Andrea Giulia
Lo scorso 4 luglio 2007 si sono svolte le celebrazioni per il bicentenario dalla nascita di Giuseppe Garibaldi, il nostro più grande eroe nazionale. Egli fu l’uomo che affrancò dieci milioni di italiani dalla tirannia dei Borboni. Era nato a Nizza, figliuolo di un capitano di bastimento. A otto anni salvò la vita a una donna, a tredici tirò a salvamento una barca piena di compagni che naufragavano, a ventisette salvò dalle acque di Marsiglia un giovanetto che stava annegando, a quarantuno scampò un bastimento da un incendio esploso in pieno oceano Atlantico. Egli combatté dieci anni in America Latina per la libertà dell’Uruguay, combatté in tre guerre contro gli austriaci per la liberazione della Lombardia e del Trentino, difese Roma dai francesi nel 1849, liberò Palermo e Napoli nel 1860, ricombatté per Roma nel 1867, lottò nel 1870 contro i tedeschi in difesa della Francia. Egli aveva la fiamma dell’eroismo e il genio della guerra. Capeggiò quaranta scontri furibondi e ne vinse trentasette. E quando non combatté, lavorò per vivere o si chiuse in un’isola solitaria a coltivare la terra. Egli fu maestro, marinaio, operaio, negoziante, contadino, soldato, generale, dittatore. Era grande, semplice e buono. Odiava gli oppressori e amava tutti i popoli. Proteggeva i deboli e non aveva altra aspirazione che il bene. Rifiutava gli onori, disprezzava la morte e adorava l’Italia. Quando gettava un grido di guerra, legioni di valorosi accorrevano a lui da ogni parte: ricchi signori lasciavano i loro palazzi, gli operai le officine, i giovani le scuole per andar a combattere al sole della sua gloria. In guerra portava una camicia rossa. Sui campi di battaglia era un fulmine, negli affetti un fanciullo, nei dolori un santo. Migliaia di italiani sono morti per la nostra Patria felici, morendo, di vederlo passar di lontano vittorioso; altre migliaia si sarebbero fatti uccidere per lui; a milioni lo benedicono e lo benediranno. Noi queste cose non le comprendiamo nemmeno più, ma rimaniamo costretti dalla sua immensa grandezza a sentir narrare ancora oggi le sue gesta. E con il passare dei secoli, la sua immagine cresce ulteriormente innanzi a noi. Solo ieri, ho studiato le sue imprese da grande ‘uomo di spada’. Oggi, lo vedo come un gigante, nella consapevolezza che quando non sarò più nemmeno nel mondo, quando non vivranno più i figli dei miei figli e quelli che saranno nati da loro, sempre nuove generazioni di italiani guarderanno la sua testa luminosa di rendentore di popoli coronata dai nomi delle sue vittorie come da un cerchio di stelle. E ad ogni italiano risplenderà la fronte e l’anima pronunziando il suo nome.

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daniela - bologna - Mail - lunedi 16 luglio 2007 18.9
Sono assolutamente d'accordo sul fatto che Garibaldi sia stata una grandissima persona e vorrei aggiungere che č stato anche socio fondatore dell'Ente Protezione Animali.


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