Raffaella UgoliniCristina Carrisi è una ragazza e un'attrice strepitosa. Il suo pregio principale è un volto assolutamente espressivo, capace di materializzare qualsiasi emozione e sensazione. Una qualità che le dà modo di riuscire a rappresentare perfettamente tantissime donne, le quali assumono, in scena, una propria identità: donne talmente reali da lasciare l'impressione di aver assistito a uno spettacolo composto dalle perfomances di più attrici, molto diverse tra loro. La capacità di trasformasi in tante persone assai distinte tra loro è la caratteristica principale di una vera artista, che è riuscita a dar voce all'universo femminile attualizzandolo tra i suoi problemi di oggi: i suoi recinti, le sue gabbie, i suoi orribili luoghi comuni. Nello scorso autunno, la Carrisi ha partecipato alla rassegna 'Frammenti al femminile', organizzata da Patrizia Schiavo presso il nuovo spazio di ricerca sperimentale della capitale 'Teatrocittà'. Per Cristina Carrisi si è trattato di un successo pieno, di pubblico e critica, che l'ha portata ad aggiudicarsi il primo premio sia nella categoria 'Miglior spettacolo', sia in quella come 'Miglior attrice under 35'. In quest'intervista, abbiamo voluto conoscere meglio questo indubbio nuovo talento del nostro teatro più 'alto' e impegnato.

Cristina Carrisi, il tuo spettacolo 'Prigionia: femminile singolare', a dispetto del titolo è una sorta di rassegna di distinte figure femminili appartenenti a contesti sociali ben diversi tra loro: puoi parlarci di queste tue eroine?
"Singolare, ma fin troppo trasversale e frequente è l'autosabotaggio in cui le mie cinque eroine incappano, anche se donne molto differenti nel tessuto socio-culturale d'appartenenza e nel temperamento. C'è una kamikaze che, per questioni personali, decide di immolarsi alla causa politica; un'attempata vergine che vive segregata nel morboso ricordo di una madre oppressiva; una donna innamorata di un uomo manipolatore; una mamma in crisi, divisa fra i doveri verso la famiglia e quelli verso se stessa; una ragazza che fa del sesso il proprio 'biglietto da visita' sul web.  E poi, a sorpresa, ci sono anch'io".


APPROFONDIMENTO
Nell'anno del Caravaggio a Roma
Articolo di: Giuseppe Lorin

Giuseppe LorinCamminare per le strade di Roma nel 1592 non era certo un bell'ammirare le magnificenze della 'città eterna', quanto sentire le voci del popolo che rimandavano ai fatti: "Quest'anno si son viste più teste in ponte che meloni in piazza". Il popolo era deluso dal comportamento di Clemente VIII. E pensare che proprio Giordano Bruno lo aveva definito "un galant'homo, perché favorisce li filosofi e posso ancor io sperar d'esser favorito". Il 23 maggio di quell'anno venne denunciato per eresia dal Nobil Homo Giovanni Mocenigo all'Inquisizione di Venezia. Il filosofo di Nola non immaginava che quel 'galant'homo' del Papa, otto anni più tardi lo avrebbe fatto bruciare vivo in Campo de' Fiori, il 17 febbraio 1600, con la lingua "in giova", una mordacchia a impedirgli la parola. La denuncia di Mocenigo costituì la leva mortale di tutta la vicenda processuale di Giordano Bruno, in quanto essa comprendeva già molti dei capi di accusa, che saranno poi elencati nella sentenza conclusiva di condanna, come la negazione del dogma della presenza nell'Eucarestia del corpo e del sangue di Cristo; della verginità di Maria e della Trinità; la credenza nella trasmigrazione delle anime; la pratica della magia. A questa prima lettera, il nobile veneziano ne fece seguire altre due in cui si aggiunsero, a carico di Giordano Bruno, altre pesanti accuse, come quella di aver soggiornato in Paesi di eretici "vivendo alla loro guisa".


ARTE
Tiziano Calcari: la forza dei ricordi
Articolo di: Domenico Briguglio

Domenico BriguglioQuanta parte hanno i ricordi nella nostra personalità? Indubbiamente, il nostro background di esperienze, emozioni passate, estrazione culturale e familiare possono considerarsi assolutamente determinanti nel processo decisionale da cui poi si originano le nostre azioni. Talvolta, sorprendendo anche chi ci conosce bene, ma non fino al punto di comprendere la composizione 'chimica' che si sta formando e che attinge a elementi del substrato più profondo dell'inconscio, il più sconosciuto anche a noi stessi. Quando il 'peso' dei ricordi e la loro stratificazione costituisce il nucleo portante dell'arte pittorica, come nel caso di Tiziano Calcari, si può assistere a qualcosa di unico, che diviene il 'motore' di una gamma di emozioni che salgono impetuosamente alla superficie, coinvolgendo la coscienza dello spettatore. Metafisici e surrealisti ci hanno messo di fronte alla potenza dirompente ed enigmatica dei sogni o dei percorsi segreti delle nostre ansie di conoscenza. E i loro lavori sono autentiche 'scorciatoie' verso l'inconoscibile. Calcari ripercorre queste preziose 'scorciatoie', riscoprendo quei sentieri che uniscono sogni, aneliti di conoscenza e scavo nei meandri dell'Io, offrendo una parte di sé che si può leggere senza eccessiva difficoltà. I suoi sfondi sono bianchi, paesaggi indefiniti della spazialità onirica, senza alcun riferimento alla realtà oggettiva.


IL PUNTO
Un branco di teste vuote
Articolo di: Ennio Trinelli

Ennio TrinelliMentre il socialismo democratico, che da qualche parte di questo Paese giace assopito, sta perdendo l'ennesima occasione per occupare uno spazio clamorosamente lasciato vuoto, anche le ultime giornate sono passate tra le spaventose 'minchiate', sparate dai politici che occupano lo spazio mediatico nostro (loro?) malgrado. Per esempio, Luigi Di Maio è riuscito a dire che con i 20 milioni di euro risparmiati dagli stipendi dei deputati M5S, mai certificati e che quindi possono anche essere cifre campate in aria, il movimento è riuscito a far partire 4 mila imprese. Considerando che 20 milioni diviso 4 mila fa 5 mila euro, ci si chiede quali imprese possano costituirsi con tale cifra irrisoria. Ma probabilmente siamo noi a essere ignoranti. Quasi contemporaneamente, le famose 'cliccarie' del blog del 'Vate' davano il 'la' alla candidata sindaca di Oristano: 31 i voti per lei e 28 per la sua rivale. Totalino: 59 voti. Un plebiscito. Dall'altra parte della barricata, dentro il Pd, continuano a suonarsele di santa ragione, tra loro e per il gusto di chi grida più forte. In alcuni mesi di orrendo balletto mediatico, Emiliano e Orlando sono riusciti a scrivere migliaia e migliaia di 'tweet' che non dicevano assolutamente nulla, mentre dall'altra parte il pragmatismo di Matteo Renzi impediva a quest'ultimo di fare lo stesso. Non che proposte entusiasmanti se ne siano viste da parte sua, ma almeno ha salvato le apparenze. Mentre scrivevamo questo pezzo è arrivata nella nostra casella di posta elettronica una e-mail nella quale Orlando ci invita a una serie di manifestazioni organizzate per sostenere la sua candidatura. Una comunicazione che, al di là del "votatemi perché sennò vince Renzi" non diceva nient'altro. Ecco a cosa si è ridotta la politica di questo Paese: a una serie di vuoti slogan, mutuati più o meno dai trend di internet con frasi ad effetto che smuovano le viscere, affinché l'emotività conduca verso lidi ai quali l'intelligenza non approderebbe mai.



L'OPINIONE
Vive la France!
Articolo di: Vittorio Lussana

Vittorio LussanaAccogliamo con un certo grado di favore il dato elettorale emerso in queste ore dalle presidenziali francesi. E riteniamo sia da sottolineare la maturità democratica di una nazione, la Francia, che pur vedendo i propri Partiti storici in crisi, ha saputo riorganizzare un fronte politico liberal-progressista, quello guidato da Emmanuel Macron, capace di tener fermi una serie di princìpi che, finalmente, abbozzano il nuovo tipo di società che alcuni di noi, tra cui il sottoscritto, hanno in mente. Innanzitutto, una società aperta, che valorizzi le diversità culturali tra i popoli, dimostrando coraggio e forza morale; in secondo luogo, l'idea che si possano allargare i confini del mercato, includendo nuove forme di aziendalismo imperniate sulla libera circolazione delle notizie, sull'interscambio culturale, sulle distinte potenzialità turistiche, architettoniche e persino ricettizie di ogni singolo Paese, per rispondere con saggezza a quell'ignoranza generalista che si è diffusa senza argini nella seconda fase di globalizzazione planetaria. Finalmente s'intravede, cioè, quella configurazione strategica di economia sociale strutturalmente composta da tante piccole aziende che competano sui mercati interni con le armi della qualità, della credibilità e della competenza all'interno dei propri singoli e specifici settori. In fondo, si tratta di una rivisitazione di quell'antico modello di concorrenza 'imperfetta' che noi, oggi, amiamo definire di moltiplicazione delle 'nicchie', in grado di rispondere alla gigantesca domanda occupazionale proveniente soprattutto dal mondo giovanile, abbandonando ogni rigidità monopolista, oligopolista o statalista. Se si riuscirà a comprendere la lezione francese, forse l'Europa e il mondo intero potranno varcare quella 'porta stretta' che si è cercato di individuare in questi anni, con molta fatica e il rumoroso disturbo di tanti imbecilli.


RECENSIONI
After the end
Articolo di: Silvia Mattina

Silvia Mattina"Sono stati i terroristi a buttare la bomba sporca". Le parole di Mark tuonano come una terribile sentenza nell'angusto spazio del rifugio antiatomico. E fanno trasalire il pubblico per lo scenario di crudele attualità. A distanza di undici anni dagli attentati terroristici a Londra, il testo del drammaturgo inglese, Dennis Kelly, sembra essere scritto esattamente in questo preciso e particolare momento storico, dilaniato da continue criminose rappresaglie e pressanti minacce nucleari. Più che a una 'pungente black commedy', il pubblico ha assistito a uno di quei thriller psicologici assai classici nella cinematografia americana. 'After the end', andato in scena al Teatroinscatola di Roma (Lungotevere degli Artigiani, 12) dal 30 marzo al 15 aprile, è frutto di una riuscita collaborazione di due compagnie teatrali molto attive nel circuito 'off' della capitale: la Bracci-Schneider e la Freaky Lab. Tommaso Arnaldi e Claudia Genolini vestono i panni di Mark e Louise, due ragazzi scampati da un attacco nucleare e trinceratisi in un bunker, che diviene teatro di emozioni forti e di comportamenti agli estremi dell'umana sopportazione. La radicalità della situazione è efficacemente rappresentata da una messa in scena limitata a pochi oggetti simbolici: una brandina, un baule, due sedie e una tavola, una radio e una scala. Le scene iniziali sono scandite da litigi, dalla scarsezza e dalla razionalizzazione dei viveri, fino ai ricatti morali, ricordando attraverso dei funzionali flashback, rievocazione dal sapore cinematografico, i momenti significativi della loro conoscenza. Lo 'psicodramma da camera' è contestualizzato attraverso le pareti nere, che sembrano racchiudere gli ingranaggi di una mente dalla personalità disturbata, come quella progressivamente mostrata del protagonista maschile. Mark è la vera memoria storica della ragazza.