
Lo scorso 11 aprile 2026, è stato inaugurato a Roma, lungo il Tevere, il 'Marevivo floating hub': una struttura galleggiante ormeggiata allo Scalo de Pinedo, che ospita il centro della biodiversità fluviale e urbana realizzato dal Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche, ndr) nell’ambito delle iniziative del 'Biodiversity Gateway'. Con il termine 'biodiversità' s’intende la varietà di tutte le forme di vita esistenti nel nostro pianeta. Il 'Biodiversity Gateway' diffonde le conoscenze sulla biodiversità, usando strumenti dedicati per trasferirle ai diversi settori della società e favorirne l’applicazione nella vita reale. All’inaugurazione era presente l’esploratore e divulgatore ambientale, Alex Bellini, che ha raggiunto in canoa il 'Marevivo' e a cui abbiamo rivolto alcune domande.
Alex, navigare prima nella vastità degli oceani, oggi su un fiume relativamente piccolo come il Tevere: che sensazione hai provato?
“La percezione dell’acqua non cambia: le emozioni ci sono sempre. Il concetto di infinita distesa d’acqua probabilmente ci viene in mente guardando le cartine geografiche, ma galleggiando da soli, ovunque si è, i nostri sensi non sono influenzati dalle distanze chilometriche. Le nostre vite sono interconnesse”.
Il Tevere è legato indissolubilmente a Roma, come il Gange, che tu hai navigato, all’India: che ricordi hai di quell’esperienza?
“Il Gange è il fiume sacro per gli induisti, che ancora fanno le abluzioni nelle sue acque, vi spargono le ceneri dei defunti, lasciano fiori e candele. Tuttavia, un momento è rimasto impresso nella mia mente: mentre ero lì, la carcassa di un animale è passata accanto alla mia zattera. Ho visto un uomo sulla riva e gli ho chiesto come mai nessuno se ne occupasse e l’uomo mi ha risposto che qualcuno, a valle del fiume, se ne sarebbe occupato. Sono rimasto a riflettere per un po'…. Io sollecito tutti a fare qualcosa, a non aspettare l’intervento di altri o a rimandare: tutti possiamo darci da fare per salvaguardare la natura contro l’inquinamento. E questo spazio, inaugurato oggi, ne è l’esempio. Dobbiamo impegnarci per rispettare la biodiversità e diffonderne la cultura”.


Archiviata la pagina del referendum sulla giustizia, ora, con la solita coerenza, la politica si applica alla riforma elettorale. Il Governo propone un premio di maggioranza che porta dal 40% dei voti ricevuti al 55% degli eletti. La segretaria del Pd, Elly Schlein, ha dichiarato che questo premio di maggioranza è “eccessivo, inaccettabile”. Noi che siamo per un sistema promozionale puro, senza alcun premio di maggioranza, ci permettiamo di ricordare (perché lo sa', eccome se lo sa’…) alla segreteria Schlein, che in Toscana, dove il Pd governa e ne beneficia, il premio arriva al 60%.


Un romano di età augustea, ogni anno arrivava a festeggiare, tra riti solenni e conviviali bevute in allegria, almeno 3 tipi di capodanni. Non solo quello di gennaio, ma anche quello di marzo e di luglio. Nella Roma anitca, infatti, si tenevano cerimonie pubbliche e private per celebrare l’inizio di un nuovo anno, alcune delle quali richiamavano la memoria di tempi molto antichi, ma mai del tutto dimenticati. Molte informazioni sui riti religiosi e le feste romane le conosciamo attraverso i 'Fasti' di Ovidio. Grazie a un dotto lavoro di ricerca svolto sugli annali di età repubblicana, l’autore delle 'Metamorfosi' e dell’Ars amandi ha restituito al lettore moderno un calendario poetico.




Nei giorni scorsi, è andato in scena, al Teatro 'Ugo Betti' di Roma, il 'Duello' di Luigi Cerri. L’opera, in un unico atto, ha proposto un intenso confronto psicologico, al fine di analizzare le zone più oscure della psiche. Più che uno spettacolo narrativo in senso tradizionale, la pièce ha cercato di ricostruire un’esperienza sospesa tra analisi e sogno, dove realtà e inconscio si confondono. Al centro della scena: una seduta di psicoanalisi. Da una parte, lo psicanalista, interpretato da Tommaso Barbato; dall’altra, la paziente, Francesca Romana Cerri, una donna inquieta e magnetica, che racconta con crescente trasporto frammenti di presunte vite passate. Le sue visioni emergono con una forza tale da incrinare progressivamente la razionalità della seduta, trascinando il pubblico in un viaggio travolgente tra realtà e memoria. La regia ha lavorato proprio sull’ambiguità tra il racconto della donna, frutto di un delirio e le tracce dei suoi vissuti precedenti. Il vero ‘Duello’ era cioè quello rappresentato dalla dissociazione tra queste due donne, senza risposte definitive, lasciando intatta la tensione tra il razionale e i ricordi. Quando la seduta esplode in un improvviso raptus violento, con l’aggressione dello psicanalista, il fragile equilibrio tra terapeuta e paziente si spezza definitivamente. Un duello nel duello, dunque: uno spettacolo nello spettacolo.

Il termine 'pippa' nel dialetto romano solitamente indica una persona incapace o di scarso valore. L’espressione viene utilizzata per denunciare, con amara ironia, l'ascesa sociale di incompetenti ai vertici delle istituzioni o delle aziende. Non si tratta di un fenomeno consapevole, derivante da una sorta di 'diritto alla mediocrità'. Al contrario, siamo di fronte al drammatico fallimento di un’intera generazione, che ha preferito proiettare un’immagine narcisistica, anziché cercare di risolvere una serie di gravi dissociazioni psichiche, se non addirittura psichiatriche. Come nel caso, ormai evidente, del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Il quale, sia ben chiaro, è solamente il sintomo di questa alienazione 'freudiana', che solo una società malata poteva produrre. In sostanza, un politico 'normale', come per esempio il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, viene visto come una specie di ragioniere del catasto, nonostante la sua personale preparazione. Tuttavia, in una società alienata, in cui tutto viene considerato un mero meccanismo senza alcuna concessione ai valori culturali di valutazione o di soppesamento, sono le 'mele marce' a prendere il sopravvento. E’ il trionfo dei “sembra” e dei “si dice”: conta solo ciò che appare, invece di quel che si è veramente. In secondo luogo, proprio le forze politiche 'populiste' che si professavano “identitarie”, dal punto di vista dei comportamenti concreti stanno dando prova di una totale mancanza d’identità, persino nelle loro leadership. Siamo cioè di fronte a una contraddizione continua tra ciò che si mostra in pubblico, rispetto ai comportamenti privati.

Si tratta di un 'biopic-road' movie d’annata, per vincere l’odio con la musica, oggi visionabile su Prime Video. Girato in modo magistrale, viene spesso ricordato dalla critica per le sontuose le interpretazioni di Viggo Mortensen, nel ruolo di Tony e Mahershala Ali (vincitore del premio Oscar 2019 come attore non protagonista) in quello di Don Shirley. In particolare, proprio il personaggio di Don Shirley è ispirato a Donald Walbridge Shirley e rappresenta la summa delle virtù di un essere umano, precluse fino ad allora a un uomo di colore (fu il primo grandissimo esecutore al piano di musica classica formatosi in Russia). Nel 1955, al suo primo album per la Cadence Records, intitolato 'Tonal Expressions', il giovane Shirley fu descritto dalla rivista 'Esquire' come “probabilmente il pianista più dotato del settore. Così bravo da non permettere paragoni”. Il leggendario pianista e compositore Igor Stravinsky, contemporaneo di Shirley, disse di lui: “La sua virtuosità è degna degli dèi”. Il film è ambientato nell’America di Frank Sinatra, Tony Bennett e Bobby Darin. Siamo nel 1962, il Bronx è il quartiere dove sono cresciute, a stretto contatto, intere generazioni di italoamericani, afroamericani, irlandesi e immigrati. Il buon Tony (detto Lip) Vallelonga si riunisce a tavola con la famiglia allargata: mangia spaghetti, polpette, gioca a carte nelle bische. Lavora al 'Copacabana', ma la mafia italiana quasi lo ammazza.