
E' in rotazione radiofonica ‘Requiem’, il nuovo singolo di AvA disponibile sulle piattaforme digitali di streaming: una rock ballad con profonde sfumature dark suggerita in sogno da un’entità astratta
‘Requiem’ è un sogno. E’ il respiro profondo prima del salto dentro l'abisso. L'attimo in cui senti il rumore del tuo cuore che si spezza e vieni travolto da mille schegge di specchi. E’ il momento esatto in cui ti arrendi al dolore e decidi di abbracciarlo, di arrenderti alla sconfitta invece che combattere. Una 'ballad urban pop' con profonde sfumature 'dark', un ritornello evocativo che precipita in un universo di luce. Un inno alla disperazione e alla resa dei conti con sé stessi. “Requiem è nata letteralmente da un sogno”, racconta AvA quasi confessandosi, “l’ho sognata così come la senti, quasi parola per parola, nota per nota. E’ talmente bella che temo non sia tutta farina del mio sacco: credo sia uno dei brani più belli e profondi che abbia mai scritto, anche se qualcuno (o qualcosa) me l’ha sussurrata all’orecchio”. Il videoclip di 'Requiem', diretto dal pluripremiato regista, Adriano Giotti e con la fotografia cinematografica curata da Giuseppe Pignone, già Dop (direttore della fotografia, ndr) di Coez e Samurai Jay (solo per citarne alcuni), racconta il confronto tra la protagonista ormai adulta e la nemesi della se stessa più giovane. L'assenza di sfondo e di dimensioni percepibili (grazie al sapiente utilizzo del bianco e nero) risucchia lo spettatore nel limbo interiore di AvA adulta, dove flash di luci accompagnano la danza dell'AvA più giovane, che tenta invano di comunicare con la sua nemesi. Le due protagoniste si cercano e si respingono senza riuscire mai a trovarsi, se non nel tragico finale, dove l'AvA adulta tiene in braccio l'AvA giovane ormai esanime, in una riproduzione iconica della 'Pietà' di Michelangelo. Come a voler significare che ciò che di noi è andato in frantumi con il passare del tempo, può ritrovarsi insieme solo alla fine e solo quando è troppo tardi per riabbracciare il nostro Io più innocente. Perché il tempo corrompe tutto e tutti (guarda il videoclip su YouTube cliccando QUI).


In Ucraina c'erano i nazisti; in Venezuela, i narcotrafficanti: c'è sempre un ottimo pretesto per fare una pessima scelta.


Succede a tutti, indistintamente, più volte al giorno: il telefono squilla e il display mostra un numero non presente nella nostra rubrica. E se fosse il corriere che attende fuori dalla nostra abitazione per notificarci una consegna?




Dal 17 al 19 dicembre scorsi, Base Milano ha ospitato il Museo Temporaneo delle Esperienze. Un progetto di Cimd (Centro internazionale di movimento e danza) che ha voluto porre in evidenza un tema fondamentale per la vita culturale contemporanea: la partecipazione. Per tre giorni, sei giovani artisti under 35 hanno condiviso con il pubblico pratiche corporee e processi creativi in forma 'circolare', con performance presentate 'in loop' e accesso gratuito su prenotazione. L’iniziativa è nata all’interno della residenza artistica 'Erbacce', attiva dal 2 dicembre scorso, in cui gli artisti hanno lavorato insieme a tutor affermati – tra cui Franca Ferrari, Francesca Grilli, Francesca Foscarini, Daniele Albanese e Daniele Ninarello – in un contesto che ha messo al centro lo scambio intergenerazionale, il 'peer-to-peer' e il confronto diretto con gli spettatori. L’idea era semplice e radicale: l’opera non è un oggetto da osservare, ma un processo che prende forma quando qualcuno lo attraversa. “L’atto artistico non può esistere senza la presenza dello spettatore”, ci ha detto Franca Ferrari, direttrice del Cimd, “quindi il pubblico non è chiamato a giudicare, ma a partecipare: può entrare e uscire liberamente, osservare l’evoluzione dei lavori, contribuire con la propria presenza alla crescita delle pratiche”.

Alla fine era vero che 'Buen camino', il nuovo film di Checco Zalone, non fosse granché. Una trama banale, all’interno della quale il protagonista si sente libero di riproporre quel che meglio sa fare: il 'tamarro' meridionale o il 'cafone arricchito', a seconda dei casi. Una sottesa critica alla subcultura piccolo borghese italiana, che rende la pellicola appena sufficiente. Ma tanto è bastato per innescare una 'polemica da autobus' contro il cosiddetto 'politicamente corretto'. Una diatriba che, ovviamente, si guarda bene dall’andare per lo meno a sfiorare il vero 'nocciolo' della questione: l’uso di precise metodologie di disinformazione ampiamente diffuse tra la popolazione attraverso i social network, congiunte con il ricorso a narrazioni demagogiche totalmente inattuali. Si reclama una sorta di libertà di falsificazione, in buona sostanza, secondo una visione assai poco fedele della società italiana e dei suoi multiformi interessi.

Eugenio Finardi torna al centro della scena come si torna a una storia d’amore che non ha mai smesso di parlare al cuore. 50 anni di musica autentica e libera sono una ricorrenza: una promessa mantenuta, un cammino fatto a testa alta, sempre fedele alla propria verità. In questo nuovo capitolo, il sentimento guida ancora una volta la sua ricerca, tra canzoni che attraversano il tempo e palchi che diventano luoghi condivisi di memoria e desiderio. Dal 12 dicembre scorso è arrivato in radio 'I venti della Luna': nuovo singolo estratto dal suo album di inediti, 'Tutto'. Nel brano, il vento, che è un semplice elemento naturale, è metafora di ciò che ci attraversa senza chiedere permesso: dalle tempeste interiori, alle feste inattese; dalle paure che bussano, alle gioie che sorprendono. Porta con sé la guerra e la speranza, la nostalgia che ritorna come un soffio improvviso. In contrasto, la Luna, dove “non c’è mai vento”, appare come un luogo immobile, sospeso, quasi senza battito. La canzone diventa così una riflessione poetica su ciò che ci mette in movimento, che ci fa sentire vivi anche quando tutto sembra fermo. Parallelamente, prosegue il tour in tutta Italia con due spettacoli che raccontano le due anime di Finardi: quella teatrale e narrativa e quella più energica e rock. I concerti sono tappe di un viaggio affettivo attraverso la sua storia e quella di chi lo ascolta da sempre.