Vittorio LussanaIl disegno di legge intitolato 'Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzie di bigenitorialità', ormai noto alle cronache come 'ddl Pillon' - dal nome del senatore della Lega primo firmatario del provvedimento - è basato su una premessa infondata. E cioè che la norma attualmente vigente in tema di affidamento e collocamento dei figli a seguito di una separazione consensuale (legge n. 54 del 2006) abbia fallito il proprio compito. Le cose non stanno affatto così: nel giro di un decennio, i cosiddetti affidi condivisi sono aumentati dal 20% del 2005 (dati Istat) all'89% dei casi attuali. Perché, dunque, qualcuno sente il bisogno di 'novare' una norma che, in realtà, sta funzionando? Semplice: perché ci sono stati alcuni casi, assolutamente marginali, in cui la parte maschile della coppia ha subito il totale allontanamento dai propri figli da parte delle madri. Una fattispecie sintetizzata, generalmente, con la locuzione: 'alienazione genitoriale'. Dunque, il 'ddl Pillon' intende completare, almeno apparentemente, il diritto di famiglia, stabilendo per legge un obiettivo di 'perfetta bigenitorialità'. In realtà, si tratta di un provvedimento che rischia di irrigidire la situazione, imponendo forzosamente un affidamento dei figli perfettamente diviso a metà tra padre e madre, finalizzato a limitare il più possibile la discrezionalità del giudice e ogni sana distinzione liberale basata sull'analisi dei singoli casi specifici e sulle reali condizioni 'ambientali' del nucleo familiare. Alla base di ciò, vi è l'evidente pregiudizio che vorrebbe la norma del 2006 viziata da elementi ideologici, poiché la legge n. 54 sembra affidare più frequentemente presso le madri la custodia dei figli. Una prevalenza che, invece, dipende dal tessuto sociale italiano, in cui i ruoli culturali, lavorativi e professionali tra uomo e donna sono ancora ben lontani da quell'eguaglianza sancita dall'articolo 3 della nostra Costituzione. Per non parlare del divario occupazionale che viene a crearsi, a tutto svantaggio delle donne, dopo la nascita di un figlio. In pratica, ciò che dovrebbe essere considerato un obiettivo da raggiungere attraverso comportamenti consapevoli e responsabili - quelli di una 'bigenitorialità' il più possibile vicina all'equilibrio - per il senatore leghista Simone Pillon diviene il presupposto di partenza, ingessando ogni decisione 'altra' e certificando una quasi certa inapplicabilità dell'accordo, con inevitabili ricadute negative sull'educazione e la crescita dei figli.

PER LEGGERE LA NOSTRA RIVISTA 'SFOGLIABILE' CLICCARE QUI


AFORISMI FIORENTINI
A servizio di chi?
Articolo di: Il Taciturno

Il TaciturnoLa Costituzione italiana prevede: "La legge assicura la ragionevole durata del processo". Ma la legge non esiste.
Un ministro della Giustizia a servizio della Costituzione promuove questa legge. Un ministro della Giustizia a servizio dei magistrati sospende la prescrizione.



APPROFONDIMENTO
Il Titanic 2.0
Articolo di: Dario Cecconi

Dario CecconiLa nave da crociera più famosa del mondo ci riprova. L'investimento, fatto dalla 'Blue star Line', è di ben 500 milioni di dollari. Il nuovo Titanic salperà nel 2022 e la sua rotta sarà esattamente quella del 1912, a cento anni esatti dalla terrificante collisione con un iceberg in cui oltre 1500 persone persero la vita.


IL PUNTO
La deriva colpevolista e 'gossippara'
Articolo di: Serena Di Giovanni

Serena Di GiovanniCosì accade che la storia di Desirée si trasformi, per gli italiani, nell'ennesima occasione per portare "l'acqua al proprio mulino", per fare campagna elettorale, o più semplicemente per giudicare la vita degli altri. E succede che i giornali scrivano tutto e il contrario di tutto purché qualcosa venga scritto, perché è un'occasione troppo ghiotta per riempire le pagine vuote dei quotidiani nazionali con episodi di cronaca nera tradotti in forma 'gossippara' e morbosa, che distolga l'attenzione dai problemi reali, dalle questioni pregnanti ma scomode su cui si gioca il futuro del nostro Paese. Ci comportiamo come fossimo in un 'macabro reality show', in una tipica 'fiction' televisiva, dove tutti possono dire di tutto e ognuno ha qualcosa da dire. Siamo tutti attori, avvocati, commissari, investigatori alla ricerca di un 'capro espiatorio', di un colpevole da demonizzare, che sia Matteo Salvini o gli immigrati, la politica della sinistra o quella dei 5 stelle, poco importa. Ma in realtà, i reali colpevoli siamo noi, pronti solamente a osservare passivamente il mondo, invece di essere protagonisti attivi del nostro destino, per cambiare con piccoli gesti quotidiani una società evidentemente alla deriva.









L'OPINIONE
Nemmeno in buona fede
Articolo di: Giuseppe Lorin

Giuseppe LorinI genitori che dopo vari tentativi di riappacificazione decidono irrimediabilmente di separarsi per varie incomprensioni, in genere lo fanno per voltare definitivamente 'pagina'. Ma troppo spesso, questa 'pagina' schiaccia i figli della coppia, quando ci sono, andando a produrre in questi delle disfunzioni psicologiche e psichiche. La chiusura di una relazione è dolorosa, sia per chi la decide, sia per chi la subisce. Sia se essa è condivisa, sia se non lo è. E i figli avvertono questa 'tragedia' nella vita dei loro genitori e se ne fanno psicologicamente carico. Eppure, il padre ha sempre svolto, nei confronti del bambino, la funzione di organizzatore morale e socializzante. La figura paterna, infatti, entra in modo determinante nella vita del bambino già verso la fine del secondo anno di vita. Ovvero, proprio all'inizio delle fasi che porteranno il bambino a superare il complesso 'edipico'. Il bambino vede il padre come una autorità, ambita e amata dal desiderio materno. Il rapporto diadico 'madre-figlio' si trasforma nel rapporto triangolare 'madre-padre-figlio'. È qui che inizia il vero complesso edipico, durante il quale il bambino desidera sostituirsi al padre nel rapporto con la madre e, contemporaneamente, teme che il padre, geloso, possa punirlo in qualche modo. Subentra allora nel bambino l'angoscia di castrazione, che fa sì che il minore rimuova l'amore per la madre, trasformandolo in tenerezza, rimuovendo al contempo l'ostilità verso il padre identificandosi in lui. Si ha così il superamento del complesso edipico e il formarsi del 'super io', che costituisce la futura coscienza morale dell'individuo stesso.


CULTURA
Schegge mistiche
Articolo di: Michele Di Muro

Michele Di Muro'Schegge mistiche' è il titolo della mostra inaugurata lo scorso sabato 20 ottobre presso la 'Galleria Pietrosanti G.d.A.' (Grafica d'autore, ndr) di Roma. Il finissage, previsto inizialmente per il 27 corrente mese, è stato posticipato al 3 novembre. Peraltro, il vernissage a cui abbiamo preso parte ha registrato un'ottima affluenza di pubblico. Patrocinata dal I Municipio della capitale e dal museo della Sindone, la mostra, curata da Silvia Mattina, segna il debutto ufficiale del fotoreporter e regista televisivo Danilo Mauro Malatesta. Nato a Chicago nel 1966, sin da giovane si occupa di fotografia. Tra gli anni '80 e '90 ha lavorato sul campo in zone di guerra, fotografando eventi di grande rilevanza storica, come la ritirata delle truppe cubane dall'Angola (1988/1989) o la guerra Rwanda-Burundi nel 1995. Oggi, Malatesta lavora come regista televisivo per la Rai, ma non ha mai abbandonato la passione per la fotografia, specializzandosi nello sviluppo attraverso le più antiche tecniche di stampa. Il lavoro di ricerca ha condotto questo bravo fotografo alla riscoperta dell'ambrotipìa: antico processo di realizzazione di immagini fotografiche su lastre vitree.