
Fabio De Luca, insegnante e amante di varie discipline, come la ginnastica posturale e il pilates, ha iniziato la propria professione negli anni ’90 del secolo scorso. Ha cominciato a prestare la propria attività di collaborazione con rilevanti centri di fitness della capitale. Durante questi anni, ha rivolto la propria attenzione all'insegnamento di varie tecniche di gruppo, come lo step, l'aerobica, il body pump, fino a ricoprire la figura del personal trainer. Negli anni 2000, con uno spirito sempre più evolutivo e una ricerca corporea più intensa, consapevole e matura, si è orientato verso il mondo del pilates e delle discipline posturali, che oggi rappresentano il fulcro del suo metodo. Forte di una formazione di docenti di alto livello, ha aperto uno dei primi studi di pilates a Roma, divulgando il metodo originale e impegnandosi, inoltre, nella formazione di nuovi istruttori. Gli abbiamo rivolto alcune domande, per saperne di più in merito alla sua attività professionale.
Fabio De Luca, quando ha iniziato e come si è evoluta la sua carriera professionale?
“Ho iniziato la mia carriera nel 1995, collaborando con i principali centri di fitness della capitale, come il ‘Parioli 162 Fitness Club’, il ‘Cassiantica’, il ‘Fox Fitness’ e molti altri. In quegli anni, mi sono dedicato all'insegnamento delle principali tecniche di gruppo: dallo step all'aerobica, fino al body pump e al personal training. Tuttavia, la ricerca di un lavoro più profondo sul corpo mi ha portato, nel 2000, a orientarmi verso il pilates e le discipline posturali. Fondamentale è stato l'incontro con Romana Kryzanowska, allieva di J.H. Pilates ed erede del metodo originale. Dopo essermi formato con docenti di calibro internazionale, ho potuto aprire il primo studio di pilates a Roma, impegnandomi da allora nella diffusione del metodo originale e nel supporto alla formazione di nuovi insegnanti”.
Oggi si parla tanto di Pilates Matwork e Reformer, ma quali sono le differenze?
“Il metodo Pilates Matwork è il lavoro con i macchinari. E’ importante fare chiarezza sulla pratica del pilates, che spesso viene semplificata. La classe di Matwork prevede un lavoro a corpo libero, talvolta integrato da piccoli attrezzi, come il magic circle o i pesi. Per quanto riguarda le macchine, il metodo originale è, in realtà, un sistema rotazionale che coinvolge diversi attrezzi, come il Reformer, la Cadillac e gli Spine Correctors. Nella tradizione autentica, non esistono classi numerose di solo Reformer: il lavoro si dovrebbe svolgere in piccoli gruppi, due persone al massimo, per garantire la massima precisione. Qualunque proposta che preveda classi collettive o l'utilizzo di un unico macchinario si discosta, di fatto, dalla metodologia originale”.


Archiviata la pagina del referendum sulla giustizia, ora, con la solita coerenza, la politica si applica alla riforma elettorale. Il Governo propone un premio di maggioranza che porta dal 40% dei voti ricevuti al 55% degli eletti. La segretaria del Pd, Elly Schlein, ha dichiarato che questo premio di maggioranza è “eccessivo, inaccettabile”. Noi che siamo per un sistema promozionale puro, senza alcun premio di maggioranza, ci permettiamo di ricordare (perché lo sa', eccome se lo sa’…) alla segreteria Schlein, che in Toscana, dove il Pd governa e ne beneficia, il premio arriva al 60%.


Un romano di età augustea, ogni anno arrivava a festeggiare, tra riti solenni e conviviali bevute in allegria, almeno 3 tipi di capodanni. Non solo quello di gennaio, ma anche quello di marzo e di luglio. Nella Roma anitca, infatti, si tenevano cerimonie pubbliche e private per celebrare l’inizio di un nuovo anno, alcune delle quali richiamavano la memoria di tempi molto antichi, ma mai del tutto dimenticati. Molte informazioni sui riti religiosi e le feste romane le conosciamo attraverso i 'Fasti' di Ovidio. Grazie a un dotto lavoro di ricerca svolto sugli annali di età repubblicana, l’autore delle 'Metamorfosi' e dell’Ars amandi ha restituito al lettore moderno un calendario poetico.




Grande successo di pubblico e critica per 'Diario di un trapezista – Cronache di resilienza di un reporter': lo spettacolo teatrale di Sigfrido Ranucci. Conosciuto dal grande pubblico come autore e direttore di 'Report', il programma di inchieste di Rai 3, il resiliente Ranucci sta portando nei teatri di tutta Italia un racconto intenso e coinvolgente, che unisce giornalismo d’inchiesta, narrazione civile e dimensione personale. Lo spettacolo sta indubbiamente incontrando un grande entusiasmo, per la sua capacità di avvicinare il pubblico al 'dietro le quinte' del giornalismo investigativo, restituendo quel lato umano, spesso invisibile, di uno dei mestieri più complessi e rischiosi. 'Diario di un trapezista' è un viaggio tra verità scomode, scelte difficili e incontri decisivi. Ranucci si muove idealmente sul filo, come un trapezista sospeso tra informazione e responsabilità, raccontando non solo le sue inchieste più note, ma anche episodi inediti, retroscena sorprendenti e momenti che hanno segnato profondamente la sua vita professionale e personale. Ad accompagnarlo in scena, le musiche originali del Maestro Enrico Melozzi e la voce narrante di Stella Gasparri, che contribuiscono a creare un’atmosfera intensa ed evocativa, capace di trasformare il racconto in un’esperienza teatrale immersiva.

La politica è quel tipo di scienza umanista che, per poter agire, deve adeguarsi di continuo al livello di maturità delle masse, segnare il passo con esse, fermarsi con esse, se necessario, come accade che con esse 'esploda'. Ma continuerà a chiamarsi cultura, quel tipo di attività che, non impegnandosi in nessuna forma di azione politica diretta, saprà andare avanti sulla strada della ricerca della verità. Perché la linea che divide la 'buona' cultura da quella 'cattiva', non si identifica con quella che separa la politica 'migliore' da quella 'peggiore'. Da tale corollario di principio ne discende che il presidente della fondazione ‘La biennale di Venezia’, dottor Pietrangelo Buttafuoco, gode di un diritto pienamente autonomo quando decide di ospitare, presso i Giardini della Biennale medesima, l’allestimento di un padiglione russo. Siamo ormai di fronte a una diatriba che sta creando un imbarazzo eccessivo, dopo che l'Unione europea ha stabilito la sospensione dei fondi alla manifestazione veneziana. Per una volta, siamo dunque in disaccordo con le decisioni che si stanno prendendo a Bruxelles. Anche perché, l'evento in questione potrebbe rappresentare un’occasione preziosa per la diplomazia europea, al fine di riavviare un processo di graduale risoluzione del conflitto russo-ucraino. Se veramente si vuole indurre Mosca ad aprire un tavolo di trattative, finalizzato a raggiungere l’obiettivo di una pace onorevole per entrambi i contendenti, si dovrebbe saper cogliere ogni opportunità di confronto, anziché chiudersi a 'riccio' e far ricadere le conseguenze di tale chiusura sul mondo della cultura europea, alla quale anche la Russia storicamente appartiene.

Si tratta di un 'biopic-road' movie d’annata, per vincere l’odio con la musica, oggi visionabile su Prime Video. Girato in modo magistrale, viene spesso ricordato dalla critica per le sontuose le interpretazioni di Viggo Mortensen, nel ruolo di Tony e Mahershala Ali (vincitore del premio Oscar 2019 come attore non protagonista) in quello di Don Shirley. In particolare, proprio il personaggio di Don Shirley è ispirato a Donald Walbridge Shirley e rappresenta la summa delle virtù di un essere umano, precluse fino ad allora a un uomo di colore (fu il primo grandissimo esecutore al piano di musica classica formatosi in Russia). Nel 1955, al suo primo album per la Cadence Records, intitolato 'Tonal Expressions', il giovane Shirley fu descritto dalla rivista 'Esquire' come “probabilmente il pianista più dotato del settore. Così bravo da non permettere paragoni”. Il leggendario pianista e compositore Igor Stravinsky, contemporaneo di Shirley, disse di lui: “La sua virtuosità è degna degli dèi”. Il film è ambientato nell’America di Frank Sinatra, Tony Bennett e Bobby Darin. Siamo nel 1962, il Bronx è il quartiere dove sono cresciute, a stretto contatto, intere generazioni di italoamericani, afroamericani, irlandesi e immigrati. Il buon Tony (detto Lip) Vallelonga si riunisce a tavola con la famiglia allargata: mangia spaghetti, polpette, gioca a carte nelle bische. Lavora al 'Copacabana', ma la mafia italiana quasi lo ammazza.