, dalle nostre parole e persino dai nostri gesti e comportamenti. Perché: "We can do it". E non solo a parole.


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