Liliana ManettiIl regista e attore racconta come ha costruito la trama del suo ultimo film, che sta riscuotendo grande apprezzamento in Europa e, soprattutto, negli Stati Uniti

Nella società digitale contemporanea, Giuseppe Russo ha una vita normale. Tuttavia, un giorno egli incontra uno strano vagabondo che gli consegna dei vecchi nastri in formato video, in cui il protagonista risulta controllato e filmato sin dall'infanzia. Questo lo 'spunto' di partenza che Fabio Del Greco ha utilizzato per dar vita al suo ultimo lungometraggio, 'Mistero di un impiegato', nel quale vengono affrontati temi molto attuali e interessanti, come la strisciante volontà di condizionare il sentire comune delle persone attraverso i social, gli algoritmi e le tecnologie invasive, che controllano a distanza la nostra realtà quotidiana, riducendo molto lo spazio privato del singolo individuo e il suo 'diritto all'oblio'. Una sceneggiatura complessa e stratificata, in cui la tecnica di recuperare vecchi filmini di famiglia in 'Super 8' ha richiamato alla mente il cinema sperimentale degli anni '70 del secolo scorso, non solo per la qualità 'sporca' della fotografia, ma anche per la ricostruzione di ambienti inquietanti e situazioni misteriose.

Fabio Del Greco lei è un regista, sceneggiatore, montatore e produttore di cinema indipendente: come ha iniziato la sua carriera?
"In effetti, per me il cinema è da sempre la forma di espressione prediletta. Senza studiare, né avere una strategia 'a tavolino', fin dalla seconda media mi sono dilettato a costruire delle storie quasi per gioco, per divertimento. Quando ero poco più che adolescente non conoscevo neanche il montaggio. Tuttavia, iniziai proprio perché un compagno di scuola delle medie aveva trovato un'antica telecamera, di quelle con il tubo catodico collegato a un registratore Vhs, di una marca ormai dimenticata che si chiamava 'Magnedine'. Così, coinvolgendo tutti gli altri nostri amici iniziammo a fare delle riprese, a riprendere delle scene, a inventare delle storie. Da quel momento in poi, non ho più smesso di cercare di raccontare storie attraverso le immagini".

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AFORISMI FIORENTINI
Tu chiamalo, se vuoi: medioevo
Articolo di: Il Taciturno

Il TaciturnoMadre a 61 anni, con ovulo donato da sorella di uno dei due (non) genitori, per far diventare padre il figlio omosessuale. Alla fine, ti fanno rimpiangere anche il medioevo.



APPROFONDIMENTO
Mai più una Notre Dame
Articolo di: Silvia Mattina

Silvia MattinaUn lunedì sera di fuoco nella capitale parigina: brucia la cultura e si dissolve nelle alte fiamme la storica guglia di 45 metri di altezza della cattedrale di Notre Dame.



IL PUNTO
Le ferie inaspettate
Articolo di: Ennio Trinelli

Ennio TrinelliAbbiamo finalmente "l'uomo solo al comando". In perfetta coerenza con l'italico aspettarsi miracoli, egli è uno e trino e, per non sbagliarsi, ha tre nomi diversi: Luigi Di Maio è l'uomo solo al comando del M5S; Conte è l'uomo solo al comando del Governo invisibile; Salvini è l'uomo solo al comando del "faccio quello che voglio perché qui comando io". Nessuno dei tre combina un accidente, oltre al parlare molto e a comunicare 'via social'. In questo, sono in ottima compagnia e c'è una certa coerenza tra loro e l'italico popolo della lamentele via social; del "so tutto io" via social; del "siam tutti scienziati" via social; del "stiamo così tanto sui social da non avere tempo per fare nient'altro". Anche loro festeggiano, a modo loro, le feste prossime venture. Quelle dove - Paese che vai, usanza che trovi - a volte si arriva anche a flagellarsi pubblicamente, pur di riuscire a provare il di Lui sacro dolore, in un moto estatico che sa più di mescalina che di fede. Ma che dire? Anche in questo, l'italico aspettarsi miracoli è in linea col trovarseli dove non batte il sole e quando meno te lo aspetti. Avete voluto il Governo forte? Ecco, dunque, quello degli Ayatollah del pentaleghismo. Di italica fattura of course: dittatorelli ma non troppo; di destra, ma anche di sinistra; progressisti, ma anche conservatori; proletari, ma anche borghesi; 'pasdaran' ma non troppo e rivoluzionari a seconda di ciò che conviene a 'mammà'. La loro onnipotenza si vede dalla congiunzione tra il loro governare e i dieci giorni di 'ponte' tra Pasqua, Pasquetta, 25 aprile e 1° maggio. Tacciateli pure di essere degli incapaci: per intanto, ci son dieci giorni di ferie, poi staremo a vedere... Ecco bravi: godetevele, queste ferie inaspettate, che poi a ottobre vi sveglierete. Voi e loro.



L'OPINIONE
Il paradosso di Paolo
Articolo di: Vittorio Lussana

Vittorio LussanaNell'impero romano, la libera cittadinanza si poteva ottenere in vari modi: sostenendo attivamente il dominio di Roma e la sua strutturazione sociale; acquisendola per meriti speciali; oppure ancora acquistandola per diritto di censo, cioè pagando una tassa piuttosto onerosa, che in pochi potevano permettersi. Poi c'erano gli indigeni, che praticamente erano considerati degli stranieri in casa propria. Ecco perché capitava quel che si potrebbe definire: "Il paradosso di Paolo". E cioè possedere lo 'status' giuridico di cittadino romano per nascita, non per concessione. L'apostolo Paolo, infatti, proveniva da una famiglia di notabili ebrei dell'Asia minore stabilitisi a Tarso, nell'attuale Turchia, i quali avevano accettato e sostenuto, con il proprio lavoro e versando le tasse, il dominio di Roma. Ma a differenza del proprio nucleo familiare di provenienza, egli non aveva ottenuto la propria cittadinanza per concessione ottriata, cioè per una magnanima decisione proveniente dall'alto, né per meriti particolari: egli era cittadino romano per diritto di nascita. Non per questioni di sangue, dunque, né in quanto appartenente alla razza romana o italica, bensì perché era figlio di prima generazione di ebrei anatolici divenuti cittadini romani. Egli, pertanto, ereditò la cittadinanza poiché nato su un 'suolo' politicamente e militarmente occupato dall'Impero romano.



GIUSTIZIA
Gli strani concorsi
del Miur

Articolo di: Marta De Luca

Marta De LucaLe irregolarità reali o presunte rilevate da molti docenti che hanno partecipato al concorso per dirigenti scolastici,  bandito dal Miur con decreto del Direttore generale per il Personale scolastico n. 1259 del 23 novembre 2017 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 90 del 24 novembre 2017, sono state segnalate, tramite esposto, nella giornata del 17 aprile scorso innanzi alla procura della Repubblica di Roma. L'esposto è stato firmato da 271 candidati, che hanno segnalato alla procura "plurime violazioni regolamentari". Si va dal "mancato espletamento della prova in data unica e in contemporanea", alla "divulgazione in tempi diversi dei quadri di riferimento", alla "diversa formulazione dei quesiti rispetto a quelli stabiliti dal bando di concorso", ai "criteri di attribuzione delle prove nel procedimento di correzione, ai criteri di abbinamento codice/candidato". Nell'esposto si fa riferimento anche alle diverse percentuali di ammessi regione per regione e alle effettive modalità di espletamento della prova scritta nelle diverse sedi, nonché ai differenti controlli ivi espletati, senza trascurare probabili fughe di notizie e anomalie nel funzionamento del software 'Cineca'.