Vittorio LussanaLa consigliera regionale del Lazio del Partito democratico, Eleonora Mattia, ricopre anche la carica di presidente della IX commissione legislativa: Lavoro, Pari opportunità, Formazione, Politiche giovanili, Istruzione e Diritto allo studio. Si tratta di una ragazza decisamente interessante, destinata a fare molta strada in politica, sia per le 'grintose' qualità personali, sia per il generoso impegno che sta affrontando in questi anni nel proprio ruolo. Uno sforzo riconosciuto con obiettività da più parti, per competenza, equilibrio e sensibilità. In quanto presidente di una commissione legislativa importante, non potevamo non chiederle un parere in merito al 'ddl Pillon', che ha sollevato le nostre perplessità. E abbiamo scoperto di non essere affatto finiti 'fuori strada' nel voler manifestare le nostre critiche e i nostri dubbi.

Eleonora Mattia, lei come giudica il disegno di legge del senatore della Lega, Simone Pillon, sugli affidi condivisi? Si tratta di un arretramento?
"Il disegno di legge Pillon contiene tanti di quegli elementi critici che, di conseguenza, segna un grave passo indietro nella tutela dei minori e dei loro diritti. A leggere bene l'impianto della legge e gli elementi che essa contiene, si nota subito il senso di continuità con altri provvedimenti adottati da questo governo sui temi dell'immigrazione e del disagio, in cui si fa leva sulle insicurezze dei cittadini per proporre soluzioni qualunquiste su questioni molto delicate, quale quella della separazione e ciò che essa comporta in termini economici e di relazioni".   

Dividere l'affidamento e la collocazione dei figli minori esattamente a metà è un tentativo di risolvere tramite una norma qualche eccesso di interpretazione della legge n. 54 del 2006, accusata di essere troppo favorevole per le madri?
"Sì. E' evidente che il 'ddl Pillon' punti a cavalcare il 'luogo comune' del padre impoverito e della mamma usurpatrice da ridimensionare, con risposte becere e distanti dalle singole realtà. Fissare in modo automatico e obbligatorio i tempi di affidamento e di permanenza presso ciascun genitore, indipendentemente dalla volontà contraria dei figli e senza tener conto della loro età, evidenzia una concezione del minore come 'oggetto materiale', da dividere tra gli adulti e non di un bambino con le proprie esigenze da far vivere nella massima serenità, secondo un'organizzazione regolare e stabile".

In pratica, stabilire per legge la perfetta parità temporale negli affidamenti dei figli minori è un ribaltamento tra mezzi e fini?
"Non c'è niente di più sbagliato che pensare la bigenitorialità come il tempo che i figli trascorrono con i genitori, bensì come il diritto del minore a poter contare nella presenza stabile e continuativa di entrambi i genitori, che devono collaborare nel dargli assistenza, educazione, istruzione, evitando di coinvolgerli in quelle tensioni e liti che scaturiscono dalle separazioni".

Lei ritiene sia in corso il tentativo di depotenziare lo strumento del divorzio, al fine di renderlo sconveniente o poco efficace?
"Di sicuro, si espone la donna, oggettivamente soggetto più debole in caso di separazione, a situazioni di grande rischio e disagio. Trovo per esempio inaccettabile che venga introdotta la mediazione obbligatoria, in evidente violazione della Convenzione di Istanbul del 2011, ratificata dall'Italia nel 2013, la quale vieta il ricorso alla mediazione nei casi in cui si siano verificati episodi di violenza. Di fronte all'obbligatorietà della mediazione, peraltro a pagamento, visto che non è prevista l'ammissione al patrocinio gratuito, è naturale che i soggetti più deboli possano decidere di non intraprendere un percorso di separazione, per evitare ripercussioni di qualsiasi natura".

E' forse in atto un tentativo di tornare a una visione schematica della famiglia e della società? E perché? Chi ci guadagna?
"Chi ci guadagna da questa legge dovrebbe spiegarlo chi l'ha scritta. Personalmente, riesco solo a vedere chi ci rimette: è evidente che, se dovesse essere approvato, questo progetto di legge avrà l'effetto di evidenziare gli squilibri familiari, accentuando la posizione del soggetto più forte, anche sul piano economico, a scapito di quelli più deboli, quindi su tutti i figli coinvolti, ma anche le donne, se si pensa che, dai dati Istat, soltanto nel 60% delle famiglie la donna lavora, con redditi quasi sempre inferiori a quello del marito".

Qualche caso marginale di 'alienazione genitoriale' può bastare a giustificare un provvedimento che rischia di essere più dannoso che utile?
"Nulla giustifica l'impianto del ddl Pillon: è sbagliato nei principi ispiratori e, non di meno, nelle soluzioni che va a proporre. Penso alla soppressione dell'assegno di mantenimento, a quello che può provocare la suddivisione temporale paritaria tra genitori che vivono in quartieri, se non città, diversi o, peggio, per figli in età di allattamento, o con qualche forma di disabilità. Per non parlare del figlio maggiorenne non autosufficiente, che per vedersi riconosciuto il diritto al mantenimento deve presentare domanda al giudice nei confronti di entrambi i genitori. Misure a dir poco stravaganti. Vale, infine, la pena ricordare che in moltissime separazioni consensuali il giudice deve intervenire, per imporre al padre di trascorrere più tempo con i figli e non il contrario. Proprio per questo, l'obiettivo condiviso da operatori e associazioni che si occupano di diritti della famiglia e dei minori è quello di giungere a una quanto più ampia presenza dei due genitori, non attraverso le imposizioni previste da questo disegno di legge, bensì attraverso politiche di diffusione della cultura dei diritti e di sostegno alle famiglie".




(intervista tratta dal n. 43 della rivista mensile 'Periodico italiano magazine', novembre 2018)
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Franca Bimbi - padova - Mail - lunedi 26 novembre 2018 17.30
La legge del 2006 stata un errore che ha aperto una strada.
La compianta Letizia Gianformaggio e il dibattito di molte avvocate femministe aveva gi messo in guardia...
Ripensare da capo il "diritto per due" (titolo di un bel libro di Tamar Pitch) servirebbe alla politica di oggi...visto che non abbiamo imparato molto dall'appena ieri (me compresa).


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