Vittorio LussanaIn merito al bicentenario dalla nascita di Karl Marx, noi manteniamo la nostra posizione di sempre: i presupposti di 'critica sociologica' intorno ai quali è fondata la filosofia del pensatore di Treviri sono da considerare, ancora oggi, validi a tutti gli effetti. E la sua 'fotografia' relativa ai limiti della teoria 'smithiana' della produzione di ricchezza, ambiguamente 'agganciata' all'idea di una fantomatica 'mano invisibile' che riaggiusterebbe, col tempo e in maniera provvidenzialista, ogni squilibrio e le svariate e molteplici differenze sociali, rimane sostanzialmente corretta. Tuttavia, la 'ricetta' economica proposta si è dimostrata sventuratamente errata, poiché burocraticamente 'pesante': una sorta di capitalismo di Stato incapace di riorganizzarsi al termine di ogni ciclo produttivo. E' il Marx economista quello posto, ormai da tempo, in discussione, non il filosofo o lo studioso. Anche la sua profezia più compiutamente avveratasi, cioè quella di una concentrazione industriale che avrebbe condotto il mondo verso il 'gigantismo' della globalizzazione, era una tendenza macroeconomica facilmente individuabile già alla fine del XIX secolo. E' facile offrire giusti consigli agli altri, permettendosi anche il lusso di giudicarli moralmente per i loro errori. Assai più difficile è predisporre una soluzione costruttiva ponendo in discussione se stessi, per lo meno quando è necessario farlo. La teoria economica 'marxiana' appartiene al territorio dell'economia 'classica', che vede in David Ricardo il suo autentico progenitore, il quale, riuscendo a dimostrare la sua nota teoria dei 'rendimenti decrescenti', sancì di fatto la sconfitta della nobiltà terriera rispetto alla borghesia industriale. Allo stesso modo, Marx formulò quella 'caduta tendenziale del saggio di profitto' in base alla previsione che il socialismo avrebbe, a sua volta, soppiantato il liberalismo. Ma le cose, come tutti sappiamo, sono andate diversamente. Il socialismo, alla fin fine, può solamente cercare di completare il liberalismo là dove quest'ultimo non riesce ad arrivare: niente di più. Una completa sostituzione della libertà d'impresa con il monopolio comunista dello Stato, oltre a incontrare enormi problemi in termini di determinazione del prezzo di equilibrio delle merci, finisce col gettare l'acqua 'sporca' con tutto il 'bambino'. Ovvero, risolve alcune questioni generandone delle altre completamente nuove, spesso assai peggiori delle precedenti. Lo stesso concetto di rivoluzione vanifica il tentativo di ribaltare lo schema 'hegeliano' al fine di eliminare "il negativo" dalla società, poiché non fa altro che perpetuarlo attraverso l'inserimento di una forzatura. Un metodo che possiamo considerare ingegnoso, se si vuole, ma non risolutivo della contraddizione insita nella natura umana. Siamo cioè di fronte a degli autentici 'macigni concettuali' che il marxismo classico non è mai riuscito a superare, né ad aggirare. Nemmeno nelle sue interpretazioni più elastiche, eleganti o 'galileiane'. Col venir meno delle sue basi socioeconomiche, il pensiero di Karl Marx finisce col degradare a semplice sentimentalismo proletario. E ciò solamente in termini teorici, poiché tutti i tentativi di imporre i suoi principi più ortodossi come base sociale e organizzativa dello Stato hanno finito col tramutarsi in tirannìe. L'unica risposta culturale e politica realmente costruttiva proponibile 'da sinistra' rimane il socialismo riformista, libertario, umanitario e 'non coattivo': un metodo autorganizzativo dello Stato, finalizzato a 'correggere' un problema alla volta. Un socialismo 'gradualista', in grado di rimettere in equilibrio le distorsioni del mercato senza demonizzarlo, limitando il ruolo e la funzione dello Stato per non costringerlo a trasformarsi in 'aguzzino'. La contraddizione insita in ogni comportamento umano rimane insuperabile: non esiste "l'uomo nuovo", edificatore della società perfetta o del "paradiso sulla Terra". Tali idealismi furono delle semplici astrazioni, che nel loro insieme andarono a comporre una mera utopìa: non vi è nulla di perfetto a questo mondo. Ciò non toglie che esistano alcuni ambiti in cui, ancora oggi, la riflessione di Marx possieda un suo preciso peso specifico. Il merito principale della sua critica fu quella di aver saputo generare un ottimo metodo di ricerca storiografica. In pratica, il marxismo risulta uno strumento di analisi decisamente valido allorquando si cerca di dare una spiegazione concreta, materialistica appunto, al passato. Il materialismo storico si dimostra utilissimo nel rovistare la Storia stessa, inserendo all'interno di quest'ultima quella particolare ottica dei rapporti sociali in grado di spiegare molte cose dei popoli che ci hanno preceduto, anche negli aspetti più concreti dei loro riti religiosi, delle tradizioni culturali più antiche, nel descrivere i modi in cui si viveva in una determinata epoca, di che cosa ci si nutriva, di come si combatteva il clima e le sue intemperie. "Il marxismo è solamente un buon paio d'occhiali", scrisse una volta Benedetto Croce. Riteniamo che questa frase abbia già da tempo risolto ampiamente la questione. Per dirla con le parole di Bonaparte: "Lo spirito sconfigge sempre la spada...". Una considerazione pronunciata da qualcuno che di 'spade', certamente, se ne intendeva.




Direttore responsabile di www.laici.it e della rivista mensile 'Periodico italiano magazine' (www.periodicoitalianomagazine.it)


Lascia il tuo commento

Roberto - Roma - Mail - giovedi 10 maggio 2018 21.24
Un articolo molto bello, anzi quasi un saggio. Alcuni colpi sono molto duri, quasi feroci, verso un idea di societa' che ha saputo muovere la speranzia di centinaia di milioni di uomini di tutto il mondo. Probabilmente, ci sono parole che chi ha creduto in questa vicenda ritiene inacettabili, io compreso. Eppure percepisco lo sforzo di andarsi a cercare quei punti, quei nodi di questa affascinante teoria che mi hanno dato da pensare e che mi hanno portato a concludere che la storia sia ormai passata e che il mondo č molto cambiato. Non certo in meglio.
Corrado - Roma - Mail - martedi 8 maggio 2018 20.11
Credo che Marx abbia affondato le mani su concetti di Hegel, il quale aveva intuito la natura spirituale di un preludio alla "triarticolazione sociale", dove erano contemplati il pensare, il sentire, il volere, tradotti in senso gerarchico, spiritualmente parlando, in a) direzione e strategia; b)sentimento di fratellanza; c) giustizia nei rapporti, Ma questo era in altre sfere che non in quelle umane. E gli uomini non erano certo pronti a recepire tutto questo, se non come "forzatura" di un sistema che prevedeva una coscienza non tanto e solo operativa, ma interiore e conoscitiva. Hegel aveva intuito una organizzazione operativa "autoguarente" e stimolante delle difformita'. Marx, e pure ora, ma ora proprio per la deriva di uno scientismo finanziario a "bolle" economiche, pensava di introdurre un sistema funzionale, ma delicato, comprendente il fattore "fratellanza" in un magma umano disorientato, affamato, sconnesso e completamente al di fuori di ogni somiglianza a qualcosa di giusto e morale. Quindi, il potere al cieco Stato, gestito da cechi uomini, funzionali ma irrispettosi, avidi di superbia e di piccoli omėni senza anima da asservire e manovrare, ha fatto il resto. Come ora fa l'EU con noi......... .


 1