Vittorio LussanaQualcuno di recente ha dichiarato che la scienza sarebbe "inferiore alla politica". Ciò non è affatto vero: la storia delle dottrine politiche discende dalla Storia. E la Storia, a sua volta, fa parte della filosofia, la quale appartiene al territorio della scienza in quanto "teoria della prassi". Ritenere la politica superiore alla cultura, alla storia o alla scienza è un vecchio equivoco di discendenza autoritaria che si ripete nel tempo, soprattutto qui da noi. Tanto per citare quanto che scrisse l'autore siciliano Elio Vittorini, rispondendo a Palmiro Togliatti: "La politica è quella forma di cultura che, per poter agire, deve adeguarsi di continuo al livello di maturità delle masse, segnare il passo con esse, fermarsi con esse, se necessario, come accade che con esse esploda. Ma continuerà a chiamarsi cultura quell'attività che, non impegnandosi in nessuna forma di azione politica diretta, saprà andare sempre avanti sulla strada della ricerca della verità". Il fatto che certi cosiddetti 'No vax' reclamino una determinata libertà di giudizio politico soggettivo, pretendendo di porre quest'ultima al di sopra della scienza, deriva da una concezione qualunquista della libertà individuale, totalmente sganciata da ogni forma di interesse generale, collettivo e persino politico. Ebbene, le cose non stanno affatto così: la libertà individuale deve sempre contemperarsi con quella collettiva o della comunità in cui si vive e si opera, nazionale, sovranazionale e persino universale, poiché altrimenti essa finisce col corrispondere alla liceità, cioè alla sopraffazione selvaggia dell'uomo sugli altri uomini. Viceversa, la libertà del singolo finisce là dove comincia quella degli altri e, persino, dello Stato, che dunque è legittimato a imporre, se giustificato dalla situazione, una volontà che ponga l'interesse generale - in questo caso, la salute dell'infanzia - al di sopra della libertà individuale. La libertà individuale è un principio, non una finalità. E il gioco di equilibrio tra essa e la volontà dello Stato è in continuo divenire: alcune volte prevale la prima, altre la seconda, come nel caso delle vaccinazioni. Non si tratta di un primato 'statico', da parte dello Stato, né lo può essere: su questo siamo tutti d'accordo. Ma nel gioco dinamico degli equilibri che debbono inverarsi nel cuore del singolo cittadino, dovrebbe risultare chiaro che il primato della libertà individuale, se estremizzato sino ai confini della liceità, tende a far saltare pericolosamente anche la distinzione tra pubblico e privato trasformandosi in autoritarismo, in assolutismo totalitario, scientifico, teologico o politico esso sia. L'obbligo alle vaccinazioni corrisponde, dunque, a un atto dello Stato. Un atto che ha causato un fatto. E cioè che la salute dei nostri figli è scientificamente al di sopra della politica stessa, in quanto 'spirito' che non intende degradare a 'cosa'. Al di fuori dell'atto dello spirito - cioè della reale intenzione giuridica di buon senso sia dello Stato, sia del singolo individuo - nulla ha veramente realtà. Nell'antica Lombardia contadina di una volta, si sarebbe detto che l'obbligo alle vaccinazioni è un atto "che ha un suo perché". Un modo saggio e popolare di affermare la motivazione di fondo dell'atto medesimo. Eccola qui, dunque, la reale distinzione tra cultura popolare e populismo: la prima mantiene un proprio grado di saggezza, mentre il secondo degrada a mera demagogia finalizzata alla manipolazione delle masse. Ed è esattamente questa la riflessione che quest'anno intendiamo proporre agli italiani, augurando loro delle serene vacanze estive e un felice Ferragosto 2018.


AFORISMI FIORENTINI
Il potere giudiziario
tra uso e abuso

Articolo di: Il Taciturno

Il TaciturnoLe cronache della tragedia di Foggia hanno riportato una interessante dichiarazione del procuratore della Repubblica, che l'Huffingtonpost riferisce così: "Per i braccianti non c'era posto in ospedale: sono dovuto intervenire personalmente". Chiare le competenze della procura in materia. E chiare anche le modalità di esercizio 'personale' delle medesime. Nell'Italia dei mille convegni sulla separazione dei poteri non si può che ringraziare chi s'incarica di darne una sua concreta applicazione. Così come non si può che ringraziare il presidente del Consiglio, giurista dell'ateneo fiorentino e il ministro Bonafede, avvocato del foro fiorentino, che chi ha avuto la ventura di conoscere di certo non può dimenticare, per il rispettoso silenzio che consente agli italiani di non confondere l'esercizio di un potere dal suo abuso.


TELEVISIONE
Presidenza della Rai:
si prenda una decisione

Articolo di: Liliana Manetti

Liliana ManettiMarcello Foa, giornalista e scrittore, attualmente amministratore delegato della società editrice del Corriere del Ticino, lo scorso 27 luglio è stato proposto dal Governo Conte come nuovo presidente della Rai, insieme a Fabrizio Salini a cui e' stato proposto l'incarico di amministratore delegato. 55 anni, Foa ha diverse esperienze dirigenziali nel settore televisivo. Nato a Milano, laureato in Scienze politiche all'Università degli studi di Milano, Foa ha iniziato la sua carriera in Svizzera, lavorando negli anni '80 alla 'Gazzetta Ticinese' e al 'Giornale del Popolo', due quotidiani di Lugano. Nel 1989, dopo aver vinto il premio per la miglior prova scritta all'esame presso l'Ordine nazionale dei giornalisti, è stato assunto a 'Il Giornale', a quei tempi diretto da Indro Montanelli, dove è stato impiegato alla redazione Esteri.


IL PUNTO
Non diremo mai addio a Kaos
Articolo di: Ilaria Cordì

Ilaria CordìSembra che l'Italia sia continuamente costretta a doversi indignare. Numerose sono le notizie che stanno creando dissensi fra la popolazione, la quale, il più delle volte, ha le mani tra i capelli per la disperazione. Infatti, nell'afosa giornata di domenica 29 luglio, su giornali, telegiornali e social network, tra le ripetitive gesta e parole di neoministri e vicepresidenti del Consiglio, gli italiani, quelli con ancora un briciolo di cuore e di senno, sono rimasti crucciati nel venire a conoscenza della morte del 'cane-eroe' di Amatrice: il pastore tedesco Kaos. Kaos è stato uno dei protagonisti più attivi nei salvataggi dopo il terremoto che ha colpito il centro Italia nel 2016 devastando le località di Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto, Norcia e Campotosto. Il cane, insieme al suo padrone, Fabiano Ettorre, ha recuperato dalle macerie numerosi corpi, sia ancora in vita che non, grazie a quel suo fantastico 'naso da tartufo' che fiutava l'odore della paura e che, con quelle grosse orecchie, sentiva le grida di aiuto e di pianto. Kaos, il cane che salvava gli esseri umani, è stato ucciso proprio da quegli stessi esseri che era solito riportare alla luce dopo ore di buio. Esseri che non ci hanno pensato due volte ad avvelenarlo. A dare la triste notizia è stato Rinaldo Sidoli, responsabile della comunicazione della onlus 'Animalisti italiani', il quale, attraverso una nota, ha spiegato che "il corpo senza vita del pastore tedesco è stato trovato da Fabiano Ettorre, suo istruttore, nel giardino di casa a Sant'Eusanio Forconese, comune in provincia dell'Aquila. Kaos era stato determinante, di recente, nel ritrovamento di un uomo di Roio, di cui si erano perse le tracce. Era un salvatore avvezzo a scavare tra macerie e inferno. Non ci daremo pace fino a quando non verrà fatta giustizia".


L'OPINIONE
Estate e povertà
Articolo di: Lorenza Morello

Lorenza MorelloComplici le serate calde e luminose e gli impegni meno pressanti, mi è capitato più volte, di recente, di passeggiare la sera nel centro della mia città: Torino. Un capoluogo di regione elegante, che ha subito in sé molteplici mutazioni. Torino è oggi alle prese con un problema che riguarda la nostra epoca, ma che qui pare gridare, sebbene con 'sabaudo understatement', in modo sempre più forte. E questo problema non è, di per sé, la povertà, ma potrei dire che riguarda il 'concetto' di povertà. Anni fa, la nostra società aveva più pudore in tutto e anche la miseria si autoemarginava. Ed era cosa insolita, specie in Italia, trovare gente disperata accampata in pieno centro. Non volendo prestare il fianco a facili strumentalizzazioni classiste, vorrei sgomberare subito il campo e analizzare il concetto sociale di povertà secondo le due differenti culture che mi hanno cresciuta e le cui idiosincrasie si acuiscono sempre di più con il passare degli anni: quella italiana e quella americana. L'americano, grazie soprattutto alla cultura 'smithiana' dominante, vive la povertà come una colpa causata dalla mancanza di determinazione, impegno o di abilità personali. In Italia, invece, il rapporto fra povertà e colpa è assai più sfumato, così come in quasi tutta la vecchia Europa, dove la divisione in classi, la tradizione di immobilismo sociale, la sublimazione delle spinte sovversive nella speranza di un 'paradiso ultraterreno', hanno radicato il concetto che essere poveri accade, come la sordità o una gamba storta. E che se accade, essa è un gravame di cui la struttura sociale deve farsi carico.


ESTERI
Storia e cultura agricola
Articolo di: Michela Zanarella

Michela ZanarellaE' partito da Bojano (Cb), comune ai piedi del Matese, un percorso per il rilancio del territorio molisano che coinvolga Regione, istituzioni nazionali e Unione europea. Domenica 5 agosto, a Palazzo Colagrosso, si è infatti tenuto un vivace dibattito sullo sviluppo sostenibile tra tradizione, innovazione, biodiversità e riscoperta della storia e cultura agricola locale. Oltre allo stesso Comune di Bojano, hanno organizzano l'evento, sponsorizzato da Zara Cereali e Deian sementi, Prospettive mediterranee e Music Theatre International, associazioni aderenti alla Rete italiana per il dialogo Euro-mediterraneo (Ride-Aps), che ha concesso il patrocinio insieme all'Istituto nazionale di sociologia rurale (Insor), al programma Italia culture Mediterraneo del Maeci, all'Anno del cibo italiano 2018 del Mibact. L'iniziativa è stata promossa nell'ambito del Festival internazionale 'Cerealia', che da otto anni abbraccia tradizioni e culture del Mediterraneo, valorizzando le eccellenze dei territori regionali e il cui direttore artistico e project manager, Paola Sarcina, il 4 agosto scorso è stata designata dal Maeci a rappresentare l'Italia nella riunione annuale del Consiglio consultivo della Fondazione Anna Lindh, programmata dalla Ride-Aps a Roma nel mese di novembre 2018. L'incontro, intitolato 'Patrimonio culturale e agrario: sfide e nuovi equilibri tra identità del territorio, ambiente ed economia' e suggerito dal funzionario Maeci, Pasquale Palumbo, è stato un evento storico per Bojano, un territorio "affamato di novità, scambi, economia, arti", ha dichiarato l'assessore Anna Carmen Perrella, che ha espresso l'intenzione di "rivalutare il territorio con analoghe iniziative, che diano risalto a luoghi, storia ed eccellenze locali in un contesto internazionale".