Martina TibertiNon tutti sono chiamati a essere artisti. Una cosa è la disposizione grazie alla quale l'essere umano è l'autore dei propri atti ed è responsabile del loro valore artistico; ben altra cosa è la qualità per cui egli è artista, cioè che sappia agire secondo le esigenze dell'arte, accogliendone con fedeltà gli specifici dettami. Per questo motivo, l'artista è capace di produrre armonia, poesia, bellezza e qualità. Ma ciò, di per sé, non dice ancora nulla. Non si tratta di plasmare se stessi o di formare la propria personalità, ma di mettere a frutto le proprie capacità, dando forma estetica alle idee, alle passioni, ai sentimenti. Nel creare un brano o una canzone, l'artista esprime, di fatto, se stesso. A tal punto che la sua produzione musicale costituisce un riflesso singolare del proprio essere, di ciò che egli è. Ciò trova innumerevoli conferme nell'intera Storia dell'arte: quando plasma un capolavoro, non soltanto l'artista chiama in vita la sua opera, ma per mezzo di essa rivela anche la sua personalità. Nell'arte, egli trova una dimensione nuova: uno straordinario canale d'espressione per la crescita spirituale di se stesso e degli altri. Attraverso le sue creazioni, l'artista parla e comunica con il pubblico. In termini strettamente morali, con il prossimo. La Storia stessa della musica non è soltanto una 'storia di sinfonie', ma anche di persone, di musicisti. La musica parla dei suoi autori, introducendoci alla conoscenza del loro intimo e rivelando l'originale contributo da essi offerto alla nostra cultura. L'arte insomma, in tutti i settori, in questi anni ci sta sostanzialmente dicendo che essa non giustifica se stessa. E che l'atto estetico non è fine a se stesso, bensi una vocazione al servizio del bello. Il tema della bellezza è perciò divenuto qualificante per un qualsiasi critico artistico, cinematografico, teatrale o musicale. E il rapporto tra buono e bello suscita riflessioni stimolanti. La bellezza, in un certo senso, è espressione visibile del bene. Così come il bene è condizione metafisica della bellezza. Lo avevano ben capito i Greci antichi, che fondendo insieme i due concetti, coniarono una locuzione che li abbraccia entrambi: 'kalokagathía'. Ovvero, 'bellezza-bontà'. La potenza del bene si rifugia nella natura del bello. Il musicista e, più in generale, l'artista vivono una peculiare relazione con la bellezza. In un senso molto vero, si potrebbe dire che la bellezza è la vocazione del suo effettivo talento artistico. E certamente, si tratta di un talento da far fruttare. E qui si tocca un punto essenziale: chi avverte in sé questa sorta di 'strana scintilla' che è la vocazione artistica di poeta, scrittore, pittore, scultore, attore, musicista, al contempo avverte anche l'obbligo di non sprecare questo talento, ma di svilupparlo, per metterlo al servizio del prossimo e della società. Quest'ultima, infatti, ha bisogno di artisti esattamente come ha bisogno di scienziati, tecnici, professionisti, lavoratori specializzati. Tutte vocazioni che possono garantire la crescita della persona e lo sviluppo della comunità, che di certo non vive solamente di impieghi amministrativi o burocratici, i quali rischiano di pietrificare una società, soprattutto quando essi si rivelano, come accade in Italia, inefficienti e ripetitivi. Insomma, gli artisti hanno conquistato un ruolo specifico nella società, perché mentre obbediscono al loro estro nella realizzazione di opere valide e belle, non solo hanno arricchito il patrimonio culturale della nazione e dell'intera umanità, ma hanno anche svolto un servizio sociale qualificato in favore del bene comune. La differente vocazione di ogni artista, pur determinando gli ambiti specifici del suo servizio, indica, al contempo, quali siano i compiti che l'arte deve assumersi, il duro lavoro a cui l'artista si sottopone, la responsabilità che deve affrontare. Un musicista consapevole sa di dover operare senza lasciarsi dominare dalla ricerca della 'gloria fatua' di un festival o dalla smania di una facile popolarità. E, ancor meno, dal calcolo di un possibile profitto personale. C'è, dunque, un'etica, uno 'spirito', nel servizio artistico, in particolar modo in quello musicale. Il quale, a suo modo, è un settore che contribuisce alla vita di un popolo, perché la bellezza serve per entusiasmare il lavoro. E il lavoro è ciò che ci rende possibile risorgere.


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