Arianna De SimoneCosa si nasconde nella rassicurante familiarità degli ambienti domestici, nelle ombre degli spazi legati all’intimità della vita quotidiana? La ripetitività delle azioni quotidiane può essere interpretata come un rito quasi religioso? Queste e altre inquietanti domande vengono poste dalla mostra 'Obscured Existence', in esposizione fino al 10 dicembre 2023 presso l'Andito degli Angioni di Palazzo Pitti, a Firenze. Una 'personale' composta da 28 dipinti di Wang Guangyi, che ha voluto indagare, attraverso un percorso 'a tappe' distinto quattro distinti cicli, cosa ci sia davvero dietro la ritualità dei gesti di tutti i giorni e l’uso degli oggetti più comuni. Allo stesso tempo, le opere esplorano anche il modo in cui la cultura d’origine di ciascuno influenzi la percezione di un’opera d’arte. Il viaggio si apre con 'Daily Life', una serie di dipinti dipinti incentrati sull’intimità dei piccoli gesti abituali di ogni giorno. In questa prima serie, Wang Guangyi si ritrae in momenti della vita privata, solo, inerme di fronte alla propria corporeità; la ripetitività dell’ordinario assume quasi la valenza di un rituale, mentre l’incedere meccanico dell’abitudine si carica di un’aura sacra. In questi attimi noncuranti, l’uomo è capace di riconnettersi con se stesso: protette da quelle che l’artista definisce “strutture di potere”, le azioni individuali che si svolgono in uno spazio privato sono fessure sulla 'nuda vita', la parte di ognuno ancora immune dalle interpretazioni. Come quando, leggendo un libro, il senso della narrazione si svela man mano che la lettura procede, nella serie 'Ritual', che compone il secondo ciclo, la fragilità della figura umana lascia il posto alla mobilità inaccessibile dell’oggetto. Esso, spogliato della sua solita connotazione, diventa simbolo di una liturgia segreta e personale, traccia di un significato che supera le cose, suscitando sensazioni contrastanti. In 'Ritual n. 3', per esempio, l’artista protegge un normale water di ceramica bianca tramite un cordone rosso sorretto da due colonnine in ottone: il tipico separatore in uso nei musei o nei luoghi sacri. Dal paradosso scaturiscono due sentimenti opposti: l’inquietudine dovuta  alla consapevolezza che qualsiasi luogo può essere dichiarato inaccessibile e il sorriso, dovuto al fatto che si salvaguarda un oggetto di indubbia ordinarietà. In questo incontro di sensazioni, secondo l’artista, viene spronato il pensiero e, quindi, la consapevolezza di esistere. Il seme della mostra, però, arriva a piena fioritura solo con la serie 'Obscured Existence', che non a caso dà il titolo anche al concetto che l’ha generata. Riprendendo un’antica tecnica pittorica cinese, il 'Wu Lou Hen', l'artista inonda le sue figure di una fitta sgocciolatura, che ne cancella l’aspetto ordinario per rivelarne un’anima oscura, mistica, inafferrabile. Determinato a dimostrare come sistemi sociali differenti portino a una diversa comprensione del mondo, il pittore si immerge nell’iconografia occidentale, descrivendo le forme della tradizione cristiana attraverso un linguaggio a loro estraneo, orientale e personale. In 'Enlarged Medusa', ispirato dallo scudo di Caravaggio conservato alle Gallerie degli Uffizi, l’artista sovrappone all’immagine una particolare griglia a nove quadri, retaggio della tradizione cinese, che riduce la percezione estetica dell’originale e ne sminuisce l’intensità emotiva. Ne consegue che gli osservatori, spiazzati dall’imprigionamento della testa di Medusa, si ritrovano così a dover 'scavalcare' visivamente il famosissimo dipinto del Caravaggio, per afferrare invece la verità sepolta nell’opera. Il percorso si chiude con il ciclo 'The shadow of memory', dedicato a quell'ombra della memoria che registra quel che resta del nostro passaggio nella memoria di un luogo. Da segnalare, infine, che l’autoritratto di Wang Guangyi, al termine dell’esposizione verrà donato alle Gallerie, entrando così a far parte della più vasta e prestigiosa collezione museale di questo tipo di opere al mondo. Il direttore degli Uffizi, professor Eike Schmidt, ha dichiarato, a margine dell'inaugurazione: “L’artista tratta spazi 'normali' e semplici oggetti d’uso con lo stesso rispetto, indagando in essi e nella loro traduzione pittorica un’anima trascendentale. Da questa prospettiva, riesce a unire - senza confonderle - le tradizioni occidentali e orientali in modo originale e innovativo. Con questa mostra, si conferma la vocazione universale delle Gallerie degli Uffizi, aperte alle ricerche sul passato e alle voci più interessanti e importanti dell’arte contemporanea”.  Il curatore, Demetrio Paparoni, a sua volta ha sottolineato che “nel Novecento la svolta nell’arte cinese l’ha data la generazione di Wang Guangyi. Nella seconda metà degli anni Ottanta lui è tra quanti in Cina hanno dato vita a una rivoluzione linguistica e contenutistica con lo stesso spirito che tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo ha animato in Europa l’azione delle avanguardie storiche. Il peso assunto dalla sua ricerca filosofica e spirituale, portata avanti attraverso la pittura, la scultura, le grandi installazioni, fa di Wang Guangyi uno dei grandi protagonisti della Storia dell’arte contemporanea cinese”.  Lo stesso Wang Guangyi in persona ha spiegato, alla fine, "aver visto per la prima volta le opere dei maestri nella collezione degli Uffizi trent'anni fa. Questi lavori hanno avuto un impatto profondo su di me. Mi sentivo come se avessi scoperto una nuova altissima montagna da scalare. La mostra che si apre oggi qui vuole essere sia il mio omaggio ai maestri di un tempo che uno sguardo indietro alla mia giovinezza. A mio modo di vedere, la storia è vuota/non significa nulla. Solo la storia dell'arte può testimoniare l'esistenza degli esseri umani”.
 
CENNI BIOGRAFICI
Wang Guangyi nasce il 19 gennaio 1957 ad Harbin, nella provincia di Heilongjiang nella Repubblica popolare cinese. Laureatosi all’Accademia d’Arte di Zhejiang nel 1984, raggiunge la fama internazionale negli anni '80 del secolo scorso con la serie 'Great Criticism', in cui sovrappone immagini della propaganda maoista a loghi di marchi americani, mettendo in evidenza come l’ideologia cinese prometta un mondo migliore nello stesso modo della propaganda occidentale dei beni di consumo. Artista multimediale, autore di installazioni di grandi dimensioni, Wang è noto in particolare per la capacità di far interagire immagini tratte dall’arte occidentale con altre tipiche della cultura asiatica, ma anche le filosofie delle due diverse aree geografiche. Ha partecipato alla Biennale di Venezia nel 2013 e le sue opere si trovano nelle collezioni permanenti di musei pubblici in tutto il mondo, tra cui il nuovo 'M+' di Hong Kong, i musei di Shenzhen, Guangdong, Shanghai, Chengdu e Pechino, la 'Tate Modern' a Londra e il San Francisco Museum of Modern Art.

INFO SULL’ESPOSIZIONE
Titolo: Wang Guangyi: 'Obscured Existence'
Location: Firenze, Palazzo Pitti, Andito degli Angiolini
Durata: 6 settembre–10 dicembre 2023
Tipologia: Arte contemporanea
Curatela: Eike Schmidt, Demetrio Paparoni
Catalogo: Skira





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