Vittorio Craxi

Sono passati nove anni dalla morte di Bettino Craxi. Ma nell’omaggio all’uomo e al leader politico socialista c’è lo spazio per una riflessione su ieri e su oggi, ci sono i motivi per provare a tradurre nell’azione politica quotidiana qualche cosa di più di un sentimento o di un risentimento. Una Repubblica che si costruisce sulla menzogna è destinata a franare: non fu una profezia dello sconfitto desideroso di vendetta, ma la riflessione di un uomo di Stato che temeva che un cambiamento non fondato su basi solide e reali avrebbe finito per determinare anomalie e squilibri che, presto o tardi, sarebbero entrati in contraddizione. Oggi è più fragile la politica e sono fragili i suoi partiti, anche se apparentemente rafforzati da un consenso elettorale che, se vediamo, si mostra sempre più esile e costretto a contrastare un movimento sempre più ampio, pregiudizialmente ‘antipolitico’ o distante dalla politica, perché essa non è capace di offrire né prospettive di cambiamento, né suggestioni ideali e di valore. Quegli antichi valori ideali che possono vivere nella modernità senza fratture e discontinuità, così come ha sottolineato il nuovo presidente degli Stati Uniti, su cui sembrano riporsi molte speranze nelle nuove generazioni e che invece, in Italia, sembrano smarrirsi ed appartenere ad un tempo così remoto da cui è stato più semplice prendere le distanze e cancellarne le tracce, piuttosto che prendere spunto o esempio dai suoi insegnamenti fondamentali e intramontabili. E’ fragile una politica italiana che non è riuscita a fare i conti fino in fondo con la propria Storia recente, che non è riuscita ancora a spiegare alle giovani generazioni, attraverso una seria revisione storica e politica, che il nostro Paese fu un’immensa Berlino separata da un muro metaforico, quel muro che divise il mondo a Yalta e le cui implicazioni politiche hanno contrassegnato tutto il ‘dopoguerra’ e le sue più grandi tragedie, dall’omicidio di Aldo Moro sino alla vicenda di Tangentopoli. Quest’ultima è ancora avvolta in una nebulosa ipocrita, che ci consegna ai giorni nostri la ‘favola’ dei ‘buoni’ e dei ‘cattivi’, del sistema incapace di correggersi e, quindi, soverchiato da una classe politica senza scrupoli guidata da ‘capibanda’ e criminali, a fianco di una società imprenditoriale e di una società civile sempre immuni da critiche e complici di un sistema criminale perché obbligate a farne parte. Le vicende di oggi ci consegnano, tutte intatte, le previsioni e gli ammonimenti di Bettino Craxi sulla natura politica delle indagini dell’epoca e di quelle che le seguirono, sull’incapacità di rinnovamento di un sistema politico che avrebbe finito per generare illusioni ‘noviste’ e proporre nuovi modelli di riferimento e nuovi eroi che, guarda caso, calcano ancora la scena quotidiana della politica italiana, anzi ne sono i protagonisti. Alcuni, addirittura, nella sinistra italiana - e qui prendo a prestito le parole di Peppino Caldarola - “come il partito di Di Pietro e ampi settori della sinistra che mal sopportano un giudizio equanime sull’opera dello statista e si gonfiano come pavoni nel disprezzo del leader socialista”. Così facendo, non fanno altro cha allontanare la rimarginazione della vera ‘ferita aperta’ nella sinistra italiana: quella della sinistra riformista, che perdendo il ruolo fondamentale che ha esercitato il Psi nel Paese anche prima della svolta del Midas, si prepara ad un futuro incerto, perché l’inesistenza di un legame con la Storia socialista e riformista, unita allo sbandamento politico, finirà per pesare sulla capacità di essere alternativi e concorrenziali alla destra di governo. Sono passati nove anni. E qualcuno vuole incominciare a riflettere sulle reali ed effettive innovazioni politiche introdotte da Bettino Craxi nel sistema politico italiano. Non un semplice riconoscimento alle qualità ed alla personalità, ma una più complessa revisione di giudizio circa l’effettiva portata delle novità prodotte o degli argomenti messi all’ordine del giorno e che ancora oggi, a distanza di anni, fanno parte dell’agenda politica del nostro Paese. Non spetta a me ricercare nel dettaglio le luci o le ombre di un’immensa opera politica. Essa, tuttavia, che sia stata rivolta sul piano nazionale o sul piano internazionale, fa di lui una figura politicamente apprezzata e rispettata. Rispettata all’estero, perché fu uno dei promotori più assidui di un’Europa unita e più larga, perché fu un campione dei diritti umani e un difensore dei popoli oppressi e delle libertà, ovunque fossero in pericolo. Rispettata, perché a distanza di anni viene riconosciuto che il caso giudiziario Craxi, che possiamo definire un vero e proprio delitto politico, fu costellato da vere e proprie mostruosità e che, nel suo caso come in altri, vennero meno le garanzie del giusto processo, prerogative indispensabili in una moderna democrazia. E noi continuiamo a pensare che non vorremmo più che accadesse ad altri ciò che è accaduto a lui e a tanti socialisti. Rispettata da chi non si è mai fatto calare il velo della faziosità e del pregiudizio. Rispettata da chi non si è mai fatto calare il velo della faziosità e del pregiudizio. E riconosce nella personalità e nella cultura politica che ha espresso, una fonte politica primaria, una radice antica: quella socialista, che con i suoi protagonisti costituisce un nesso inscindibile con la nostra Storia nazionale. Quella Storia di cui Egli era profondo conoscitore e nella quale cercava sempre di trarre insegnamento o ispirazione, per affrancare sempre di più le radici del socialismo moderno nel più ampio contesto e respiro della grande Storia nazionale, risorgimentale e democratica. Sono passati nove anni: molti hanno perso in lui una guida politica e molti cittadini italiani ne rimpiangono la statura. Io posso affermare entrambe le cose, aggiungendo che il vuoto politico che ha lasciato non è meno grande di quel che è stata la sua enorme umanità. Lo può testimoniare il figlio, il dirigente politico, ma anche tanti altri che gli hanno voluto bene. Molte volte, in modo superficiale, molti mi hanno chiesto che cos’avrebbe o cosa non avrebbe fatto Craxi in questa o in quella circostanza politica. E la risposta non poteva che essere sempre interrogativa. Ma fra i tanti interrogativi, ad una questione sola io replicherei con certezza: a chi si chiede a quale cultura e movimento politico apparterrebbe oggi, non ho dubbi che egli lotterebbe, in Italia, per l’ideale e l’obiettivo di un’intera vita di lavoro che è stata la lotta per l’affermazione del socialismo italiano e che militerebbe nel partito di cui egli è stato un fondatore: il Partito del socialismo europeo. Penso che con troppa disinvoltura si sono volute trasferire memorie e gesta, più per ragioni elettorali che politiche, in un campo e in una cultura, quella popolare europea, che non è avversa, ma che non gli è propria e non gli è appartenuta. Ecco perché riaffermiamo l’amicizia e l’attualità delle sue idee. Ecco perché, come per gli eroi greci di un tempo, diciamo che Bettino, il socialista, vive!




(articolo tratto dal blog di comunicazione politica www.bobocraxi.it)
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debora - italy - Mail - lunedi 2 febbraio 2009 17.13
CATTOLICO !!!! CHI Ú SENZA PECCATO SCAGLI LA PRIMA PIETRA !!!
gianni toffali - verona - Mail - lunedi 2 febbraio 2009 17.3
tu comunque hai tradito tuo padre!! molto meglio tua sorella! e lo dico da cattolico, non da socialista!


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