Giuseppe Lorin
“Io ebbi a lottare con il più grande fra i soldati: Napoleone Bonaparte. E giunsi a mettere d’accordo imperatori, re e papi. Ma nessuno mi dette maggiori fastidi di un brigante italiano, magro, pallido, cencioso e tuttavia eloquente come la tempesta, ardente come un apostolo, astuto come un ladro, disinvolto come un commediante, infaticabile come un innamorato, il quale ha un nome: Giuseppe Mazzini” (Klemens von Metternich). Probabilmente, ha ragione la giovane Elly Schlein a desiderare un Pd diverso, più dinamico e giovanile. Ma anche l’esperienza serve, in politica: non basta cambiare qualche faccia. E la sinistra italiana non deve dimenticare le sue radici culturali, che sono poi quelle del socialismo laico e illuminista, rigido nelle sue impostazioni dottrinarie, ma affidabile e capace di proporre una opposizione costruttiva. Insomma, noi non vorremmo neanche che il Partito democratico diventasse una formazione troppo movimentista che dimentica i suoi obiettivi, che sono poi quelli di rappresentare, bene o male, una sinistra di governo, che non illuda gli elettori e dia risposte non solo ai giovani – che spesso ha dimenticato – ma anche alle altre fasce della popolazione. Ecco, una sinistra che torni al popolo e che sappia essere veramente interclassista, capace di scegliere i suoi uomini e le sue donne senza cooptazioni o ragionando per ‘cordate’ di potere: di Partiti fatti così ne abbiamo già visti. Essi sono stati la vera causa dell’instabilità italiana. Quindi, è giusto fare una scelta di ‘apparato’, diciamo così, che garantisca il Partito al suo interno. Ma è anche vero che dev’essere lasciato più spazio a una vivace ala giovanile, che svolga un ruolo di movimento, che torni a scendere in piazza, ma sia capace anche di creare nuove opportunità e generare innovazioni nel quadro politico complessivo. Non è tanto una questione di nomi e di leadership ciò che serve alla sinistra italiana, quanto un’identità rinnovata: un Partito che sappia essere, al contempo, laburista e radicale, laico ma anche attento alle realtà religiose, che rappresentano comunque un patrimonio culturale del Paese e del mondo. Insomma, per la corsa alle primarie che si concluderà nei prossimi giorni con la consultazione di iscritti e simpatizzanti, noi consigliamo quello che viene chiamato ‘ticket’ Bonaccini-Schlein, in grado di contemperare sia la stabilità dei quadri interni, sia la voglia di tornare a partecipare con entusiasmo alle battaglie dei giovani, sapendo incarnare i loro sogni, le loro speranze e, persino, le loro utopie, per quanto ingenue queste possano sembrare. La utopie, infatti, insegnano a camminare. E anche se certi orizzonti non arrivano mai, perché ad ogni passo si allontanano nuovamente, essi producono crescita, esperienza, saggezza. La ‘fronda’ della Schlein, insomma, deve avere una funzione: riportare i giovani nel Partito o nella sua area più attiva, ma deve anche incarnare l’entusiamo, la volontà, la capacità di ricerca nell’individuare risposte originali, guardando allo sviluppo tecnologico senza appiattirsi troppo su di esso, altrimenti si ritorna al 'buonismo' più piatto e acritico. L’esempio, per quanto limitato, del gruppo che circonda oggi la presente testata e il suo direttore ne è un esempio: ci siamo divertiti, in questi anni, a registrare le novità come un vero e proprio giornale deve saper fare. Ma ci siamo anche addentrati nei meandri del passato, nelle dottrine politiche e giuridiche, nelle diverse arti e nelle scienze. Noi siamo politicamente neutri, ovviamente, in quanto laici. Ma il paragone è chiaro, da un certo punto di vista: abbiamo lavorato – questo è vero – ma ci siamo anche divertiti. Ci siamo riuniti, abbiamo organizzato manifestazioni, animato convegni e scritto libri. Insomma, abbiamo fatto esperienza e ci siamo occupati anche dei problemi dell’Italia, con grande generosità. La quale, non è affatto un sinonimo di ingenuità, ma di ricchezza valoriale e culturale. Non abbiate, dunque, timore di essere voi stessi. Altruisticamente, instancabilmente, mettendo in campo una passione civile che faccia sintesi con la razionalità e la cultura scientifica. Perché persino un grande nemico dell’Italia, come il conte von Metternich, a un certo punto della sua vita dovette ammettere il gigantesco spessore laico di Giuseppe Mazzini. E prendere atto di come fosse matura, nell’Italia di allora, la nostra coscienza nazionale. Cercate, dunque, di rappresentare la coscienza d’Italia. La sua più autentica anima.





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