Giorgio PrinziIl Comitato italiano per il rilancio del nucleare (Cirn) rimane sconcertato di fronte l’abissale superficiale ignoranza con cui preclare menti del talebano ecoambientalismo hanno reagito all’incidente di Marcoule, in Francia. È come se avessero paventato il diluvio di fronte ad un vago sentore di umido e, una volta sbeffeggiati, fossero tornati con più forza a manifestare la loro paranoia contro il nucleare al comparire di un velo di condensa sulle piastrelle del bagno, urlando “avevamo ragione è proprio il diluvio”! Nell’incidente non sono rimasti contaminati neppure gli addetti direttamente coinvolti dal getto di massa fusa radioattiva. Figuriamoci se l’Italia, il resto d’Europa e tantomeno il mondo intero hanno corso quei pericoli che si leggono nei commenti di certi moderni oscurantisti, gli odierni cacciatori di streghe. Una libera interpretazione degli “untori nucleari” appartenenti alla diabolica setta del Cirn? Assolutamente no: lo afferma il comunicato stampa dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare francese (http://www.asn.fr/index.php/S-informer/Actualites/2011/Centraco-autorisation-prealable-au-redemarrage-des-fours-et-niveau-1-INES), al quale richiamiamo e che riportiamo in calce tradotto in italiano. Siamo soliti affermare che quando non si danno i numeri, nel senso di quantizzare in modo oggettivo un evento, si “danno i numeri” nel senso gergale della dizione, cioè si parla a vanvera come hanno nel caso in oggetto fatto certi oscurantisti ecotalebani antinucleari. Elaborando i dati iniziali forniti dal gestore dell’impianto in cui è avvenuto l’incidente, i rottami metallici da compattare mediante loro fusione avrebbero presentato una attività per chilo una decina di volte più bassa di quella di un diffusissimo alimento indispensabile al corretto equilibrio fisiologico, quali le banane. Con quei dati, come correttamente abbiamo affermato in una serie di articoli consultabili nel web digitando “Prinzi, Marcoule, Banane”, sarebbero state le scorie metalliche a correre il rischio di venire contaminate da parte degli stessi addetti investiti dal getto fuso, persino nel caso non avessero avuto banane nel loro cestino della merenda. Al contrario, come si può verificare con una diversa ricerca sul web, certi nostrani ecotalebani hanno urlato all’ennesima catastrofe nucleare, al rischio di aree rese a lungo inabitabili da un incidente che, con i dati (non corretti) originari, coinvolgeva il trattamento di materiale con attività inferiore a quella naturale e fisiologica dello stesso corpo umano. Questi dati, come si apprende nel citato comunicato di Autorité de sûreté nucléaire (ASN) erano sottostimati per un fattore di circa 500 volte inferiore, in quanto l’attività delle 4 tonnellate di rottami metallici in fusione non era di 63 mila becquerel (disintegrazioni al secondo, ticchettii del contatore di radioattività), ma di 30 milioni di becquerel. L’Asn francese afferma esplicitamente che “nonostante il valore resti basso, l’Agenzia ha comunque richiesto al gestore di giustificare questa sua sottovalutazione”. Si legge nel documento che “sebbene le conseguenze dell’evento siano limitate, l’Asn ritiene che si tratti di un incidente industriale grave proprio a causa delle sue conseguenze umane”, ma che invece, proprio in ragione della bassa attività radiologica del forno di fusione l’evento viene classificato come di livello ‘1’ nella scala Ines. Classificato, non riclassificato. Forse, certi ecotalebani, oltre che di lezioni di fisica necessitano anche di qualche ripassatina di francese. C’è poi da dire che costruire una campagna mediatica solo sul dato delle disintegrazioni al secondo, senza tenere conto del tipo di radiazione connessa, è come mettere sullo stesso piano gli effetti del tic tac di un orologio, del crepitio di una mitragliatrice, del boato di un cannone. Diverso è il grado di penetrazione delle radiazioni alfa, beta e gamma. Le prime (il tic tac dell’orologio) vengono schermate da un foglio di carta, dalla nostra pelle, dagli indumenti; le seconde (la raffica di mitraglia) da fogli di metallo, per cui, a parità di disintegrazioni al secondo, i becquerel ‘beta’ generati da una persona (paradosso di Veronesi, per cui in camera da letto si potrebbero tranquillamente tenere i contenitori di scorie), ad esempio a causa del potassio ‘40’, che nel corpo umano è in media responsabile di circa 8 mila disintegrazioni al secondo, sono più efficaci di quelli interni a una massa metallica, che vengono addirittura schermati dallo stesso ‘contenitore’ in cui si generano, mentre quelle della compagna/o di letto non vengono schermate dal corpo che le emette; infine (il colpo di cannone) le radiazioni ‘gamma’, le più penetranti, che vengono schermate solo da significativi spessori di metallo o calcestruzzo. Poi c’è da tener presente che gli effetti sanitari dipendono sia dalla dose assorbita, sia dal particolare tipo di radiazione. L’unità di misura più adatta a descrivere questi effetti è il ‘rem’ (nell’uso pratico il millirem) che riconduce gli effetti sanitari indotti alla dose equivalente di raggi ‘X’ che produrrebbe sull’uomo gli stessi effetti di quella specifica dose di radiazione. Ci fermiamo qui. Il nostro proposito era solo quello di fare comprendere come sia facile parlare a sproposito senza avere conoscenza della materia trattata, anzi, facendosi spargitori di paure e psicosi si è più efficaci, nella comunicazione, dei tecnici di settore, in quanto si parla non alla ragione e alla competenza, ma agli ancestrali meccanismi psicologici che portano a temere l’ignoto, quello che, come la fisica, appare oscuro, quindi diviene il buio popolato da mostri e fantasmi, tra cui il fenomeno naturale della radioattività, che è parte di noi stessi in quanto tutti gli esseri umani hanno una dose di radioattività. I recettori della più retriva e oscurantista comunicazione eco talebana sono, purtroppo, decisori con un grado di competenza specifica tipo quella che li porta a ritenere che per fare transitare i neutrini sia stato necessario scavare una costosissima galleria di oltre 731 chilometri. Coloro che la veicolano sono quegli operatori dell’informazione dai cui articoli risulta evidente che non riescono a discernere tra energia e potenza e che usano a vanvera le rispettive unità di misura. Non se ne rendono conto, ma è come se scrivessero di linguistica ignorando la differenza tra vocali e consonanti, usando le due dizioni secondo l’estro del momento. Solo che parlando di energia e di questioni tecniche a vanvera si producono sull’opinione pubblica effetti devastanti, che la inducono a scelte e comportamenti assurdi.




Segretario nazionale del Comitato italiano per il rilancio del nucleare (Cirn)
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Rocco Stasi - Tricarico/Italia - Mail - lunedi 17 ottobre 2011 23.10
Non ci sono rassicurazioni che tengano, caro signore. Il nucleare se lo faccia a casa sua. Il popolo italiano si espresso chiaramente, per cui si metta l'anima in pace: investa soldi ed impegno in un bell'agriturismo o magari, se il nucleare le piace tanto, si trasferisca in Francia. Cordiali saluti.


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