Giuseppe LorinNicola Laguardia è un giovanissimo artista che ha scelto il nome d'arte di Polemica. Ama la musica fin da bambino e ha scelto il rap come proprio percorso musicale. Un cammino che lo ha portato alla vittoria del LazioSound, il concorso promosso dalla Regione Lazio, nella categoria Urban Icon. E' appena uscito il suo nuovo singolo, intitolato: ‘Ammazzerò’. Abbiamo voluto incontrarlo, per conoscerlo meglio e rivolgergli qualche domanda.

Polemica, dopo aver vinto, a soli 17 anni, il LazioSound Contest, stai uscendo con il tuo primo singolo: come ha impattato questa vittoria sul tuo percorso e nella tua vita?
“Avevo tanta voglia di fare. E LazioSound era l’occasione per portare il mio progetto su un nuovo livello. Il percorso del contest è stato incredibilmente emozionante. Ricordo ancora, quando ho festeggiato con la mia ragazza subito dopo la chiamata che annunciava la mia selezione per la semifinale, i codici Qr che i miei amici hanno distribuito in giro per dire alla gente di votarmi per la selezione finale. L’esperienza di LazioSound mi ha dato tanto anche per quanto riguarda i live: ho avuto l’occasione di cantare in apertura al concerto di Myss Keta, nella splendida cornice, tra l’altro, del castello di Santa Severa. Credo che sia stato molto importante per me. L’emozione era immensa quando, sceso dal palco, la gente è venuta a farmi i complimenti. La risposta che ricevo dal pubblico quando canto dal vivo è una delle cose che più mi interessa: mi rende soddisfatto di quello che sto facendo. E farlo per un pubblico così importante è stato veramente unico. Con il campus formativo offerto da LazioSound, mi sono sentito coinvolto in un contesto fantastico e, finalmente, ho potuto relazionarmi con tutto ciò che concerne la musica, oltre l’aspetto prettamente artistico. Tutto questo mi ha dato la possibilità di capire cosa significa lavorare con la musica. LazioSound ha impattato sulla mia vita a 360 gradi: ho fatto tesoro di tutto ciò che ho imparato e sto cercando, grazie a questo, di portare il mio progetto su un ulteriore livello”.

Il singolo ‘Ammazzerò’ è un inno contro la noia, ma anche una disamina sociale: tu pensi che sia realmente la noia, il nemico peggiore della tua generazione?
“La noia non è un nemico: è un pretesto per agire. È inevitabile cadere in momenti di noia. L’importante è che questa non prenda il sopravvento e utilizzarla a proprio vantaggio. Io penso che il nemico peggiore della mia generazione sia questa necessità, inspiegata, di rilegare problemi che riguardano tutti a una sola generazione. Il mio brano non parla di una generazione. Più semplicemente, invito a non restare fermi davanti alle ingiustizie sociali della nostra società: chi l’ha detto che ciò riguardi solo la mia generazione? Io parlo per tutti e a tutti. Non credo in questa cosa delle generazioni. Il mio nemico è l’indifferenza. Dunque, la mia canzone è un invito per chiunque la pensi come me”.

Il tuo è un rap particolare, cantautorale e ‘Ammazzerò’ ne è la dimostrazione: chi sono i tuoi riferimenti musicali principali?
“Non ho mai sentito l’esigenza di legarmi a un genere: faccio rap, perché uso la poesia come strumento per far sentire le mie idee, non per questioni di ‘estetica del suono’. Ovviamente, vengo influenzato da ciò che ascolto: sicuramente, non posso non citare Fabri Fibra, il mio idolo. Ascolto anche molto rap Lo-fi (Rxseboy, per esempio…) e sono un grande appassionato del primo rap italiano: Cor Veleno, gli Assalti, Colle Der fomento. Tuttavia, nella mia playlist non possono mai mancare giganti come Guccini, Ivan Graziani e Rino Gaetano”.

Cos’hai in cantiere, dopo l’uscita di questo singolo? Quali sono i tuoi progetti futuri?
“Ho in cantiere tanta voglia di fare poesia per essere utile a chi mi ascolta. Voglio poter sfruttare il potere mediatico della musica. Non ho intenzione di fermarmi con le pubblicazioni: a brevissimo uscirà un nuovo singolo sul quale non voglio dirvi niente. In seguito, darò vita anche a un progetto più grande, per poter affermare il mio pensiero in maniera chiara”.




La foto utilizzata in apertura della presente intervista è uno scatto di Simone Bureca, che ringraziamo

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