Domenico BriguglioSabato 8 maggio 2021, alle ore 12.00, presso la galleria ‘CiCo’ di via Gallese 8 in Roma, è stata inaugurata una mostra personale di Silvia Troiani, in arte Sibiart. La rassegna, dal titolo ‘Sensazioni Policrome’, propone circa 50 opere di varie dimensioni e tecnica., che abbiamo avuto modo d'ammirare in anteprima. L'iniziale impressione è che la Troiani abbia voluto rappresentare i suoi soggetti a prescindere dal loro contesto naturale: ‘Le alghe’ non sono raffigurate nell’acqua; ‘I fiori azzurri’ non hanno gambi che spuntano dal suolo; ‘La farfalla’ posa su un supporto indistinto, fatto di puro colore. Lo stesso dicasi per la ‘Strelitzia’, i cui colori, che vanno dal giallo intenso al marroncino screziato, sono circondati da uno spazio verde in varie sfumature. Ogni soggetto ha, dunque, una vita propria: esiste in sé, slegato dal proprio ambiente di riferimento e collocato in una realtà così indistinta da sfiorare la metafisica. Non si può ignorare la rispondenza (voluta? casuale?) di ciascuno di questi quattro soggetti ai quattro elementi fondamentali su cui si fondava l’antica filosofia greca: la farfalla allude all’aria? L’indistinto supporto rosso sul quale è posata, al fuoco? I fiori azzurri e la strelitzia alla terra? Le alghe, in varie declinazioni, all’acqua? I quattro elementi si sommano e si confondono, pur restando distinti, accomunati dal sottile 'filo d’Arianna' rappresentato dal colore che lievita, ammanta, istaura un misterioso legame con lo spettatore, in un gioco antico di ‘vedi e non vedi’, suggerendo suggestioni e promettendo rivelazioni che, però, si rinviano indefinitamente, non giungendo mai a svelarsi. Con ‘Sibiart’ si scopre la vera essenza dell’astratto: nel suo figurativo, infatti, gli oggetti, deconstentualizzati, si riducono a simboli, o meglio assurgono a ‘simboli astratti’, per l’appunto, da ogni riferimento d’appartenenza reale. Il concetto si fa soggetto, assume il suo posto in un livello superiore, ammantandosi di spiritualità, fuori dall’immanenza. Viceversa, una seconda classe di opere attengono alla visione classica che noi abbiamo dell’astratto, proponendo un materico che sembra fuoriuscire dalla tela, come da un bassorilievo che sembra invitare lo spettatore a toccarle, per saggiarne le asperità. Ecco, perciò, che la materia si fa porosa, emerge da un caos primordiale fatto di colori accesi, quasi antefatto alla creazione di un ordine che ancora non ha coscienza di sé, ma comunque intenzionato a ‘essere’, ad acquisire individualità, a distinguersi ‘dall'altro’. Sono opere in cui materia e sogno si fondono insieme, coesistono, affidando al sogno il principio di ordinatore della materia, alla quale infonde, di conseguenza, la propria natura eterea, disincarnata. In mezzo, tra le due tipologie, si pone ‘Il soffio’: un soffione o ‘Dente di leone’ materico, a cui un vento invisibile strappa i petali, piumini delicati che si diffondono nell’aere mossi da un destino affidato al caso e pertanto inconoscibile. Con ‘Sensazioni policrome’, ancora una volta si conferma il notevole fiuto della gallerista e curatrice Cinzia Cotellessa, brava nello scovare gli artisti più significativi del panorama internazionale, proponendo una mostra che non delude chi cerca le vere emozioni dall’arte o, per meglio dire, chi vuol farsi emozionare dall’arte, sollevarne lo spirito e accarezzarne il cuore.





Lascia il tuo commento

Nessun commento presente in archivio