Vittorio LussanaI toni apocalittici di chi descrive l'Italia come "un Paese per vecchi" sono sostenuti dalla gerontocrazia della nostra classe politica, da una logica meritocratica sostanzialmente inesistente, da un sistema universitario che di formativo non ha nulla, da una mobilità sociale totalmente bloccata. Tutto questo non giustifica affatto una generazione che al progresso preferisce lo 'status quo': complice la sfiducia nelle istituzioni e nei Partiti politici, i giovani si ripiegano su loro stessi e preferiscono una coabitazione conveniente con i 'vecchi', anziché uno scontro generazionale. Le loro scelte affettive, procreative e abitative sono influenzate da distinti fattori. L'analisi della struttura economica è fondamentale per inquadrare le cause e le possibili terapie della patologia in oggetto, quanto meno per avviare la questione verso una risoluzione. Che poi è quella di due intere generazioni spazzate via proprio dall'egoismo individualistico dei loro 'padri'. Una forma di cinismo ambiguo e retorico, che ha finito col considerare 'giovani' non soltanto gli attuali ventenni, ma persino trentenni e quarantenni. Tutti accomunati sia da una contrattualizzazione 'monca' dei rapporti di lavoro (part-time, a progetto, a tutele crescenti), sia dai consumi (viaggi, tecnologia, divertimento notturno, abbigliamento, spese per la macchina). Ma tutta questa uniformità omologativa ha condotto unicamente all'assenza di autosufficienza economica e abitativa di due intere generazioni di giovani, allargando la categoria sia in termini biologici, sia sociali. Analizzando i criteri che definiscono il passaggio all'età adolescente, lo sviluppo fisico e le prime esperienze sessuali, notiamo un abbassamento dell'età a 13 anni per le femmine e a 14 per i maschi, mentre l'ingresso biologico nel mondo adulto, la procreazione, viene sempre più procrastinato o evitato. A livello teorico, l'entrata dei giovani nel mondo degli adulti dovrebbe sancire non solo la loro autonomia economica dal nucleo di origine, ma anche la possibilità di trasferire risorse a favore dei genitori anziani. Al contrario, quello che avviene in Italia è che la maggior parte di trentenni e quarantenni non sono in grado di mantenere l'impegno di questo 'patto sociale privato' e rinunciano, o hanno già rinunciato, a una redistribuzione pubblica più equa. La parte di welfare riservata a pensioni e cure sanitarie è ingiustificatamente sproporzionata rispetto a una più efficace spesa in istruzione e politiche attive in favore del lavoro e delle famiglie. E i sindacati non sono stati in grado di proteggere le giovani generazioni, entrate nel mercato del lavoro con contratti a tempo determinato. Infine, sul versante politico, i Partiti progressisti non sono mai riusciti a imporre la stabilizzazione contrattuale alle aziende private, mentre quelli conservatori, che qui da noi si sono sempre e regolarmente caratterizzati per le loro politiche rezionarie, hanno regolarmente annullato norme e accordi di 'concertazione' che, con molta fatica, i governi di centrosinistra erano riusciti a far passare nelle aule parlamentari. Sul versante politico, dunque, il vero problema della gioventù italiana è la totale assenza di istanze concrete di giustizia sociale e generazionale, fondamentali per alimentare un nuovo 'disegno' di società, in cui il benessere non si misuri unicamente in termini di Pil, ma in capitale umano, sociale e di rispetto del futuro altrui. La politica dovrebbe proporre un criterio di giustizia generazionale equo e condiviso, basato sull'idea che non esistono giovani e vecchi, ma giovani che diventeranno vecchi e vecchi che, a loro volta, sono stati giovani. L'idea di un welfare che consideri dinamicamente ogni generazione nel suo dare e avere significa ribaltare il paradigma, tipico del conservatorismo italiano, per cui i 'padri' debbono continuare a contribuire privatamente all'autonomia educativa, economica e abitativa dei figli. E che questi ultimi, a loro volta, contribuiscano a pensioni e sanità quando entrano nel mercato del lavoro. Il sistema pensionistico contributivo, introdotto solo di recente nel nostro Paese, se da un lato risponde a istanze di giustizia generazionale, dall'altro risulta carente nella redistribuzione delle ricchezze tra ricchi e poveri all'interno della stessa generazione, mentre invece i pensionati più ricchi dovrebbero essere i primi a compensare le pensioni più povere. La giustizia generazionale e la giustizia sociale devono trovare un compromesso, nella misura in cui la prima venga applicata tra generazioni contigue, mentre la seconda venga imposta all'interno della stessa generazione.

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Direttore responsabile di www.laici.it e della rivista mensile 'Periodico italiano magazine' (www.periodicoitalianomagazine.it)
(editoriale tratto dal mensile 'Periodico italiano magazine' n. 36 - febbraio 2018)

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cristian - LATIANO - Mail - martedi 20 febbraio 2018 23.2
Davvero una bella rivista. Di qualitÓ, ben fatta concreta, legata alla realtÓ.
Roberto - Roma - Mail - martedi 20 febbraio 2018 0.49
La vostra rivista Ŕ bellissima! Sull'editoriale devo dire che non ci ho capito molto........


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