Roberto LabateNon sappiamo in quanti l'abbiano notato: quando il 12 maggio scorso è stata data la notizia che alcuni migranti, individuati su un gommone nel Mediterraneo, venivano soccorsi dalla nave di una Ong e poi trasferiti su quella della Guardia costiera libica, un uomo si è gettato in mare pur di non tornare in Libia. Un gesto che parla da solo. Tutti sanno delle orribili violenze che i migranti subiscono nei centri di detenzione libici, in cui vengono torturati, le donne stuprate, dove si cerca di farli telefonare a casa mentre li torturano per 'spillargli' più soldi possibili. Quindi, abbiamo cercato di ricostruire questa vicenda: quella dell'uomo che, pur di non essere prelevato dalla guardia costiera libica che lo avrebbe riportato in quei 'lager', si è buttato in mare. Abbiamo cercato su internet. E abbiamo scoperto, semplicemente, che ci sono tantissime storie del genere. Quando i migranti vengono intercettati e sentono parlare di essere rimandati in Libia, essi si ribellano. E molti preferiscono morire pur di non tornare in quell'inferno, in cui hanno subito di tutto. Fra i vari articoli di giornale che abbiamo trovato, tutti simili,  possiamo citare la testimonianza di un ragazzo di 16 anni, rimasto nei centri libici per più di 4 anni, cioè da quando ne aveva 12, dove ha visto morire sua madre. Egli afferma: "Piuttosto che tornare in Libia e subire quello che ho subito preferisco morire". E ancora: "Non ho paura della morte, ma ho paura dei libici". Ci rendiamo conto del dramma di cui stiamo parlando? Stiamo parlando di autentici lager a meno di 300 chilometri dall'Italia. Un giorno, forse, qualcuno ci chiederà di rendere conto di ciò, se sapevamo quello che succedeva a poche centinaia di chilometri da noi. E la cosa incredibile è che il nostro governo tratta con l'esecutivo libico e con i vari signori della guerra che gestiscono proprio quei lager. I nostri rappresentanti politici, come l'ex ministro Minniti. E l'attuale ministro Salvini, che ha prodotto una propaganda antimigranti che è diventato il fulcro della sua azione politica, che lo ha reso il politico più potente del Paese, che oggi prenderebbe oltre il 30% dei consensi in elezioni in cui ci si vanta di aver pagato quelle 'bande', per tenersi i migranti in quelle carceri infami dove vengono torturati.



AFORISMI FIORENTINI
Il rosario e lo scudocrociato
Articolo di: Il Taciturno

Il TaciturnoIn un affollatissimo comizio, Matteo Salvini ha esibito un rosario. Il segretario del Consiglio dei cardinali, Marcello Semeraro, in proposito ha rilasciato una puntuta intervista, nella quale, tra l'altro, ha dichiarato: "Niente è più esecrabile dell'uso strumentale di Dio". Sante parole, verrebbe da dire. Valide per il presente e per il futuro. Per il passato, il cardinale è giustificato: avendo solo 71 anni non può sapere che, nella prima Repubblica, c'era un Partito che non solo si chiamava Democrazia Cristiana, ma addirittura metteva sulla scheda un simbolo elettorale con la croce.


L'ANALISI
Il 'ballista' di turno
Articolo di: Ennio Trinelli

Ennio TrinelliL'Italietta di tutte le teocrazie è alle prese con la disperata campagna elettorale dell'ultimo che si è scoperto un profeta. Uno dei tanti che hanno conquistato gli italici cuori a suon di 'balle', perché solo alle 'balle' questo Paese sa credere. Così eccolo, il 'maschiomone', contrapporsi a noi con viril veemenza e sprezzo dei vangeli brandendo un rosario, non potendo brandire altro, al fine di presentarsi come unica alternativa democratica a tutto l'esistente, fors'anche al capo di Stato vaticano, considerato alla stessa stregua di un 'vecchietto comunista' che non sa quello che dice.


TURISMO
La riserva naturale del Tevere Farfa
Articolo di: Martina Tiberti

Martina TibertiProprio in questi giorni, la Riserva del Tevere Farfa compie quarant'anni. Per l'occasione, sono previsti eventi musicali ed enogastronomici, per accompagnare grandi e piccini alla scoperta di un territorio ricco di varietà naturalistiche. L'oasi, che si estende per circa settecento ettari, sorge a quaranta chilometri da Roma, tra i comuni di Nazzano, Torrita Tiberina e Montopoli in Sabina. La Riserva è stata istituita nel 1979 come 'Prima area protetta della Regione Lazio' e sorge intorno al Lago di Nazzano, formatosi dopo la costruzione di una diga sul Tevere, da parte dell'Enel, tra gli anni 1953 e 1955. Da Roma, raggiungere la Riserva è semplice: si percorre la Salaria fino allo svincolo con l'A1 in direzione Firenze, poi si prosegue fino a Nazzano-Torrita Tiberina. I sentieri, pianeggianti e facilmente percorribili, offrono l'occasione per apprezzare l'area protetta nella sua interezza, dando la possibilità di sostare nelle aree picnic per mangiare un boccone, o nelle apposite capanne di avvistamento per spiare i volatili che nidificano presso gli arigini del fiume. A questo proposito, è stato recentemente riaperto 'La Fornace', un sentiero di traversine in legno rimasto chiuso per anni a causa dell'incuria delle varie amministrazioni che si sono succedute. Proprio per evitarne il deterioramento, oggi è vietato percorrerlo a cavallo o in bicicletta.







L'OPINIONE
Un voto in difesa
della società aperta

Articolo di: Vittorio Lussana

Vittorio LussanaDomenica prossima, si terranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. Ovviamente, non è nostro compito indicare ai lettori cosa votare e in favore di chi. Anche perché, guardandosi intorno, ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli. In ogni caso, si consiglia un voto sereno e motivato, che sappia evidenziare nel giusto modo alcune critiche nella costruzione dell'Unione europea, possibilmente senza buttar giù ogni cosa, poiché dai tempi del Trattato di Roma molti passi in avanti sono stati compiuti in direzione della pace e della fratellanza tra i popoli europei. Dunque, si consigliano saggezza ed equilibrio, nonostante le ultime legislature, a guida Ppe, abbiano deluso le aspettative di molti e l'impostazione macroenocmica dell'Europa abbia spesso inciampato in errori di valutazione e in diffidenze eccessive.


TEATRO
Giovanna: la regina
che non regnò mai

Articolo di: Raffaella Ugolini

Raffaella UgoliniIl 23 e 24 maggio 2019, sul palco del Teatro Garbatella in Roma, approda lo spettacolo 'Giovanna sotto il sego del tempo: una regina pazza o una donna ribelle'? Si tratta di un ritratto non convenzionale di Giovanna di Castiglia, detta 'La Pazza': una regina che non regnò mai. E' la storia interiore di una donna fragile e, al contempo, fortissima. Giovanna viene tradita, segregata e torturata dai suoi tre uomini, marito, padre e figlio: la sacra trinità del maschio. Il potere inaccessibile dell'uomo. Ossessiva, bulimica, innamorata, lucida e, allo stesso tempo, incapace di controllare le sue pulsioni, Giovanna è una donna che per otto mesi attraversa la Spagna con il feretro del marito. Una donna autodistruttiva, forse per scelta: neanche 46 anni di internamento la 'spezzano', o chissà, forse sì. Un'interpretazione coinvolgente, quella di Patrizia Bernardini: un monologo intenso, che in alcuni momenti diventa leggero, altre volte addirittura divertente, accompagnato dalle calde note del basso elettrico di Rodolfo V. Puccio. Giovanna di Castiglia, a 17 anni sposa Filippo il Bello, figlio di Massimiliano d'Austria, che tuttavia muore dopo solo 10 anni di regno, nel 1506. Suo figlio, Carlo V, diviene, perciò imperatore del 'Regno dove non tramonta mai il sole'. Formalmente regina del principato della Castiglia y León, dal 1504 assume anche il ruolo di regina dell'Alta Navarra e, tra il 1515/16, diviene anche regina di Aragona, Valencia, Sardegna, Maiorca, Sicilia e Napoli. Eppure, ella non regnò mai.