Vittorio LussanaUna gran donna e una collega meravigliosa, di primissimo livello, che di recente ha dato alle stampe un libro di aforismi a dir poco geniali nel tratteggiare una società, quella italiana, sempre più immersa tra i paradossi dell'assurdo

Rosanna Marani è stata la prima giornalista ad affermarsi in un settore per lungo tempo precluso alle donne: quello del giornalismo sportivo. Dopo di lei, nulla fu più come prima. Io stesso, all'inizio del mio percorso professionale, frequentavo redazioni in cui la presenza femminile era ridotta al minimo, o relegata in settori specifici, come il costume o la moda. Ma nel breve volgere di qualche lustro, anche le redazioni romane si riempirono di ragazze pronte ad affrontare il mondo. Un merito indiscutibile, un coraggio senza pari, che l'hanno vista recentemente insignita del prestigioso 'Ambrogino d'oro'. Senza dimenticare, ovviamente, l'onorificenza ricevuta antecedentemente di 'Cavaliere dell'ordine al Merito della Repubblica italiana: "Per avere aperto la strada alle donne ad una professione, quella del giornalismo sportivo, a loro preclusa prima del suo avvento". L'amore per la nostra professione l'ha via via portata a condurre trasmissioni televisive seguitissime, in cui ha incontrato e intervistato tutti i più grandi campioni dello sport italiano e internazionale. Una carriera costellata di scoop meritatissimi, voluti e realizzati con grande tenacia e professionalità. Il suo lavoro e la sua firma hanno a lungo dato lustro a giornali importanti, come la 'Gazzetta dello sport' - la mitica 'rosa' - il 'Giornale d'Italia' e il 'Resto del Carlino', prima di vederla inoltrarsi in un mondo, quello dell'informazione televisiva, che negli anni '80 del secolo scorso era ancora nella sua fase embrionale di sviluppo. Come nel caso di 'Telemilano', la prima rete televisiva della Fininvest. Un monumento del giornalismo italiano e un'eccellente 'inviata', che riusciva sempre a intervistare - a 'portare a casa', come si dice nelle redazioni 'vere' - chiunque, anche chi proprio non voleva 'parlare', come Gianni Rivera, oppure era considerato un personaggio difficilissimo raggiungere come Rosa Bossi, la mamma di Silvio Berlusconi. Un 'pezzo di Storia' del nostro giornalismo, che di recente ha riscoperto il valore della parola e della poesia. Già nel 2013 ha pubblicato una lirica, intitolata 'Veglia', che ha vinto la seconda edizione del premio di poesia 'Alda Merini'. E adesso questo nuovo libro di aforismi, intitolato 'Ti do la mia parola' (L'Infernale edizioni), in cui si è scatenata in una serie di calembours e giochi di parole illuminanti e geniali, a dimostrazione di uno 'spirito' creativo di primissimo livello. Perché quando Rosanna si mette in testa di fare qualcosa, lo fa sempre al meglio, con una grinta e una professionalità che, oggi, non troviamo più da nessuna parte. Ma proprio da nessuna parte...


AFORISMI FIORENTINI
Lo 'schemino' di Augias
Articolo di: Il Taciturno

Il TaciturnoA Corrado Augias, che senza vergognarsi afferma: "E' facile essere di destra, poiché esserlo è pari a un impulso animale, ovvero all'andare incontro a quelle che sono le spinte istintive che tutti hanno, mentre essere di sinistra significa elevarsi dalla condizione inferiore del primate per operare in quella superiore del raziocinio, governata dalla 'hegeliana fatica' del concetto", vorrei dedicare questo stupendo pensiero di Jacques Brel: "Ci vuole tanto talento per diventare vecchi senza essere mai stati adulti...".


CULTURA
La ragazza di Roma Nord
Articolo di: Giuseppe Lorin

Giuseppe Lorin'La ragazza di Roma nord' è il titolo del nuovo romanzo di Federico Moccia, edito da Sem, uscito in questi giorni nelle librerie di tutta Italia. Il romanzo è stato presentato in anteprima a Milano il 3 dicembre scorso, presso la casa editrice milanese 'Sem', in via Cadore 33. Con oltre dieci milioni di copie dei suoi libri, tradotti in quindici lingue e venduti in tutto il mondo, Federico Moccia è uno degli autori italiani di maggior successo.



RECENSIONI
La sindrome del terzo panino
Articolo di: Valentina Spagnolo

Valentina SpagnoloSi è tenuto in queste sere, presso il 'Teatrocittà' di Torrespaccata in Roma, lo spettacolo: 'La sindrome del terzo panino' di e con Gianluca Marinangeli. Si tratta di un monologo assai ben scritto, che appartiene degnamente al genere comico-brillante, lasciando intravedere le grandi potenzialità di Marinangeli come commediografo e autore di testi estremamente raffinati. La rappresentazione è molto divertente, a tratti esilarante: l'artista marchigiano, infatti, per scelta autoriale non ha voluto far ricorso a forme di comicità 'terra terra', puntando tutte le sue carte su analogie, tormentoni e giochi di parole decisamente ingegnosi e innovativi. Lo spettacolo è autobiografico e narra anche aspetti tragici della vita di Marinangeli, nato con un ritardo di 21 giorni che stava quasi per ucciderlo prim'ancora di venire alla luce. In seguito, il ragazzino cresce circondato da limiti e paure, complessi e timidezze. Ma col passare degli anni, il giovane comprende di essersi rinchiuso in una sorta di 'bolla autoprotettiva', di esprimere una personalità estremamente comune, fin quasi a perdere la propria identità. A un certo punto, gli viene diagnosticato un tumore, nonostante una giovinezza fin troppo tranquilla, senza vizi o trasgressioni. Paradossalmente, la cattiva notizia rappresenta per lui una 'svolta': ogni blocco psicologico, ogni limite 'autoimposto' si scioglie di fronte alla questione di dover lottare contro una patologia così maligna, che il ragazzo riesce a sconfiggere lasciando emergere, finalmente, la parte migliore di sé. Scampato per la seconda volta alla morte, Marinangeli abbandona la sua scialba vita da ragioniere in una ditta di scarpe e decide di fare quel che, in realtà, aveva sempre sognato: l'attore.





TELEVISIONE
CR4: la Repubblica
delle donne

Articolo di: Dario Cecconi

Dario CecconiE' ripartita in questi giorni, in prima serata su Rete4, la seconda edizione di un programma ampiamente dedicato all'universo femminile, ideato e vissuto con lo stie unico e scanzonato che da sempre contraddistingue Piero Chiambretti, conduttore d'eccellenza. Colto, mai banale, sempre pungente, nell'edizione dello scorso anno ha condotto, con l'ironia di sempre, un programma leggero ma non 'vuoto', che ha voluto parlare principalmente di donne, mitizzate come motore trainante del nostro pianeta. La trasmissione è stata in grado di intrattenere con simpatia, di divertire giocando con i 'doppi sensi', anche se in modo mai volgare, di coinvolgere le ospiti con la capacità di spiazzarle, di prenderle 'alla sprovvista'. Questa volta, cosa ci aspetterà? Quali saranno le novità di questo secondo anno di CR4? Il padrone di casa ha garantito che non ce ne saranno. Così non potremo dire che non ce l'aveva detto. Noi crediamo che anche questa nuova edizione ci regalerà divertimento e irriverenti sorprese. Il pubblico potrà godere di una commedia televisiva reale e, al tempo stesso, 'grottesca'. Piersilvio Berlusconi, vicepresidente esecutivo e amministratore delegato del gruppo Mediaset, nonché amministratore delegato di Rti, la società che esercita tutte le attività televisive del suddetto gruppo, ha pubblicamente dichiarato di aver voluto fortemente il ritorno televisivo di CR4. Ecco le sue parole: "Questo è una trasmissione nata l'anno scorso, ma è uno di quei programmi che caratterizza la televisione di oggi, sempre accesa, sempre viva, sempre nel tempo, che ogni giorno, in ogni puntata e ogni volta si rinnova, si evolve. E questi, sono i contenuti che il pubblico apprezza veramente".


MUSICA
Il docufilm sui DM
Articolo di: Martina Tiberti

Martina TibertiNei giorni scorsi, è stato proiettato nelle sale cinematografiche di 70 Paesi di tutto mondo, nelle sole date del 21 e 22 novembre 2019, il 'docufilm-concerto' dedicato alla storica band del rock elettronico britannico, i Depeche Mode, dal titolo: 'Depeche Mode: spirits in the forest'. Si tratta di un film musicale teso a celebrare la grande resa delle perfomances 'live' di questo gruppo, che ha tratteggiato la storia della musica europea e mondiale sin dai primi anni '80 del secolo scorso, arrivando, di successo in successo, fino a noi. Diretto dal regista Anton Corbijn, l'opera è la conseguenza del 'Global Spirit Tour' che, tra il 2017 e il 2018, ha visto accorrere ai 115 concerti del gruppo più di 3 milioni di ammiratori e appassionati. Immergendosi nelle storie di sei fans particolari, il film celebra la popolarità di una band che, all'inizio del suo percorso, sembrava destinata a seguire il destino di molte 'meteore' degli anni '80, scomparsi dopo qualche momentaneo successo di vendita. Invece, i DM sono via via cresciuti, nonostante le diffidenze della critica. Non subito si compresero, infatti, alcune evidenti qualità di questi ragazzi, che oltre a denotare le grandi capacità vocali del cantante, David Gahan, stava via via segnalando l'infinita vena compositiva del chitarrista, Martin Gore e le eccellenti potenzialità polistrumentiste di Alan Wilder, che tuttavia abbandonò il gruppo nel 1993, quando era ormai giunto all'apice del successo mondiale. A lungo non si comprese, inoltre, un'altra caratteristica dei DM: la loro incredibile resa dal vivo.