Domenico BriguglioÈ ‘Il Dono’ la mostra che chiude l'anno e inaugura il prossimo alla galleria Ci.Co di via Gallese 8 a Roma. L'attivissima Cinzia Cotellessa, infatti, avvalendosi della significativa collaborazione della sua nuova assistente, Francesca Lo Bianco, non rinuncia a sorprenderci con una collettiva contrassegnata da un tema così tanto caro a ciascuno di noi, che si presta a infinite declinazioni. Ovviamente, quello che viene subito in mente è lo scambio materiale di oggetti, per celebrare un avvenimento, un periodo particolare, una ricorrenza. Ma è soltanto questo un dono? Un mero scambio di oggetti? Ovviamente, no: c'è, invece, tutto un universo fatto di sentimenti positivi, come la gratitudine, la riconoscenza e l’affetto, che sono sicuramente quelli più comuni, ma ovviamente non i soli. Sottolineiamo perciò, tra gli elementi più importanti, la condivisione di un valore o di un particolare della vita, che quel piccolo gesto esprime meglio di ogni altro, testimoniando vicinanza e concreta empatia in un momento altamente significativo. Malinowski, il celebre antropologo polacco, nel suo saggio ‘Gli argonauti del Pacifico occidentale’ (Bollati Boringhieri, 2011) descrive una cerimonia di scambio di doni simbolici tra gli abitanti delle isole Tobriand. Questi percorrevano migliaia di chilometri in canoa, per scambiarsi collane e braccialetti di conchiglie rosse e bianche: due oggetti magici che, secondo la tradizione locale, servivano a creare legami nel tempo tra le diverse tribù. Quanti di noi si sono trovati a pensare e ripensare a cosa regalare a un familiare, un parente, un amico o una qualsiasi persona alla quale volevamo testimoniare il nostro affetto, riconoscenza o un semplice attestato di stima? Azzardiamo? Tutti. Proprio così: tutti. Questo perché quel regalo doveva, innanzitutto, essere gradito al ricevente, il che già presuppone, almeno, una certa conoscenza della sua personalità e del suo modo di vedere le cose. In secondo luogo, quel regalo doveva, o meglio deve esprimere qualcosa di noi, almeno un briciolo, una traccia. E questo, a sua volta, ci porta a considerare attentamente quale parte vogliamo mostrare, che sia contemporaneamente conosciuta e apprezzata dall'Altro (in senso sociologico, ndr). Ecco che, automaticamente, il significato di quell'oggetto diventa più forte delle parole: è un veicolo, al bordo del quale si trova un passeggero accuratamente selezionato. Esattamente per tale motivo, un dono non può e non dev’essere anonimo, proprio per protrarsi nel tempo, acquisendo una durata indelebile, testimonianza perenne di noi e del nostro sentire. Gli artisti partecipanti alla collettiva non si sono tirati indietro nel dare sfoggio di fantasia interpretativa: Alaverdyan; Amati; Angeli; Annaluna; Argiroffo; Bacci; Bisozzi; Bolognesi; Brancia; Brugnoli; Capuano; Cappello; Castellari; Cirillo Farrusi; Cotellessa; Damiani; Del Bove; Del Monaco; Del Monte; Di Carlo; di Solidea Falesiedi; Frati; Frustraci; Garzillo; Ghidini; Gudenko; Ciampi-Karner; Koozma; Improta; Lera; Nani; Novelli; Ogliari; Pellacani; Piscitelli; Rinaldoni; Romanello; Taglialatela; Uber; Veronese; Virgili; Zelli; Zumbolo. Ognuno di loro, nomi di vaglio e indiscutibile capacità, ha portato il suo personalissimo contributo alla esplicitazione del tema con opere che, esse stesse, possono divenire oggetto di un possibile regalo, poiché frutto del ‘connubio’ tra il messaggio dell'autore e la ricezione nel fruitore, che vi trova un po' di se stesso: magari proprio quel 'pizzichino' che cercava da tempo un modo di esprimere. Il critico Piero Zanetov avrà il piacevole, nonché impegnativo, compito di presentare la mostra, gli artisti e addentrarsi nelle pieghe del tema.





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