
Come fotografato da un recente rapporto del
Censis, in
Italia, così come in varie altre parti
d’Europa e negli
Stati Uniti, le
teorie del complotto si sono notevolmente
diffuse. Ma esse non sono totalmente
irrazionali. Al contrario, si può affermare che si tratta di
sensazioni emotive dotate di
‘spinte’ alle volte contrastanti, le quali però prevedono una
costruzione razionale di
‘contenimento’, che servono a diminuire, in realtà, le paure dando loro un aspetto, una
connotazione precisa. Per dirla in termini filosofici: una
forma. Questa caratterizzazione è molto interessante, poiché ci spinge al di là degli
stereotipi, in territori ben distinti dai
pregiudizi di ignoranza o di
vuoto cognitivo, dato che spesso si tratta di persone con un
buon grado di istruzione. Essa, invece, segnala una componente fortemente
individualista che impedisce classificazioni precise,
standardizzate. In secondo luogo, non si tratta di mere
astrazioni: fino al secolo scorso, infatti, le
teorie complottiste si sommavano alla
conoscenza scientifica, mescolandosi con essa. Quel che la
pandemia ha causato veramente, sotto questo aspetto, è di aver
dissociato la componente cognitiva, che manteneva un proprio grado di
scientificità, da quella
emotiva. E tale
divaricazione sta generando forme di specificità che non sono riconducibili ai consueti
schematismi, bensì sono dei
tentativi razionali di provare a spiegare ciò che
non si afferra. Il
Movimento 5 stelle, nella sua prima fase di apparizione sulla scena politica aveva raccolto alcune di queste
tendenze complottiste. Ma la
formazione ‘grillina’ non è stata l’unica a ricercare teorie alternative: anche
Matteo Salvini e
Giorgia Meloni hanno più volte avanzato la cosiddetta teoria della
“sostituzione etnica”, al fine di utilizzare a proprio vantaggio temi come quelli legati
all’immigrazione. Ma la
sostituzione etnica era una teoria che sarebbe rimasta confinata in
territori estremi, se questi due leader non l’avessero
rilanciata. Come si può osservare, alcune teorie sono
alquanto ingenue e non comportano
danni particolari, se non un certo
scetticismo e varie forme di
‘piattezza’ logica. Altre, però, prendono di mira alcune
categorie di persone al fine di
escluderle dalla società, creando veri e propri
‘bersagli’ che servono a fornire
legittimazioni apparenti a chi proprio non riesce a trovare
soluzioni a fenomeni assolutamente
oggettivi, che non prevedono affatto un
atto ‘doloso’ da parte di qualcuno, bensì sono sorti
per conto proprio o
sussistono in sé. Ecco per quale motivo le convinzioni complottiste legate al
Covid vengono interpretate come
‘attacchi voluti’ o
sperimentazioni di
guerre biologiche, negando la
provenienza naturale del virus. A tutto ciò, lo strumento dei
social network ha fatto da
‘cassa di risonanza’, generando un
'ecosistema mediatico alternativo' a quello ufficiale. Pertanto, se vogliamo veramente confrontarci con queste persone e riuscire a
‘smontare’ le loro
astrazioni, è sbagliato
forzare la mano: certe
‘costruzioni’ sono
inconfutabili per chi ci crede. E i vari tentativi di contrapporre spiegazioni maggiormente
agganciate alla realtà, per i complottisti rappresentano un’ulteriore
prova del complotto: il
‘debunking’ o il
‘fact checking’ funzionano solo parzialmente. Non esiste una
cura, né alcun
vaccino, contro tali forme di
ottusità, se non quella di imparare a
conviverci, al fine di
renderle ‘endemiche’, esattamente come il
Covid 19. Ecco perché siamo giunti alla conclusione che, in realtà, la
pandemia non sia
l’unica emergenza dalla quale dovremmo decidere di
uscire, bensì essa ha finito con
l’accelerarne una seconda: quella che qualcuno, un tempo, definì
“alienazione” e che, in termini psicanalitici, oggi diagnostichiamo come forma di
‘dissociazione’ dalla realtà. Una dissociazione che corrisponde a una
fuga da problemi considerati
non facilmente risolvibili. Attenzione, dunque: non siamo affatto di fronte alla definitiva
vittoria della razionalità scientifica, bensì innanzi alla
sconfitta della facilità di fronte alla
complessità della vita moderna. E come il
crollo delle ideologie dovrebbe averci insegnato,
gestire una sconfitta non è
affatto semplice, se non si comprende da dove abbia avuto origine questa vera e propria
‘ritirata’ dalla
realtà.