Vittorio Lussana

Ricerca, religione e umanità alla prima conferenza internazionale della Mohamed Bin Zayed University for Humanities di Abu Dhabi

'Religione e umanità condivisa: approcci contemporanei alla teologia e agli studi religiosi'. Era questo il tema sul quale si è concentrata la prima Conferenza internazionale sugli studi religiosi della 'Mohamed Bin Zayed University for Humanities' di Abu Dhabi, in programma in questi giorni a Padova e organizzata in collaborazione con l’Università degli Studi di Padova e l’Università del Piemonte Orientale. Non solo un 'ponte accademico' tra Italia ed Emirati Arabi Uniti, ma un’occasione per riscoprire e approfondire i valori umani attraverso una prospettiva internazionale e un confronto di alto rigore scientifico. Un invito aperto soprattutto alle nuove generazioni, al fine di riconoscere nella conoscenza reciproca, nel rispetto e nel dialogo, le basi di una convivenza pacifica. L’evento si è aperto con la cerimonia d’inaugurazione nella Sala delle Edicole dello storico Palazzo del Capitanio, in piazza Capitaniato n. 3, a Padova. Ad accogliere studiosi e ricercatori provenienti da cinque continenti: Marco Ferrante, Prorettore vicario con delega alla Didattica dell’Università degli Studi di Padova; Omar Habtour Alderei, presidente dell’Autorità Generale per gli Affari Islamici, le Fondazioni e la Zakat, nonché presidente del Consiglio di amministrazione della 'Mohamed Bin Zayed University for Humanities'; Menico Rizzi, Rettore dell’Università del Piemonte Orientale. La due giorni di lavori è poi proseguita presso l’Aula Magna di Palazzo de Claricini, in via Cesarotti 10/12, sempre in quel di Padova. Tra gli esponenti del mondo accademico che intervervenuti: Stefano Allievi ed Enzo Pace, dell’Università degli Studi di Padova; Antonio Angelucci, dell’Università degli Studi dell’Insubria; Roberto Mazzola, dell’Università del Piemonte Orientale; Mohammed Khalid Brandalise Rhazzali, dell’Università degli Studi di Padova e molti altri studiosi e ricercatori del panorama internazionale. A moderare il confronto: la dottoressa Mounya Allali, advisor dell’Università del Piemonte Orientale per i rapporti con il mondo arabo e coordinatrice dell’International Master in Religion, Politics and Global Society. Abbiamo dunque cercato di approfondire i contenuti di quest’incontro con uno degli illustri relatori, il professor Stefano Allievi, docente ordinario di sociologia all’Università degli Studi di Padova e direttore del Master internazionale in 'Religione, politica e società globale'.

 


AFORISMI FIORENTINI
Donne con le gonne
Articolo di: Il Taciturno

Il Taciturno

Volendo rimarcare la profondità del dibattito politico italiano, Antonio Tajani si è lasciato andare a una riflessione sulle donne che hanno le gonne lunghe, che sarebbero, a suo dire, più serie di quelle che portano le gonne corte. Le parlamentari della sinistra, non volendo in ogni caso dimostrarsi intellettualmente inferiori a Tajani, si sono presentate in parlamento in minigonna. Ovviamente, Roberto Vannacci, volendo essere della partita degli intellettuali, si è ricordato del clima da caserma in cui è vissuto e ha precisato che lui, le donne, non le preferisce né con le gonne corte, né lunghe, ma senza gonna. Ora la replica tocca nuovamente alle parlamentari della sinistra: vediamo come si presentano.

 


APPROFONDIMENTO
Auto elettriche: sì o no?
Articolo di: Alessandra Satriani

Alessandra Satriani

Una volta si diceva: "Mamma li turchi". Oggi, però, viene più spontaneo esclamare: "Mamma la benzina"! Guardiamo l'indicatore della nostra autovettura, che segnala la quantità di carburante su cui possiamo ancora contare e ci prende un sentimento di scoramento. Perché? A causa dei costi altalenanti e decisamente in salita degli ultimi tempi. E cosa dire di chi, per lavoro, ha la necessità di percorrere tragitti lunghi? Quasi quasi, siamo contenti che l'estate, con le sue lunghe code in autostrada o ai caselli e le migliaia di auto che percorrono centinaia di chilometri per raggiungere i luoghi di vacanza, siano alla nostre 'spalle'.

 

 


SERIE TV
Il ritorno di Steel Ball Run
Articolo di: Gabriele Tortora

Gabriele Tortora

Finalmente, l'attesa è finita. Dopo mesi dal debutto, la serie 'Le bizzarre avventure di Jojo: Steel Ball Run' è tornata su Netflix con il primo degli undici nuovi episodi, i quali saranno rilasciati ogni venerdì. Gli amanti di questo 'franchise' non vedevano l'ora dell'arrivo di questo blocco di episodi: quando la serie ha debuttato su Netflix, il 19 marzo scorso, infatti, il 'manga' era arrivato sotto forma di un unico 'episodio-pilota' di 47 minuti, intitolato '1st Stage', anziché come arco narrativo suddiviso in più episodi come il pubblico si attendeva. Questa modalità di distribuzione, piuttosto insolita, ha colto alla sprovvista centinaia di migliaia di fans, scatenando una diffusa confusione e frustrazione. Fortunatamente, la situazione si è notevolmente tranquillizzata, una volta chiarito il piano. Il 6 aprile, proprio Netflix aveva annunciato che il successivo blocco di episodi sarebbe uscito con cadenza settimanale nel corso dell'anno. Con l'annuncio all'Anime Expo 2026 di luglio, è iniziato a tornare il favore del pubblico. Ma come mai questo lungo periodo di 'standby'? I motivi sono molteplici: 1) l'arco narrativo di ‘Steel Ball Run’ conta 95 capitoli. Pertanto, il team non poteva limitarsi a produrlo tutto d'un fiato, in un'unica sessione di lavoro continuativa; 2) la produtrice, Noriko Dohi, ha riconosciuto che i fans avrebbero voluto continuare la visione subito dopo il primo episodio, ma il team ha trattato quella singola puntata da 47 minuti come un'introduzione.

 

 


L'OPINIONE
Vestita di bianco
Articolo di: Elisabetta Chiarelli

Elisabetta Chiarelli

Il 15 settembre 1994 moriva Moana Pozzi, uno dei personaggi più iconici e divisivi del panorama culturale italiano degli ultimi quarant’anni. Nata a Genova nel 1961, figlia di un ricercatore nucleare e di una casalinga, dopo il liceo scientifico e alcune esperienze televisive e cinematografiche minori, approdò nel mondo del cinema 'hard' nel 1981, per divenirne, ben presto, l’emblema assoluto e acquisire uno spazio sempre più rilevante sulla scena pubblica di quegli anni. Ospite in numerose occasioni dei più rinomati salotti intellettuali della televisione italiana, al centro di frequentazioni significative con personalità di spicco della cultura e delle istituzioni, tra cui l’ex presidente del Consiglio, Bettino Craxi, rimarchevole è anche la sua esperienza politica. Infatti, nel 1992, rifonda il Partito dell’Amore, istituito originariamente da Riccardo Schicchi e da  Mauro Biuzzi per orientarne il programma politico su tematiche sociali di emergenza nazionale, come la lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione. L’esito infruttuoso della campagna elettorale, nel 1993, seppur per una manciata di voti, precedette di poco tempo l’esordio della terribile malattia che, nel giro di sette mesi, condurrà Moana Pozzi alla morte, avvenuta a Lione (Francia). Il decesso dell’attrice, avvolto dal mistero per numerosi aspetti, tra cui, in particolare, l’estrema segretezza con cui si sarebbero svolte le sue esequie e la sua cremazione, nonché il fatto che la sua famiglia non ha mai voluto rivelare il luogo preciso in cui sono custodite le sue ceneri, si pone a sugello di un’esistenza unica, a connotare una personalità fuori dal comune, celebrata persino nel mondo dell’animazione con un cartone animato a lei dedicato. A conferma del balzo di senso impresso da Moana Pozzi alla società contemporanea.


TELEVISIONE
La fede di Carlo
Articolo di: Andrea Accolla

Andrea Accolla

Il volto del 'santo millenial' commuove i cuori e incolla gli occhi dei telespettatori allo schermo della tv. Segna, infatti, numeri da record il film 'Il mio nome è Carlo', tratto dalla vita di San Carlo Acutis, il giovane che ha ispirato migliaia di coetanei attraverso la sua fede incrollabile. Il film-tv, diretto da Giacomo Campiotti, ha ottenuto ascolti record su Canale 5, registrando ben 4 milioni e 269 mila spettatori e ottenendo quasi il 30% di share in prima serata. Un risultato eclatante, che dimostra come il pubblico non sia solo attratto da programmazioni effimere, ma ricerchi anche una profondità spirituale e concettuale in un periodo di grandi incertezze. Il ruolo del compianto Carlo è stato affidato a Simone Carrino, già noto al pubblico per aver recitato nel film 'Il ragazzo dai pantaloni rosa', che ha vestito i panni del giovane santo con la consapevolezza di entrare in una vicenda in cui fede e sofferenza si attraggono, si sfiorano e si abbracciano in un valzer malinconico e gioioso al tempo stesso. San Carlo Acutis incarna il valore dell’attenzione verso gli ultimi, precetto fondamentale del cattolicesimo, maturato attraverso la sua esperienza terrena di una fede che diventava sempre più testimonianza della parola di Dio.