Antonio Di GiovanniL'attuale Governo, nonché tutti i politici di destra e di sinistra di questo Paese, ormai non hanno più il senso della misura, in nessun campo. Una politica senza più valori, corrotta, autoreferenziale, lontana dalle aspettative dei cittadini e, soprattutto, ingrata verso il proprio Paese. A nulla valgono i sentori di un malessere diffuso nella società e a nulla valgono i campanelli d'allarme suonati dall'economia e dall'andamento di una crisi che va sempre più verso una deriva nichilista, dove oggi, gran parte delle persone pensa che l'ipotesi più sensata di fronte alla sfida della propria esistenza sia quella di arrendersi al nulla. Niente di più sbagliato in questo tipo di atteggiamento: bisogna svegliarsi e scuotere questo sistema che ci sta rendendo vittime di una 'sindrome di Stoccolma', in quanto ci stiamo innamorando dei nostri 'aguzzini'. Accettiamo le misure delle varie finanziarie che si susseguono senza ormai più contestare, se non con sparute manifestazioni quasi sempre politicizzate e strumentali. Il carburante sale alle stelle mentre il prezzo del greggio va giù, i calciatori multimilionari addirittura scioperano, mentre i precari vanno a lavorare per 500 euro al mese, crescono le tasse che vengono pagate sempre dai lavortatori dipendenti, mentre intere categorie commerciali e professionali continuano a evadere il fisco. Insomma, chi ha perso il senso della misura? Chi ci governa, o noi cittadini che non abbiamo più la capacita di reagire? Diciassette regioni su venti rischiano di registrare un livello di consumi inferiore a quello del 2000, secondo Confcommercio, e si continuano a prendere provvedimenti 'tampone' evidenziando una incapacità di governo sia strutturale, sia professionale. L'incapacità di non saper programmare ci ha portato a subire continui provvedimenti sottoforma di decreti urgenti e di misure per tamponare le emergenze, vedi immigrazione, speculazione economica, criminalità. Quest'incapacità, dovuta alla mancanza di una classe politica di maggior qualità, oggi è per il 90 per cento fatta di dirigenti improvvisati, amici degli amici che vengono candidati più per opportunità che per capacità. Si parla sempre di ricambio generazionale, di spazio per i giovani, di nuovi soggetti di alto profilo professionale, ma si continua a perseguire la logica della raccomandazione di Partito: l'imprenditore amico del politico, la moglie dell'ex sindaco o dell'assessore di turno, l'amico del costruttore, per proseguire con figure meno rilevanti ma sempre collocate con la logica dell'opportunismo. Chi è causa del suo mal pianga se stesso verrebbe da dire, ma non è così, perché dentro ognuno di noi alberga la dignità, basterebbe solo rimetterla in moto, scuoterla e fare in modo che nessuno possa più calpestarla. Se si vuole riprogettare lo Stato incentrandolo in un'ottica federale, i tre livelli di potere (Comune, Regione e Stato) sarebbero più che sufficienti. Se, invece, si vuole tornare al vecchio centralismo statale, il potere delegato alle Regioni risulterebbe inutile. Ad oggi, l'Italia appare un Paese con un ordinamento 'ibrido', sia federale, sia statalista. E non solo, continua a mostrare una 'macchina' burocratica inefficiente, vittima di un clientelismo che provoca soltanto danni. Quattro livelli di potere, considerando le Province,  non ce li possiamo economicamente permettere, in quanto dannosi per lo sviluppo e la crescita del Paese. C'è da dire che, ormai, non si salva più nessuno, né  l'attuale maggioranza, né l'opposizione, che resta vittima della mancanza di proposte, spesso aggrappata anch'essa a categorie culturali e meccanismi di stampo ottocentesco. Una totale confusione su chi difende chi e su chi tutela cosa in un Paese che, di fatto, non si sente più rappresentato. Operai, precari, studenti, pensionati, casalinghe hanno perso i loro riferimenti, ormai lanciati sulla scia del profitto personale, di una politica affaristica che nulla ha a che fare con quel "senso della misura" che dovrebbe attenuare la morsa di questa pressante crisi economica e sociale.
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Antonio Di Giovanni - Roma - Mail - venerdi 9 settembre 2011 10.37
Gentile Sig. Cadorna, la mia in effetti non era un analisi, pertanto non volevo scendere in profonditÓ. Ho solo voluto dare, piccoli spunti, nel tentativo di spingere il lettore ad una riflessione. Grazie comunque per il commento.
Carlo Cadorna - Frascati - Mail - martedi 6 settembre 2011 16.16
E' un'analisi un p˛ superficiale. Intanto bisognerebbe stabilire se Ŕ ancora possibile un livello di crescita effervescente.
Oppure se dobbiamo rimettere i remi in barca e ridurre il nostro livello di vita complessivo.


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