Pietro PisanoColtivare la memoria è un dovere. Ma se anche è vero che si tratta di uno sforzo da praticare con costanza e ogni giorno, allora le testimonianze che rievocano l’Olocausto partendo da punti di vista nuovi o differenti sono necessarie per poter raccontare l’orrore “non per comprenderlo”, come diceva Primo Levi, ma per conoscere il più possibile ed evitare che la Storia si ripeta nella sua tragicità. ‘A small light’, una serie televisiva prodotta da Disney+ disponibile sulla piattaforma streaming a partire dallo scorso maggio, è un’opera che vuole rendere nuovamente testimonianza della storia di Anna Frank e dei suoi familiari, partendo dalla prospettiva di Miep Gies, persona poco nota ai più e difficilmente ricordata, segretaria di Otto Frank, che rischiò la vita per aiutare i Frank a nascondersi per sfuggire alle deportazioni. Il titolo della serie è ispirato da una frase rilasciata dalla stessa Miep Gies in tarda età: “Non mi piace essere chiamata eroe, perché nessuno dovrebbe mai pensare che devi essere speciale per aiutare gli altri. Anche una semplice segretaria, o una casalinga, o un adolescente può accendere una piccola luce in una stanza buia”. La donna diede una grande prova di coraggio e umanità, riuscendo a tenere nascosti i Frank in un luogo sicuro nella casa retrostante l'edificio, in cui aveva sede la ditta del padre di Anna. Nell’appartamento segreto, in seguito, trovò rifugio anche la famiglia Van Pels e il dentista Fritz Pfeffer. Almeno fino al 4 agosto 1944, anno in cui la Gestapo irruppe nel nascondiglio a seguito di chiamata da parte di un delatore anonimo. Nonostante la tragicità dell’epilogo, che vedrà Otto Frank come unico sopravvissuto di ritorno dai campi di sterminio, per la durata dell’intera serie televisiva c’è spazio anche per momenti più distesi, ironici e ‘leggeri’. A dispetto di alcune inevitabili licenze narrative, ‘A small light’ rimane fedele a ciò che è realmente accaduto. E questo è uno dei suoi punti di forza, riuscendo insieme ad appassionare, a incuriosire e, infine, a commuovere. La prima parte del serial riesce bene a trasmettere la ‘spensieratezza’ degli anni antecedenti all’ascesa del nazismo in Olanda, anche grazie a un’ottima fotografia, che dona allo spettatore colori sgargianti e vivaci. Il resto delle puntante, invece, sono un crescendo di tensione emotiva, tesa a sottolineare il moltiplicarsi di situazioni via via sempre più pericolose e difficili non solo per gli ebrei, ma anche per coloro che hanno cercato in tutti i modi di salvarli, come la stessa Miep e suo marito Jan, ragazzo di grande coraggio, facente parte del movimento di Resistenza in Olanda. A valorizzare tutto l’impianto della breve serie di Disney+, contribuisce in larga parte la strepitosa interpretazione drammatica degli attori che hanno svolto un lavoro encomiabile. ‘A small light’, oltre a essere un prodotto artisticamente sopra la media rispetto alle normali produzioni televisive odierne, ha il merito di portare sul piccolo schermo un aspetto fino a oggi rimasto in ombra della storia di Anna Frank e della sua famiglia, mostrando come anche una persona comune come Miep possa compiere grandi gesti, riuscendo a crescere interiormente come persona e come essere umano. Nel cast, il ruolo di Miep Gies è interpretato dall’attrice Bel Powley (Everything I know about love), affiancata da Joe Cole (Gangs of London), Billie Boullet (Scuola di streghe) nel ruolo di Anna Frank e Ashley Brooke (The Blacklist) nel ruolo di Margot Frank, sorella di Anna.





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