
Intervista esclusiva al segretario generale della Universities Network for Children in Armed Conflict – Unetchac, professoressa associata presso l’Università degli studi Link di Roma
Dal rafforzamento del ruolo della comunità accademica globale nella prevenzione degli abusi e delle violazioni contro i minori coinvolti nei conflitti armati, al sostegno dei loro percorsi di reintegrazione sociale nei contesti post-conflitto, fino alla formazione di una nuova generazione di costruttori di pace: è questa la missione della Universities Network for Children in Armed Conflict (Unetchac), la rete internazionale che oggi riunisce oltre 40 università impegnate nella ricerca, nella formazione e nella cooperazione. Guidato dal segretario generale, Laura Guercio, professoressa associata presso l'Università degli studi Link di Roma, il network ha recentemente portato avanti con successo il progetto 'Rebirth: Empowerment and Rehabilitation of Children in Armed Conflict', sostenuto dal ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale nell’ambito del Piano d’azione nazionale italiano sulla Risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite su 'Donne, pace e sicurezza'. Il progetto, infatti, ha affrontato una delle sfide più urgenti nei processi contemporanei di costruzione della pace: la reintegrazione dei minori nella società civile dopo i conflitti, con particolare attenzione alle ragazze e alle giovani donne spesso esposte a violenze di genere, esclusione sociale e marginalizzazione. Attraverso il programma interdisciplinare internazionale della Autumn School 2025 – 'The Role of Reintegration for Children in Armed Conflict' e mediante conferenze, webinar e tavoli di lavoro, il 'Rebirth Project' ha creato uno spazio di confronto tra studenti, accademici, professionisti e giovani leader provenienti da diversi Paesi. Un modello innovativo, in cui i giovani non sono semplici destinatari della formazione, ma protagonisti attivi nella costruzione della pace. Parallelamente, grazie al progetto 'YouthNet International Mediators', promosso insieme all’Istituto di Studi politici 'San Pio V' e sempre con il sostegno del Maeci, il network sta continuando a investire nella formazione di giovani mediatori provenienti da aree colpite da conflitti, da realtà post-belliche e da contesti internazionali differenti, rafforzando il dialogo tra nuove generazioni, istituzioni e società civile. Abbiamo dunque incontrato Laura Guercio, che ci ha gentilmente rilasciato la seguente intervista.


Quindi, per partecipare alla fiera ‘Più libri, più liberi’, gli organizzatori hanno chiesto agli editori interessati la sottoscrizione di una dichiarazione di princìpi che Giorgia Meloni ha definito: "Patentino antifascista". Si dirà: è assolutamente lecito che un'associazione privata selezioni come crede con chi avere a che fare. Certo. Ma questo ragionamento varrà anche quando, solo per fare alcuni esempi, un’associazione culturale islamica farà una riunione alla quale saranno ammessi solo coloro che dichiarino di riconoscersi in quella religione? Oppure, un'associazione culturale ebraica organizzerà uno spettacolo teatrale autorizzando l'ingresso solmente a chi prima avrà sottoscritto una dichiarazione di fedeltà a quella religione? O, per fare un altro esempio, una squadra di calcio organizzi una partita, ma consenta l'accesso allo stadio soltanto ai propri tifosi?


L'acido ialuronico non è, come si potrebbe pensare, un acido esfoliante, ma uno zucchero. Per l'esattezza, un carboidrato complesso: una catena composta dal ripetersi di due zuccheri semplici chiamati: acido D-glucuronico e N-acetilglucosamina, capaci di trattenere l'acqua e donare compattezza. Naturalmente prodotto dal corpo, esso è una sostanza che serve a lubrificare le articolazioni e a idratare in maniera profonda la pelle, mantenendola elastica e illuminata. E’ sintetizzato da cellule chiamate 'fibroblasti', presenti nell’ambiente extracellulare del derma. La sua produzione va scemando man mano che si procede con l'età. Noi siamo in grado, infatti, di produrre circa 5 grammi di acido ialuronico al giorno, ma al contempo ne distruggiamo circa un terzo ogni 24 ore. Di qui, i dolori articolari o la minore elasticità e tonicità della pelle.




Da qualche giorno è visionabile su Amazon Prime, il film 'La pazza gioia', per la regia di Paolo Virzì del 2016. Una donna ripresa di spalle corre a passo veloce verso le rotaie di un treno: uno stacco e l’inquadratura riprende gli interni di Villa Biondi, una comunità che accoglie donne affette da patologie psichiatriche. In tale contesto, avviene l’incontro fatale tra Beatrice (Valeria Bruni Tedeschi), affetta di una sorta di mitomania che si sente vittima di un complotto ordito per farla rinchiudere e Donatella (una brillante Micaela Ramazzotti). Dalla loro fuga in poi, il film si barcamena tra 'gag' più o meno riuscite e un desiderio sfrenato di libertà, mentre le due donne sfrecciano con un’auto d’epoca verso il litorale della Versilia. Anche se il regista ha dichiarato che Beatrice e Donatella "non sono le ‘Thelma e Louise' all’italiana" non si può non pensare al noto road-movie americano (Telma & Louise del 1991, per la regia di Ridley Scott, con Susanne Saradon e Geena Davis). Non vi sono precipizi, se non, forse, quelli dell’anima e un luogo solidale, l'arte, dove ogni ferita si può rimarginare, in cui esorcizzare la paura della pazzia con un racconto dai toni agrodolci e spensierati. Sin dagli esordi, Virzì affronta temi complessi, come il conflitto familiare di 'Ferie d’Agosto' (1996) o la questione giovanile in 'Ovosodo' (1997), vincitore del Leone d’Argento alla 54esima Mostra del cinema di Venezia: il film-cult che lo elesse come nuovo autore della commedia sociale all’italiana di fine millennio. Voto: 7.

Le aste riservano sempre grandi sorprese. Soprattutto, se gli oggetti trattati risultano essere particolarmente rari, tali da attirare l’attenzione di agguerriti astanti pronti a far lievitare il prezzo, fino a raggiungere record inediti. E’ quanto accaduto nei giorni scorsi per la copia del videogioco 'Super Mario Bros', celebre 'game-platform' a scorrimento che vede protagonista il personaggio simbolo della Nintendo: la famosa azienda giapponese produttrice di videogiochi. La cartuccia contenente il videogioco per console Nes è stata, infatti, battuta all’asta per la cifra da capogiro di 3 milioni di dollari, disintegrando il precedente primato videoludico appartenuto al medesimo titolo venduto, in un’asta nel 2021, al prezzo di 2 milioni. Il valore del videogioco, sigillato e mantenuto nella confezione di plastica protettiva, recava un sigillo adesivo lucido, il quale suggeriva che la copia appartenesse alla seconda edizione, prodotta nel 1986, praticamente introvabile sul mercato collezionistico odierno. Tale condizione ha determinato un punteggio di 9.6 A++ secondo il Psa (Professional Sports Authenticator, ndr) grading: un processo di certificazione e valutazione dello stato di conservazione dell’oggetto da validare. I parametri seguono rigide verifiche, ma la copia di Super Mario Bros è risultata possedere un livello notevole di rarità e una pregevole conservazione. Secondo quanto dichiarato dai responsabili dell’asta, la copia apparteneva a uno speciale pacchetto di vendita, che conteneva il videogioco e la console Control Deck Nes, rimasti intatti nella loro confezione per circa 40 anni. La vendita è stata effettuata e ufficializzata dalla casa d’aste, Heritage Auctions, leader del settore e specializzata nelle aste di 'memorabilia pop', che ha confermato l’avvnuta vendita di venerdì 12 giugno.

Ernesto Bassignano in 'Chissà...' trasforma la malinconia in speranza, unendo poesia civile e delicatezza musicale in una ballata che invita a non smettere di credere nell'amore. Il nuovo singolo del cantautore romano è una 'ballad' elegante e intimista, che attraversa il nostro tempo con uno sguardo pieno di umanità. In un mondo segnato da conflitti, paure e divisioni, Ernesto Bassignano preferisce raccontare la fragilità come una possibilità di rinascita, affidando alla musica il compito di restituire speranza. La melodia procede con leggerezza, accompagnata dal pianoforte di Edoardo Petretti e dal violoncello di Giovanna Famulari: due collaboratori storici, capaci di creare un'atmosfera sospesa, quasi cinematografica. Ogni nota sembra accompagnare il peso delle parole, che parlano di sangue, di silenzi e di una pace ancora tutta da conquistare. L'autore sceglie il linguaggio della tenerezza per affrontare temi universali. Non ci sono proclami, né slogan, ma immagini che raccontano l'umanità ferita con la delicatezza di chi conosce il valore dell'ascolto. E' una canzone che non pretende di offrire risposte, ma invita a interrogarsi sul significato della compassione e sulla necessità di continuare ad amare anche quando tutto sembra perduto. Le stesse parole dell'artista confermano questa visione. Bassignano racconta di aver scelto la strada del singolo, senza inseguire il mercato discografico o le classifiche, lasciandosi guidare soltanto dall'ispirazione. Una scelta coerente con una carriera costruita sull'indipendenza culturale e sull'impegno civile.