Antonio Di GiovanniSerena Visintin è assessore alla Provincia di Roma. Si occupa delle Politiche del Personale, della Tutela dei consumatori e della lotta all’usura ed è diventata, in questi anni, un punto di riferimento importante nel combattere una ‘piaga’ silenziosa, che sta mettendo in ginocchio proprio tutti: commercianti, consumatori e giovani imprenditori. L’abbiamo intervistata per scambiare assieme a lei alcune riflessioni intorno a questo tema molto delicato.

Onorevole Visintin, l’usura è il reato che commette chi, sfruttando il bisogno di denaro di un altro individuo, concede un prestito chiedendone la restituzione a un tasso d’interesse superiore al cosiddetto ‘tasso soglia’ consentito dalla legge: com’è la situazione nel Lazio e quali sono le contromisure messe in campo dalla Provincia di Roma  e dal suo assessorato?
“Il territorio della Provincia di Roma è fortemente caratterizzato da questo tipo di reato. La metà degli utenti che si rivolge al nostro ‘numero verde antiusura’ per un aiuto, lamenta problemi di sovraindebitamento familiare, mentre un quarto è vittima di usura vera e propria. Rispetto al passato, inoltre, sta salendo alla ribalta una nuova forma di estorsione: la cosiddetta mediazione usuraria, riferita ai contratti di cessione del quinto dello stipendio, con altissimi compensi percepiti dai mediatori finanziari a tassi di interesse spropositati rispetto al capitale erogato. Tutelare il cittadino da tutto questo significa, prima di tutto, informarlo, renderlo consapevole dei suoi diritti, dei suoi doveri e delle possibili insidie che lo circondano, ma anche aiutarlo a utilizzare in modo consapevole il denaro. Consapevolezza e accortezza possono, in questo modo, assistere ognuno di noi a non cadere nelle mani sbagliate o scongiurare il ricorso a forme di finanziamento che non siano legali. Una persona informata, educata e abituata a comportamenti responsabili, consapevole della solidità delle istituzioni che la affiancano, è certamente in grado di salvaguardare maggiormente se stessa. Nell’ambito della lotta all’usura abbiamo, dunque, messo al centro del nostro operato il cittadino, lo abbiamo informato a scopo preventivo e lo abbiamo messo in condizione di conoscere quali siano i mezzi per non cadere nelle mani del racket, o per uscire dalla morsa dell'usura. In primo luogo, abbiamo scelto di andare incontro alle vittime con il ‘numero verde antiusura’, un servizio che abbiamo rinnovato e potenziato negli ultimi tre anni. Al fianco della tradizionale attività di consulenza e informazione telefonica sono state incrementate le azioni di assistenza legale gratuita e di tutoraggio per gli utenti. Inoltre, per la prima volta sono stati predisposti corsi di formazione sui temi dell’usura e del sovraindebitamento anche per le amministrazioni comunali, offrendo loro i mezzi per strutturarsi e impegnarsi a difesa dell’ente e dei propri cittadini. Investire sul ‘numero verde’ ha significato tutelare le fasce più deboli e, allo stesso tempo, investire in un’economia più sana. Chi rimane schiacciato dal racket deve avere la certezza di ricevere dalle istituzioni un sostegno forte. In questo senso, la Provincia di Roma rappresenta oramai da tempo un soggetto di riferimento per una efficace azione di prevenzione, assistenza e consulenza”.

Può citare un passo in avanti concreto di questo suo impegno nella lotta contro l’usura?
“Un passo in avanti molto importante è stato fatto nel 2009 con la sigla del Protocollo d’intesa fra la Provincia di Roma e i Comuni del Lazio, per combattere il racket e l’usura con una procedura di defiscalizzazione a favore delle vittime che scelgono di uscire allo scoperto. Il Protocollo agevola la concessione di contributi in favore di quei comuni che regolamentino il riconoscimento di agevolazioni per tributi locali in favore di cittadini residenti che abbiano fornito all’autorità giudiziaria elementi decisivi per la ricostruzione dei fatti e per la individuazione a la cattura degli autori di richieste estorsive o usuraie. Lo sforzo profuso negli ultimi tre anni, inoltre, ci ha consentito di accompagnare in Tribunale le imprese e cittadini che si sono rivolti a noi con fiducia. In ben due procedimenti, infatti, la Provincia di Roma si è costituita con successo parte civile, mostrando la capacità di rafforzare l’attività giudiziaria e di rimanere al fianco di chi trova il coraggio di denunciare. Oggi, il cittadino sa di non essere più solo. Al lavoro quotidiano di tutoraggio abbiamo scelto di affiancare una solida attività di sensibilizzazione e di informazione, culminata nei corsi di formazione sull’educazione al risparmio che quest’anno abbiamo svolto nelle scuole, medie e superiori, in collaborazione con le associazioni dei consumatori. Gli studenti sono stati invitati al confronto e alla riflessione su argomenti come il consumo consapevole, l’utilizzo più attento del denaro, delle carte di credito e delle carte ‘revolving’. Per gli studenti universitari, invece, abbiamo scelto di proporre la rappresentazione teatrale ‘Malitalia’, tratta dalle storie di mafia e corruzione raccontate dai giornalisti Laura Aprati ed Enrico Fierro - scandite, tra gli altri, dalle parole di Dacia Maraini, Franco Di Mare, Don Luigi Ciotti e dal procuratore Pietro Grasso - portando questo spettacolo all’interno dei tre atenei romani”.

Insieme a interventi di repressione del reato e di controllo del sistema creditizio, cosa prevede l’attuale legislazione a sostegno della prevenzione del fenomeno dell’usura e alla solidarietà per le vittime?
“Purtroppo, è sempre molto difficile intervenire in aiuto di una persona o di un’impresa vittime dei cosiddetti ‘cravattari’. L’usura è un reato che prospera laddove la paura e il silenzio attanagliano chi rimane incastrato nelle sue maglie. In primo luogo, occorre, dunque, che le vittime trovino il coraggio di uscire allo scoperto, rompendo il proprio muro del silenzio e della paura. Come è noto, inoltre, le istituzioni non possono prestare direttamente soldi alle vittime. La legge n. 108 del 1996 prevede fondi ai quali le vittime possono avere accesso seguendo una prassi ben definita. Al nostro ‘numero verde’ continuano, non a caso, a pervenire richieste di informazioni circa l’accesso a questo tipo di finanziamento. Ma la legge n. 108 del ‘96 risulta, oggi, quanto mai obsoleta. Quella del 'cravattaro' è oramai una figura che va scomparendo. La realtà e i dati di cui siamo in possesso ci dicono che oramai siamo di fronte a un reato dal volto nuovo, dal carattere associativo, perpetrato sempre meno da singoli individui e sempre più da organizzazioni costituite da professionisti, avvocati e commercianti, ognuno impiegato secondo le proprie capacità. Tanto le vittime quanto i soggetti impegnati nella lotta all’usura e nella prevenzione hanno, dunque, bisogno di strumenti più moderni per fronteggiare questa situazione. A tal proposito, abbiamo recepito con molta soddisfazione la conclusione dell’iter legislativo in seno alla commissione Giustizia della Camera che, dopo due anni di stallo, nel luglio scorso ha concluso, in sede legislativa, l’esame del testo contro l’usura e l’estorsione. Il provvedimento contiene una norma che consente alle vittime che denunciano il ‘pizzo’ di non pagare, per un periodo di tempo, alcune tasse comunali. Una norma fondamentale, introdotta con un emendamento del Pd e richiesta con insistenza proprio dagli enti locali, tra cui la Provincia di Roma, sulla base dello stesso provvedimento da noi adottato nel 2009, come già e ricordato in precedenza. Nel corso di un’audizione davanti alla commissione Giustizia del Senato, io stessa ho ribadito la necessità di aver accesso a fondi e a strumenti di legge diversi e più nuovi, per far fronte all’emergenza del territorio. Agli enti locali si forniscono in questo modo gli strumenti e i fondi necessari per accompagnare in modo concreto i cittadini vittime di usura nel difficile percorso di denuncia. La ‘palla’ passa, ora, al Senato per una approvazione che tutti ci auguriamo avvenga in tempi brevi”.

Oltre al fenomeno dell’usura e dell’estorsione, con l’attuale crisi economica si sta creando un altro effetto, cioè quello del sovraindebitamento delle famiglie per far fronte alle spese. Una parte sono spese di secondaria necessità, ma in quest’ultimo periodo quelle legate ai generi di prima necessità stanno prendendo il sopravvento: qual è la sua opinione e quali sono le sue proposte a tutela dei consumatori?
“Siamo stati i primi, come Provincia di Roma, a lanciare un allarme in questa direzione. La diminuzione dei consumi legata ai beni di prima necessità è un elemento che non può essere sottovalutato. La famiglie vanno sostenute, non lasciate sole. Il cittadino deve sapere di poter contare sempre sulle istituzioni. Allo stesso tempo, bisogna offrire al cittadino gli strumenti migliori per fare scelte alternative ponderate. I corsi di educazione al consumo che abbiamo organizzato nelle scuole e che ripeteremo possono essere una buona soluzione. Conoscere i prodotti, i sistemi di produzione e di distribuzione, saper leggere un’etichetta sono abilità che possono agevolare un acquisto mirato. Imparare a risparmiare denaro, o avere un rapporto migliore con i prodotti bancari sono elementi in grado di tenerci alla lontana da pericoli inattesi. Prevenire, come sempre, rimane fondamentale. E iniziare dalle scuole per arrivare alle famiglie è sempre la strada maestra”.

Sempre più giovani avviano attività imprenditoriali autonome: cosa si sentirebbe di dire alle nuove generazioni che oggi si affacciano nel mondo dell’imprenditoria e del commercio?
“Parlare oggi ai giovani che si affacciano al mondo dell'imprenditoria e del commercio non è semplice. La situazione di crisi persistente in cui viviamo scoraggia la maggioranza delle persone e non stimola certo a investire le proprie risorse economiche. Ai giovani vorrei dire che è il momento di farsi imprenditori di se stessi, di investire nelle proprie capacità e nelle proprie risorse personali, di sapersi ‘riciclare’ a seconda delle situazioni. Volenti o nolenti, viviamo difficoltà e cambiamenti continui. Elasticità mentale e capacità di gestire noi stessi sono, oggi, più che mai da perfezionare. Ma anche in questo caso, le istituzioni non possono tirarsi indietro, bensì devono fare la propria parte sostenendo in ogni modo i ragazzi. A tale proposito, è nostra intenzione, nei prossimi mesi, organizzare dei corsi nelle scuole per insegnare agli studenti a gestire se stessi, a far fronte alle nuove situazioni che la realtà ci presenta. Come sempre, ai cambiamenti bisogna rispondere con strumenti nuovi”.

Passiamo a un tema che sta facendo discutere molto il mondo politico: l’eliminazione delle Province. Qual è il suo parere in merito?
“Abolire le Province non credo sia la soluzione a tutti i nostri problemi. Impoverire il territorio di un riferimento istituzionale non è mai una soluzione. Lo è ancora meno se si toccano le Province che, a livello locale, sono certamente gli enti che costano meno. In ogni caso, è fondamentale che si operi una scelta ponderata e che gli esiti non portino a una situazione peggiore. Una strada alternativa potrebbe essere la soppressione di tanti piccoli enti inutili e la rassegnazione dei loro compiti proprio all’istituzione Provincia. Sarebbe, comunque, un risparmio e un riordino di competenze. Credo, in ogni caso, che una riforma istituzionale sia urgente a tutti i livelli”.

L’attuale Governo sta operando una serie di ‘tagli’ che riguardano anche gli enti locali: qual è il messaggio che vorrebbe mandare al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi?
“Il ruolo di amministratore locale e prima ancora di dipendente dell’Anci mi rende particolarmente sensibile a questo tipo di discorso. In questi anni, a fronte di una lotta all’evasione fiscale non sempre serrata, ai cittadini sono stati chiesti sempre maggiori sacrifici. Sono loro, come sempre, a pagare di più nei momenti di crisi. I tagli agli enti locali aggiungono, oltre al danno, anche la beffa. Gli amministratori locali saranno costretti a tagliare i servizi, come in molti casi è già avvenuto e soprattutto ad aumentare ulteriormente la pressione fiscale. Non ci vuole un esperto di economia per capire che le tasche in cui si affonderà la mano saranno sempre e comunque quelle del cittadino. E’ questo, mi domando, il modello di federalismo che il presidente del Consiglio aveva in mente? E’ questa l’idea di federalismo fiscale a cui la Lega Nord anela da anni? Onestamente, ritengo siano altri i settori a cui oggi chiedere sacrifici. L’interesse del cittadino, al contrario, dovrebbe tornare al centro delle politiche, nazionali e locali: tagliare la spesa per la sanità, per i trasporti, per il sociale o per la cultura non può essere la strada ‘maestra’. E vorrei aggiungere, ancora, che troppi ‘tagli’ indiscriminati vanno anche a danno della sicurezza pubblica. La recrudescenza omicida di cui è teatro in questi ultimi mesi la capitale non può non essere una diretta conseguenza anche dei ‘tagli’ operati con insistenza in questi anni. L’Europa ci chiama a un comportamento retto e risoluto, sull’esempio degli altri Stati membri. Ebbene, io credo, occorra perseguirlo a tutti i livelli”.

Secondo lei, ‘il vento sta cambiando’ in Italia, tanto per usare uno slogan del Pd?
“Certamente, il vento sta cambiando. Il cittadino è stanco di una classe politica che fa i propri interessi e, allo stesso tempo, sottrae dignità allo Stato screditando il nostro Paese agli occhi del mondo intero. Ma non dobbiamo commettere l’errore di credere che sarà la magistratura a liberarci da Berlusconi. L’attuale presidente del Consiglio deve essere ‘superato’ sul piano politico, aprendo un confronto sulle cose che sono realmente da fare. E perché il cittadino non si ritrovi alle urne a dover scegliere, diciamo così, solo ‘di pancia’, occorre stilare e proporre un programma serio, che sia un’alternativa convincente e credibile a quello che in questi anni è stato rappresentato dal ‘berlusconismo’. E’ per questo che, oggi più che mai, le opposizioni sono chiamate a un ruolo di responsabilità e ad abbandonare il modo di fare politica degli ultimi venti anni. Auspico che la politica e il Pd per primo in qualità di Partito con il consenso più ampio tra quelli che stanno all’opposizione torni a dialogare e a occuparsi seriamente dei problemi del Paese e della gente”.


Lascia il tuo commento

Antonio Di Giovanni - Roma - Mail - martedi 18 ottobre 2011 8.26
Risposta a Paola: Premesso che ho dimenticato di mettere il cognome al mio precedente commento, volevo ringraziare Paola per aver dato la miglior chiave di lettura a ciò che ho espresso in precedenza. Brava Paola, e di noi che hanno paura i politici, noi non professiamo l'antipolitca, noi, facciamo la politica nel senso più alto del suo significato. E poco importa se a 49 anni credo ancora in questi ideali e in un futuro migliore. Continuerò ad essere un sognatore, un creativo, continuerò a credere ancora nelle idee, nel potere dell’intelletto, nel merito e nella giustizia perchè davvero non ce la faccio più a stare zitto di fronte agli ennesimi insulti di questo Governo e dei suoi beceri alleati.
Paola - Vercelli/Italia - Mail - lunedi 17 ottobre 2011 22.43
Condivido quanto scritto da Antonio ed aggiungo che fare qualcosa per il proprio Paese significa anche non delegare ad altri le decisioni. La nostra classe politica è mediocre ed ha dimostrato di non essere all'altezza del proprio compito. Dobbiamo tutti metterci in gioco e riappropriarci del nostro presente e, soprattutto del nostro futuro. E' proprio questo ciò che i nostri politicanti temono di più, non a caso bollano certe prese di posizione come anti-politica nell'accezione negativa del termine. Invece questa "anti-politica" non è altro che la forma politica più alta che un cittadino possa esercitare.
Carlo Cadorna - Frascati - Mail - lunedi 17 ottobre 2011 22.3
Bisogna diminuire la spesa pubblica: la prima cosa da fare è diminuire gli enti di spesa! Basta un pò di buon senso per capirlo.
Quanto all'usura ho sperimentato personalmente che sono le banche le principali responsabili: sono loro che segnalano i possibili clienti agli usurai.
Antonio - Roma - Mail - lunedi 17 ottobre 2011 21.56
L'usura, come l'abolizione delle province sono temi importanti. Certo, l'usura spesso produce vittime rispetto alle province che al massimo hanno prodotto debiti ma in un certo qual modo fanno parte di quei problemi che il nostro sistema sembra non riuscire a risolvere. Penso ad una nuova visione del futuro basata su un processo di collaborazione e interconnessione che rappresenti una sorta di neo - popolarismo. I commenti, ne sono un esempio , denotano attraverso individualismi ed egoismi il vecchio scontro tra destra e sinistra. Nei commenti non si riesce a dar vita ad un modello partecipativo e propositivo. Si predilige la strada della contestazione, che risulta sempre la più facile rispetto a quella della proposizione e della costruzione. Per usare un eufemismo le "parole" nei commenti somigliano ai "sanpietrini" lanciati per strada, senza preoccuparci di distruggere senza fermarci a pensare a cosa invece si può fare per migliorare. Kennedy diceva "non preoccuparti di quello che il tuo paese può fare per te ma di quello che tu puoi fare per il tuo paese". Grazie comunque a tutti per i complimenti all'intervista.
Vittorio Lussana - Roma/Milano/Bergamo - Mail - lunedi 17 ottobre 2011 20.4
RISPOSTA AL SIGNOR ROBERTO: caro lettore, il titolo di un'intervista non deve necessariamente riassumere l'argomento di fondo o il tema di cui l'interlocutore desidera parlare, magari perché maggiormente preparato sull'argomento. Un'intervista, infatti, è sempre un servizio di chi la firma, dunque del giornalista che ne è stato curatore e autore, il quale ha piena autonomia professionale per valutare quella che ritiene essere la notizia principale tra quelle esposte da un personaggio qualsiasi. In questo caso, essendo la testata a carattere nazionale, essa è destinataria di informazioni anche a chi non vive nel territorio della provincia di Roma. Ecco perciò perché l'articolista ha ritenuto, a nostro avviso opportunamente, di titolarla con le riflessioni dell'intervistata su un provvedimento di riforma che la riguarda anche personalmente, andando altresì 'controcorrente' rispetto al 'coro' quasi unanime favorevole all'abolizione delle province. Senza contare che abbiamo testimoniato come anche all'interno del Pd non vi sia, intorno a tale provvedimento, piena e assoluta concordia: qualche 'mal di pancia' esiste... Un cordiale saluto. VL
Anna - Roma/Italia - Mail - lunedi 17 ottobre 2011 19.22
Mi chiedo a cosa servano le Province, sono enti inutili, semplici contenitori che servono solo a dare poltrone. Magari venissero abolite, con un atto di coraggio da parte di questo governo!

Luigi - Latina/Italia - Mail - lunedi 17 ottobre 2011 19.19
Gentile direttore, mi complimento con lei e il suo giornalista, per aver affrontato in questa intervista, tra l'altro ben fatta, un tema così importante. Le risposte dell'assessore provinciale fanno ben sperare che si possa fare qualcosa nella lotta contro questo crimine.
Roberto - Roma/Italia - Mail - lunedi 17 ottobre 2011 18.30
Capisco che l'argomento "Province" sia di stretta attualità, ma mi pare che l'intervista verta prevalentemente sul fenomeno dell'usura, che pur non salendo spesso agli onori della cronaca, coinvolge, purtroppo, migliaia di persone.
Silvano Adami - Verona/Italia - Mail - lunedi 17 ottobre 2011 16.18
Indignato per il sostegno alla persistenza delle province. Qualsiasi cosa fatta dalle province può essere fatta da comuni, regioni o aggregazioni di comuni.
I politici, anche quando laici o "progressisti", pensano soltanto al numero di poltrone da occupare. Ho vissuto molti anni in altri paesi occidentali avanzati (UK, NL, S): il numero di politici è sempre enormemente inferiore che in Italia!


 1