
Siamo tra coloro che hanno avuto l’onore di lavorare, fianco a fianco, con Emma Bonino, insieme alla quale abbiamo condiviso diverse battaglie civili e politiche in un’Italia senza orrore di sé stessa. Una donna che ha saputo spiegare agli italiani l'esigenza di dover compiere scelte delicatissime, convincendoli ad affidarsi a un futuro di effettivo progresso civile, contro il condizionamento, per molti secoli esclusivo, della Chiesa cattolica. Una contestazione che fu 'gandhiana' per Marco Pannella e 'crociana' per Emma Bonino, sapendo distinguere ciò che era di pertinenza dello Stato e delle istituzioni democratiche senza porsi in contrapposizione con il sentimento religioso degli italiani. Una donna che ha lavorato e combattuto, concretamente, per tutte le altre donne. Gli italiani godono nel deludere e nel rimanere delusi. Si tratta, a nostro avviso, di una sindrome: una sorta di strano masochismo, che continua a esaltare ideali 'strapaesistici', quando la maggior parte di loro vive immersa tra comodità edonistiche e beni materiali. Essi non sanno più che farsene delle idee, dell’intelligenza, della cultura e, persino, della libertà. E continuano, imperterriti, a tifare calcisticamente per una classe politica inetta e scadente. Ieri, votavano per la Democrazia cristiana senza dirlo ai vicini di pianerottolo. Oggi, un terzo di loro rimpiange l'omologazione fascista; un altro terzo è costretto a ricostruirsi un’identità andata in frantumi; l’ultimo terzo è qualunquista: non è moderato, né progressista e nemmeno liberale. Insomma, siamo un Paese in cui non c’è più nulla, né a destra, né a sinistra. Ed è proprio questo che ci sprofonda nello sconforto, perché la scomparsa di Emma Bonino avviene in un momento di totale disordine morale, politico e, persino, estetico. Tutti hanno ormai dimenticato le proprie radici di provenienza. Ma un popolo senza memoria e senza letture, che tende a isolare le professioni libere, insieme a quelle scientifiche, si autocondanna a commettere sempre gli stessi errori, poiché schiavo delle 'scorciatoie', del calcolo opportunistico, del consenso a tutti i costi. Un trionfo piccolo borghese che si affida sempre più alla tecnica, senza accorgersi che si tratta di un tipo di sviluppo che si sostituisce ai valori umanisti, al fine di annientarli. Una tecnica basata sugli algoritmi, funzionale unicamente a sé stessa, che ci trasforma in vittime inconsapevoli di un nuovo conformismo, che ricade, ancora oggi, sulla famiglia, sulla società, sullo Stato di diritto, legando la fede alla viltà, il quieto vivere al timore, la virtù alla finzione, l’impegno culturale e politico ai 'followers'. Un potere a cui, di fatto, gli italiani hanno già concesso la propria invisibile adesione. Contro tutto questo, noi non possiamo far altro che proseguire lungo il sentiero che Emma Bonino e Marco Pannella ci hanno indicato, per riuscire a rimanere noi stessi in quanto unica e seria 'avanguardia laica'. Per continuare, imperterriti e ostinati, a pretendere, a volere, a identificarsi col diverso, a scandalizzare e a 'bestemmiare'. In un Paese di cui non riconosciamo più né il volto, né l’anima.


I politici del dopoguerra trasformarono l'Italia da Paese rurale distrutto dai bombardamenti a potenza industriale, grazie a una visione, un progetto di prospettiva. La classe politica di oggi, invece, vive di sensazioni emotive, di parole d'ordine. Quella alla moda in questo momento è “overtourism”. Cioè, secondo l'intelligenza artificiale: "Il fenomeno per cui una località riceve un numero di visitatori superiore alla propria capacità di sostenerlo in modo equilibrato". A Firenze arrivano ogni anno circa 700 mila croceristi delle navi da Livorno: sono circa 12 mila al giorno. Questi rappresentano il vero “overtourism”, poiché intasano il centro, non portano niente alla città - nemmeno una piccola tassa di ingresso - e a sera lasciano solo bottiglie vuote ed escrementi. Iniziative dell'amministrazione? Zero. In compenso, ci si accanisce contro gli 'affitti brevi' che danno a molti fiorentini la possibilità di una vita dignitosa e non assistita, che ospitano un turismo che si trattiene in città per più giorni e, quindi, paga la tassa di soggiorno e fa lavorare musei e ristoranti. Ma sono del mestiere questi?


La medicina estetica cambia paradigma e prende definitivamente le distanze dall’epoca dei volti artificiali e delle trasformazioni estreme. E’ la tesi emersa durante il recente 42esimo congresso della Società italiana di medicina estetica (Sime), che ha riunito a Roma specialisti, ricercatori e professionisti del settore per discutere il futuro dell’estetica medica. La nuova tendenza globale ha un nome preciso: “Less is more”. Ovvero, meno volumi esasperati, meno ‘Instagram Face’, più naturalezza e personalizzazione. Il modello estetico contemporaneo, infatti, punta su risultati più discreti, armoniosi, quasi invisibili, ottenuti attraverso tecnologie avanzate, medicina rigenerativa e protocolli costruiti sulle caratteristiche biologiche del singolo paziente. “Quello che negli anni passati era solo una tendenza, oggi è diventato un vero cambio culturale”, sottolinea il professor Emanuele Bartoletti, presidente Sime. “La medicina estetica deve migliorare il volto senza snaturarlo. Il risultato non deve essere riconoscibile, ma semplicemente restituire freschezza e armonia”.




Lo abbiamo atteso per due decenni e, finalmente, è arrivato. 'Il diavolo veste Prada 2', uno degli eventi cinematografici principali di quest’annata, è approdato nelle sale, conquistando incassi record al box office mondiale e ottenendo anche un ottimo riscontro da parte della stampa estera. Mentre i titoli di testa de 'Il diavolo veste Prada' – tratto dal romanzo omonimo di Lauren Weisberger – avevano l’accompagnamento musicale di 'Suddenly I see' di KT Tunstall, questo sequel si apre, invece, sulle note di 'End of an Era', di Dua Lipa. Il brano dell’artista britannica, contenuto nel suo ultimo album, 'Radical Optimism', rispecchia letteralmente lo spirito di cui, sin dall’incipit, si dimostra intriso il film. 'Fine di un’era', per l’appunto: ovvero, il tramonto del giornalismo cartaceo e l’avvento di quello digitale, passando per la nascita e il dominio consequenziale dei social media – tra post e 'meme' pronti a diventare 'virali' in un nanosecondo e a surclassare, per visibilità, articoli e inchieste ben più autorevoli. Andy Sachs vince un’importante premio giornalistico e, contemporaneamente, viene licenziata 'in tronco' dalla rivista per cui lavora. Per una serie di circostanze, torna a lavorare per 'Runway' e, insieme alla direttrice, Miranda Priestly, deve affrontare cambiamenti 'epocali', che potrebbero rivoluzionare l’identità del giornale stesso e la 'mission' per cui era stato fondato. Nonostante siano passati vent’anni, 'Il diavolo veste Prada 2' non mostra le 'rugheì del tempo e conferma caratteristiche e atmosfere che avevano reso iconico il suo predecessore.

Jacob Coxon, un ricercatore franco-britannico specializzato nell’addestramento delle intelligenze artificiali, nei giorni scorsi ha fatto un bel po' di rumore annunciando le proprie dimissioni da Anthropic, accusando l'azienda di irresponsabilità. “Nei prossimi anni”, ha scritto Coxon su X, “le intelligenze artificiali saranno capaci di autoreplicarsi e metteranno a rischio la sopravvivenza della nostra specie. Nessuno sta facendo nulla per impedirlo: sono tutti impegnati in una corsa sfrenata per il predominio tecnologico". Il messaggio completo del ricercatore ha raccolto, in breve tempo, oltre cento milioni di visualizzazioni. A dimostrazione di come l’opinione pubblica inizi a chiedersi quanto sia lecito fidarsi di uno sviluppo selvaggio di tali tecnologie. Alla base della decisione di Coxon c’è una vicenda che sembra averlo spaventato a morte: un attacco condotto da uno 'sciame' di agenti autonomi, sviluppati da OpenAI, contro una piattaforma di condivisione dati chiamata 'Hugging Face', durante una sessione di valutazione delle loro prestazioni. Un esperimento che si stava svolgendo in un ambiente teoricamente isolato dalla rete internet pubblica. In sostanza, le intelligenze artificiali avrebbero deciso, in totale autonomia, di evadere dall’ambiente di prova, penetrare nell’infrastruttura esterna e manipolare i criteri con cui venivano giudicate dai software di controllo. Per Coxon, “questo evento dimostra come i modelli stiano già sviluppando forme di consapevolezza operativa, mentre i sistemi di sicurezza attuali risultano minimi e inefficaci. Presto”, ha spiegato lo studioso, “le Ai si evolveranno in sistemi superumani, capaci di ‘hackerare’ ogni cosa, rivoluzionare qualunque settore da un giorno all’altro e acquisire potere e risorse reali. Le persone che oggi addestrano le Ai”, ha concluso il ricercatore, “ritengono sinceramente che potrebbero ucciderci tutti entro la fine del prossimo decennio. Nessun’altra attività umana rappresenta un pericolo di questo livello”.

Pochi sono i dischi che non invecchiano mai. Cambiano soltanto i modi in cui li ascoltiamo. Tornano a 'galla' dopo decenni, come immagini custodite in fondo a un cassetto, con la voce di un tempo capace ancora di bussare alla porta del presente. E’ questo il destino di 'Con l’affetto della memoria', capolavoro senza tempo di Domenico Modugno, originariamente pubblicato nel 1971 e oggi nuovamente disponibile in digitale. Uscito il 4 settembre scorso, l’album riapre un paesaggio fatto di terra, volti, assenze e ricordi. Si tratta di un’opera concepita come poesia sentimentale della vita contadina del sud d’Italia negli anni ’50, quando la memoria aveva il passo lento delle giornate trascorse nei luoghi d’origine e il distacco poteva diventare una ferita difficile da nominare. 7 nuovi brani e 5 composizioni storiche, tutte rielaborate e reincise, compongono una narrazione musicale sospesa tra ciò che è stato e ciò che è rimasto. Si può dire, per l'appunto, che sia una sorta di album della memoria, nel quale ogni traccia sembra trattenere una voce, un volto, una stagione. A 55 anni dalla pubblicazione originale, 'Con l’affetto della memoria' torna anche nella sua dimensione fisica e sarà presto disponibile in edizione speciale anche su vinile da 180 grammi o in compact disc. Un ritorno pensato per raggiungere nuove generazioni e riaffermare l’eredità musicale di un artista immortale. Tra le incisioni, 'Amara terra mia' occupa un posto speciale. E' una delle pagine più intense e struggenti di Modugno.