Vittorio Lussana

Siamo tra coloro che hanno avuto l’onore di lavorare, fianco a fianco, con Emma Bonino, insieme alla quale abbiamo condiviso diverse battaglie civili e politiche in un’Italia senza orrore di sé stessa. Una donna che ha saputo spiegare agli italiani l'esigenza di dover compiere scelte delicatissime, convincendoli ad affidarsi a un futuro di effettivo progresso civile, contro il condizionamento, per molti secoli esclusivo, della Chiesa cattolica. Una contestazione che fu 'gandhiana' per Marco Pannella e 'crociana' per Emma Bonino, sapendo distinguere ciò che era di pertinenza dello Stato e delle istituzioni democratiche senza porsi in contrapposizione con il sentimento religioso degli italiani. Una donna che ha lavorato e combattuto, concretamente, per tutte le altre donne. Gli italiani godono nel deludere e nel rimanere delusi. Si tratta, a nostro avviso, di una sindrome: una sorta di strano masochismo, che continua a esaltare ideali 'strapaesistici', quando la maggior parte di loro vive immersa tra comodità edonistiche e beni materiali. Essi non sanno più che farsene delle idee, dell’intelligenza, della cultura e, persino, della libertà. E continuano, imperterriti, a tifare calcisticamente per una classe politica inetta e scadente. Ieri, votavano per la Democrazia cristiana senza dirlo ai vicini di pianerottolo. Oggi, un terzo di loro rimpiange l'omologazione fascista; un altro terzo è costretto a ricostruirsi un’identità andata in frantumi; l’ultimo terzo è qualunquista: non è moderato,progressista e nemmeno liberale. Insomma, siamo un Paese in cui non c’è più nulla, né a destra, né a sinistra. Ed è proprio questo che ci sprofonda nello sconforto, perché la scomparsa di Emma Bonino avviene in un momento di totale disordine morale, politico e, persino, estetico. Tutti hanno ormai dimenticato le proprie radici di provenienza. Ma un popolo senza memoria e senza letture, che tende a isolare le professioni libere, insieme a quelle scientifiche, si autocondanna a commettere sempre gli stessi errori, poiché schiavo delle 'scorciatoie', del calcolo opportunistico, del consenso a tutti i costi. Un trionfo piccolo borghese che si affida sempre più alla tecnica, senza accorgersi che si tratta di un tipo di sviluppo che si sostituisce ai valori umanisti, al fine di annientarli. Una tecnica basata sugli algoritmi, funzionale unicamente a sé stessa, che ci trasforma in vittime inconsapevoli di un nuovo conformismo, che ricade, ancora oggi, sulla famiglia, sulla società, sullo Stato di diritto, legando la fede alla viltà, il quieto vivere al timore, la virtù alla finzione, l’impegno culturale e politico ai 'followers'. Un potere a cui, di fatto, gli italiani hanno già concesso la propria invisibile adesione. Contro tutto questo, noi non possiamo far altro che proseguire lungo il sentiero che Emma Bonino e Marco Pannella ci hanno indicato, per riuscire a rimanere noi stessi in quanto unica e seria 'avanguardia laica'. Per continuare, imperterriti e ostinati, a pretendere, a volere, a identificarsi col diverso, a scandalizzare e a 'bestemmiare'. In un Paese di cui non riconosciamo più né il volto, né l’anima.

 


AFORISMI FIORENTINI
La 'compattezza' innanzitutto
Articolo di: Il Taciturno

Il Taciturno

Il 'Fatto Quotidiano', lo scorso 14 settembre a pagina 1, titolo di apertura: Conte a Schlein: “Chiunque vinca basta armi all' Ucraina”. A pagina 3, invece, titolo di apertura: Schlein: “Avanti col sostegno a Kiev. Io sono la candidata”. Scriveva Seneca: “Non ci sono buoni venti per chi non sa dove andare”.


 


APPROFONDIMENTO
Storia di Miriam
Articolo di: Elisabetta Chiarelli

Elisabetta Chiarelli

Questa è la storia di Miriam Ardu, ventisette anni, che nel 2017 ha avuto una bambina: Gioia. Quest’ultima è stata data in adozione contro la sua volontà, senza che siano state specificate le ragioni a fondamento di tale determinazione. Miriam ha messo al mondo Gioia all’età di diciotto anni appena compiuti, dopo due anni vissuti in una casa-famiglia.

 


RECENSIONI
Il diavolo veste Prada 2
Articolo di: Giulia Diamante Genovese

Giulia Diamante Genovese

Lo abbiamo atteso per due decenni e, finalmente, è arrivato. 'Il diavolo veste Prada 2', uno degli eventi cinematografici principali di quest’annata, è approdato nelle sale, conquistando incassi record al box office mondiale e ottenendo anche un ottimo riscontro da parte della stampa estera. Mentre i titoli di testa de 'Il diavolo veste Prada' – tratto dal romanzo omonimo di Lauren Weisberger – avevano l’accompagnamento musicale di 'Suddenly I see' di KT Tunstall, questo sequel si apre, invece, sulle note di 'End of an Era', di Dua Lipa. Il brano dell’artista britannica, contenuto nel suo ultimo album, 'Radical Optimism', rispecchia letteralmente lo spirito di cui, sin dall’incipit, si dimostra intriso il film. 'Fine di un’era', per l’appunto: ovvero, il tramonto del giornalismo cartaceo e l’avvento di quello digitale, passando per la nascita e il dominio consequenziale dei social media tra post e 'meme' pronti a diventare 'virali' in un nanosecondo e a surclassare, per visibilità, articoli e inchieste ben più autorevoli. Andy Sachs vince un’importante premio giornalistico e, contemporaneamente, viene licenziata 'in tronco' dalla rivista per cui lavora. Per una serie di circostanze, torna a lavorare per 'Runway' e, insieme alla direttrice, Miranda Priestly, deve affrontare cambiamenti 'epocali', che potrebbero rivoluzionare l’identità del giornale stesso e la 'mission' per cui era stato fondato. Nonostante siano passati vent’anni, 'Il diavolo veste Prada 2' non mostra le 'rugheì del tempo e conferma caratteristiche e atmosfere che avevano reso iconico il suo predecessore.

 


CULTURA
Contro la paura
Articolo di: Daniela Zappavigna

Daniela Zappavigna

Si è aperto il ciclo autunnale della rassegna 'Battiti 2026: il respiro della responsabilità': il progetto-laboratorio del Comune di Empoli (Fi) dedicato alla promozione della cultura della legalità e per la sensibilizzazione e la consapevolezza delle nostre città verso tutte le già note ed emergenti forme di criminalità organizzata e le sue manifestazioni. Guidato e diretto dal giornalista e scrittore Giacomo di Girolamo (Premio Borsellino e Premio Ambrosoli, ndr), i lavori di questa serie di convegni hanno aperto la sessione autunnale lo scorso 11 settembre presso il Cenacolo degli Agostiniani. Ospite d’eccezione: Franco Gabrielli, già Capo della Polizia, Capo della Protezione Civile, Prefetto di Roma e sottosegretario di Stato. Questa bella rassegna, che già vide un calendario fitto di riflessioni mirate e la presenza di grandi nomi dell’impegno civile, percorsi didattici per le scuole di ogni ordine e grado, nonché laboratori speciali di giornalismo d’inchiesta, si pone un ambizioso obiettivo: stimolare, soprattutto nelle giovani generazioni, la curiosità e il senso critico necessari per leggere il presente e, di conseguenza, acquisire capacità sempre più consapevoli nella difesa della bellezza del territorio da infiltrazioni criminali, dal degrado e dalle dipendenze. Un contesto ideale, quindi, di ampio stimolo e respiro, per la presentazione del libro, scritto a quattro mani con Carlo Bonini, vicedirettore de 'La Repubblica', edito da Feltrinelli: 'Contro la paura: manifesto per una sicurezza democratica'. In apertura dell’incontro, il sindaco di Empoli, Alessio Mantellassi, ha ricordato “l’importanza di creare appuntamenti come questi con la cittadinanza per colmare un approfondimento su temi che i tempi televisivi ed altre occasioni dal taglio di superficie non hanno modo di ricoprire”.


MUSICA
Ephebia Festival 2026
Articolo di: Giulia Massarelli

Giulia Massarelli

Ci sono festival che si misurano attraverso i numeri e altri che si comprendono osservando ciò che accade intorno a un palco. Ephebia Festival 2026, tornato a Narni (Tr) il 4 e il 5 settembre scorsi, appartiene soprattutto alla seconda categoria. Due giornate a ingresso gratuito che hanno riportato insieme musica, associazionismo, famiglie, attività per bambini, artigianato e socialità, confermando quella vocazione di spazio aperto alla città che accompagna Ephebia fin dalle sue origini. Un’edizione che, quest’anno, aveva anche un significato particolare: l’intero Festival è stato dedicato a Marco Pernazza, storico socio dell’associazione e parte importante della sua storia, scomparso prematuramente lo scorso maggio. Già dalle 19.30 del primo giorno si percepiva qualcosa nell’aria: il pubblico cominciava a raccogliersi, attento e curioso, mentre il 'De Core Show' di Alessandro Pieravanti e Danilo da Fiumicino apriva la manifestazione, trasformando l’inizio della serata in un momento di ascolto e partecipazione. Un pubblico presente, disposto a fermarsi, ascoltare e lasciarsi coinvolgere.