Maria Grazia d'Errico

Da alcuni anni è in corso una campagna di rilancio dei programmi nucleari per la produzione di energia. Angelo Baracca, docente di Fisica all’Università di Firenze e collaboratore dell’Università de L’Avana (Cuba), nel suo ultimo libro: “L’Italia torna al nucleare? I costi, i rischi, le bugie”, edito da Jaca Book, ci avverte dei pericoli di un simile ritorno al passato.

Professor Baracca, a quali conclusioni è giunto, attualmente, il dibattito per un eventale ritorno del nostro Paese all’energia nuclerare?
“Nel nostro Paese, il dibattito sul nucleare è stato chiuso ufficialmente dal referendum del 1987, ma alcune ‘lobbyes’ sono tornate a fare pressioni. Il recente annuncio del Governo di una prossima ripresa dei programmi nucleari non giunge del tutto inaspettato, ma ha comunqe messo in subbuglio tutti gli ambienti interessati e un’opinione pubblica informata in modo assai parziale”.
 
Che tipo di energia è quella prodotta attraverso il nucleare?
“Quella nucleare ‘civile’ è un’energia che si ricava dalla trasformazione di alcuni ‘nuclei’ di uranio in ‘nuclei’ di plutonio. Si ottiene, così, una reazione altamente energetica che produce due elementi: l’energia effettivamente utilizzabile e le scorie radioattive, le quali costituiscono il problema principale, poiché non possiedono un proprio sito in grado di garantire uno smaltimento sicuro. Ricordiamo ad esempio quanto accaduto nel 2003, quando un’intera regione, la Basilicata, per protesta, si fermò al fine di impedire la realizzazione di un deposito geologico di scorie. Queste, infatti, sono estremamente pericolose per la salute dei cittadini, poiché possiedono tempi di ‘decadimento’ che vanno dai 200 fino ai 24 mila anni. Si tratta, insomma, di un problema che non è mai stato risolto, né in Italia, né tantomeno all’estero”.

Ma qualcuno ha affermato, di recente, che la questione sarebbe superabile tramite i futuri reattori di IV generazione…
“I reattori di IV generazione, che i sostenitori del nucleare ci ‘vendono’ come già pronti, in realtà non saranno utilizzabili sino al decennio 2030 – 2040. Inoltre, hanno costi esorbitanti, che l’Italia non è in grado di sostenere, anche perché comprendono una serie di spese militari a garanzia della sicurezza degli impianti stessi dagli attentati terroristici sommate a quelle destinate allo smantellamento della centrale nucleare quando essa giunge al termine della propria attività. Si tratta di un’impresa difficilmente sostenibile per qualunque industria privata. Di conseguenza, lo Stato si vedrebbe costretto ad intervenire a copertura dei costi, aumentando le tasse dei contribuenti. In breve, il basso costo dell’energia in ‘bolletta’ si vedrebbe ‘compensato’ da forti aggravi fiscali in termini di imposte. E’ pur vero che i reattori di IV generazione sarebbero persino capaci di produrre idrogeno e di dissalare le acque delle zone desertiche. Tuttavia, essi sono soprattutto destinati a sostituire quelli di II e III generazione, ritenuti inefficaci e pericolosi. Nel frattempo, nulla garantisce che avremo le risorse adatte sino a quella data. Consideriamo, ad esempio, l’uranio: l’85% dei giacimenti è in mano a sette compagnie e potrebbe presto esaurirsi. Dunque, non abbiamo tempi certi e, se si assume la decisione di ‘imbarcarci’ in un programma nucleare, per poter ammortizzare i costi non basterà certo la semplice messa in funzione di una o due centrali”.
 
Le aziende che producono componenti per l’energia nucleare per uso civile molto spesso sono le stesse che producono anche armamenti atomici per fini militari: ciò può comportare un rischio di ‘contaminazione’ tra i due settori?
“Certamente: i metodi di lavorazione si basano su un ciclo ‘tradizionale’ analogo sia per la pruduzione civile che per quella militare. Pertanto, allorquando un Paese decide di sviluppare un programma nucleare, potenzialmente può disporre anche la realizzazione di progetti militari non sempre controllabili dai trattati internazionali di non proliferazione. Dirò di più: più che un rischio di ‘contaminazione’, potremmo trovarci di fronte ad un vero e proprio ‘avvelenamento premeditato’. Attualmente, i due Paesi che hanno accumultato ingenti quantitativi di plutonio sono il Giappone e la Germania”.
 
A proposito del Trattato di non proliferazione nucleare, firmato nel 1968 ed entrato in vigore nel 1970: secondo lei è ancora un punto di riferimento, in termini di politica internazionale, oppure ha perso la propria valenza?
“Quel Trattato è in vigore ed è cogente, ovviamente. Ma in realtà è stato concepito come un ‘grande compromesso’: gli Stati che non avevano armi atomiche si impegnavano a non produrne in cambio dell’impegno, da parte delle potenze che si erano già dotate da tempo di armamenti nucleari, ad effettuare il proprio disarmo. Si tratta palesemente di un impegno non mantenuto: è come dire che una legge c’è, ma che non viene rispettata”.
 
Silvio Berlusconi ha definito il referendum elettorale del 1987 contro il nucleare “una sciagura”, perché avrebbe lasciato l’Italia “indietro” rispetto ai programmi energetici degli altri Paesi: lei pensa che ci sarà un altro referendum, in futuro, in merito a questa materia?
“No, credo di no. Anche perché non penso sia importante proporre un referendum, quanto un’informazione e soprattutto una coscienza civile responsabile delle proprie azioni per il benessere di tutti. Io voglio evitare ogni polemica, ma non credo che in questi anni si sia perso del tempo. Anzi, è vero l’esatto contrario: la sperimentazione sui reattori si è dimostrata largamente fallimentare e molto denaro è andato sprecato…”.
 
Io provengo da una località in provincia di Foggia, Alberona, che ha scelto l’eolico come fonte di energia alternativa, anche se si è trattato di una decisione che ha generato numerosi contrasti tra la locale amministrazione comunale e le diverse associazioni ambientaliste: lei ritiene che una soluzione potrebbe essere quella di una ‘convivenza’ tra distinte fonti di energia?
“Lo escludo categoricamente: innanzitutto, il dibattito sul nucleare rappresenta un discorso a sé, assai lontano dalle altre opzioni. In secondo luogo, ogni ipotesi per uno sviluppo energetico ‘misto’ non prevede che svantaggi. Meglio, a questo punto, investire in altre forme di energia rinnovabile, come l’eolico, il solare ed il fotovoltaico, pur risultando fondata l’obiezione circa i loro costi, che allo stato sono ancora considerevoli. La verità è che, in Italia, è mancata un’autentica programmazione energetica a causa dell’illusione che tutto potesse essere regolato e risolto dal libero mercato”.
 
Un’ultima domanda: secondo lei, la scienza è responsabile dei grandi problemi dell’umanità?
“Assolutamente sì: è fuori discussione che la tecnologia non possa e non debba fermarsi, ma non bisogna nemmeno adottare la logica del profitto come principale criterio dirimente. Dobbiamo invece imparare a vivere in armonia con la natura, la quale non può essere espropriata del proprio ruolo. Solamente così potremo riuscire ad ottenere, un giorno, il migliore dei mondi possibili”.

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Maria Costanza - Alberona - Mail - giovedi 2 ottobre 2008 10.44
Per prassi rinnovo i complimenti a Magghy per la bella intervista^_^ tocca sempre argomenti moooolto "scottanti" e i commenti e le opinioni varie ne sono una prova...
personalmente non sono propensa al ritorno al nucleare...sarà che nel mio cervellino frulla sempre il pensiero di Chernobyl (mi riaggancio a Lucia, ho avuto modo di testare personalmente lo stato di salute di questi bambini che non è affatto entusiasmante)...sarà che nessuno vuole le centrali o i centri di stoccaggio sotto casa: è praticamente impossibile installare delle discariche per rifiuti solidi urbani, figuriamoci se si parla di scorie radioattive...e poi se dovesse comportare una maggiore pressione fiscale (dove trova lo Stato tutti i soldi per la gestione degli impianti ecc ecc.) vorrei solo vedere quanta gente sarebbe propensa...almeno io la penso così, parlando da ragazza tiepidamente informata sull'argomento!
Zeno - reggio emilia - Mail - mercoledi 1 ottobre 2008 23.10
Chiedo scusa, non volevo, nè infamare, nè essere capzioso. Ho solo rilevato quello che oggettivamente era un'inesattezza non così seconaria come dire che la macchina può usare combustibili diversi.
Per il resto le scorie sono trattabili statisticamente in sicurezza, lo si fa da anni, solo che il problema è nella parola "statisticamente", ovvero la probablità di disastro non è nulla.
Infine definire fallimentare una ricerca che è ancora in divenire mi è sembrata una posizione in po' preconcetta, ma in effetti devo aver capito male.
Concludo, a scanso di equivoci, visto che non era chiaro nel mio precedente commento, che sono contrario ad un ritorno al nucleare nel modo così frettoloso come quello annunciato.
Saluti. Zeno
Luigi Calzini - Roma - Mail - mercoledi 1 ottobre 2008 15.3
è fuori discussione che la tecnologia non possa e non debba fermarsi, ma non bisogna nemmeno adottare la logica del profitto come principale criterio dirimente. Dobbiamo invece imparare a vivere in armonia con la natura, la quale non può essere espropriata del proprio ruolo. Solamente così potremo riuscire ad ottenere, un giorno, il migliore dei mondi possibili”.
Condivido appieno il pensiero di Baracca espresso in quest'ultima frase dell'ottima intervista della Dott.ssa D'Errico
marco - ROMA - Mail - mercoledi 1 ottobre 2008 11.33
Cara mary , come sai, io sono favorevole all'energia nucleare. Anche se ho l'impressione che in Italia non ci sarà mai, questo non per questioni ideologiche naturalmente ma solo per questioni logistiche. Non esiste al mondo un'energia che possa soddisfare il nostro fabbisogno come quella nucleare. Scarseggiando il petrolio non potremo andare certo in giro con le nostre automobili pedalando.
Cordiali saluti
MARINA - ROMA - Mail - martedi 30 settembre 2008 14.40
CONDIVIDO PIENAMENTE IL VS PUNTO DI VISTA E, COME MAMMA, NON INTENDO LASCIARE A MIO FIGLIO UN MONDO PIU' PROBLEMATICO DI QUELLO CHE GIA' E'. SAREBBE BELLO CHE OGNUNO DI NOI PENSASSE UN PO' DI PIU' ANCHE A COLORO CHE VERRANNO DOPO DI NOI. IN FONDO , QUESTA TERRA CE L'ABBIAMO TUTTI SOLO IN PRESTITO! SE FOSSIMO NOI I PROSSIMI INQUILINI? CI PIACEREBBE RICEVERE UN APPARTAMENTO SIMILE IN EREDITA'?
Vincenzo - Cosenza - Mail - lunedi 29 settembre 2008 17.25
Magghy io sono sempre più convinto del NO NUKE!!!! Speriamo che ci siano tante Alberona.....dove si respira aria pura e incontaminata....Ognuno rimanga delle proprie opinioni senza prevaricare gli altri.... per il momento NO NUKE!!!!!!!!
Grande intervista....brava.
Vittorio Lussana - Roma - Mail - sabato 27 settembre 2008 13.15
Egregio sig. Zeno, la domanda riferita alla conversione dell'uranio in plutonio rivolta dalla dott.ssa D'Errico era di carattere generale, al fine di introdurre l'argomento senza alcun riferimento tecnico al funzionamento specifico dei reattori nucleari. E' come se io le dicessi che un automobile funzione grazie alla combustione di benzina e lei obiettasse che le vetture si muovono anche a metano e a gasolio. Dunque, la sua obiezione è vistosamente capziosa, tesa a screditare non solamente l'interlocutore ma anche il lavoro della nostra redazione. Essere favorevoli o contrari all'energia nucleare è una questione che dev'essere affrontata in buona fede, altrimenti l'informazione diviene mera percezione. E tenga presente che tale critica le viene mossa da una persona che è favorevole ad un utilizzo consapevole dell'energia nucleare.
Cordiali saluti.
VITTORIO LUSSANA
Mria Grazia - Roma - Mail - sabato 27 settembre 2008 10.26
Voglio rispondere direttamente e personalmente al sign. Zeno che ha giudicato quanto riportato 'un errore grossolano'. Dovrebbe rileggersi l'intervista con più attenzione. Si chiedeva che tipo di energia è quella prodotta dal nucleare, non si parlava nello specifico di centrali nucleari. Da contestare, invece, le sue affermazioni a proposito delle 'scorie statisticamente gestibili'. Questa è una sua opinione del tutto personale e tutta da dimostrare.
Concludo dicendo che il Prof. Baracca non ha assolutamente voluto demonizzare la questione 'ricerca'. Anzi è vero il contrario e cioè che la sperimentazione in questi anni è andata avanti, è stata fatta sui reattori e non si è arrivati ancora a nessuna svolta epocale.
Avere una propria opinione sul nucleare è sacrosantamente doveroso, 'non volere capire' quanto scritto è davvero tutta un'altra faccenda.

Zeno - Reggio Emilia - Mail - sabato 27 settembre 2008 9.50
Egragio prof. Baracca, spero che sia un errore giornalistico, ma nelle centrali nucleari non si ha la trasformazione di uranio in plutonio. Tale processo si ha in effetti nei pochi reattori breeder in funzione, ma ha come scopo secondario di autoprodurre contestualmente combustibile mentre si produce energia, sistema che molto teoricamente renderebbe un paese energeticamente indipendente per lungo tempo. Errori così grossolani inficiano l'autorvolezza di tutto l'articolo e dimostrano una scarsa conoscenza della realtà.
Poi le eccezioni da lei sollevate ci stanno tutte, ma rimane il fatto oggettivo che oggi l'energia nucleare è una fonte statisticamente sicura, perfino le scorie sono statisticamente gestibili in sicurezza.
Il problema Italia invece è un altro e deriva dall'incapacità tutta nostra di poter gestire cose così complicate e delicate, quindi il problema non è nello stato della tecnica in se, è in una classe politica dirigente incapace ed in sistemi di selezione dei dirigenti molto poco meritocratici. Poi c'è un problema di territorialità: con i fiumi che perdono le loro portate già faremo fatica a raffreddare le centrali tradizionali, figuriamoci una nucleare. Allora non ci restano che le coste: Rimini, Forte dei Marmi, Ostia? Infine c'è un problema di bilancio: non credo che abbiamo i soldi per farne tante, visto che stiamo ancora pagando lo smantellamento delle vecchie.
Quindi egregio professore sono sicuro che possiamo stare tranquilli: siamo di fronte all'ennesimo spot propagandistico di un esecutivo che vive più di fumo che atti efficaci, poi se si costruirà un centrale la speranza è che i politici abbiano il buon senso di fare un passo indietro. Concludo dicendo che da un professore universitario non mi sarei aspettato una demonizzazione della ricerca: su quali basi la definsice fallimentare? Proprio il blocco dei programmi di ricerca è stato l'unico vero dramma del referendum ed è un bene che su questo campo si torni ad investire da subito. Cordiali saluti. Zeno
Arpo - Roma - Mail - sabato 27 settembre 2008 9.38
Non mi intendo di energia nucleare e di centrali terza, quarta generazione. Non posso che essere d'accordo con Angelo Baracca. E' sacrosantamente vero che la tecnologia, invece di usarla per il benessere collettivo, viene sempre e sempre usata per il benessere materiale ed egoista dei pochi. E chi sono quei pochi su questo pianetà? Esattamente coloro che andrebbero fatti camminare, per il resto dei loro giorni, sulle ginocchia, in attesa vengano poi processati da un Dio, se davvero è ancora lì.
Il primo problema è l'INFORMAZIONE, dolce Magghy. Ripartire davvero da zero. Abbiamo scherzato.

Complimenti per l'intervista Magghy.



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