Antonio Di Giovanni

La sicurezza non è un affare politico, ma una reale esigenza dei cittadini, che va trattata con il dovuto rispetto e non con ipotesi propagandistiche. Nessuno nelle istituzioni, in questi ultimi mesi, ha affrontato questo tema con rigore e serietà. I politici di turno, compresi coloro che al momento si ritengono gli innovatori di una politica ridotta a mero simulacro di potere, si sono solo limitati ad una semplice ‘passerella mediatica’ volta ad aumentare il proprio prestigio in funzione dei prossimi scenari politici. Nessuno dei vari ministri dell’Interno succedutisi in questi ultimi anni è riuscito ad impiegare in compiti di polizia le circa 25 mila unità di personale appartenente alle forze dell’ordine che svolgono tuttora servizi amministrativi negli uffici del dicastero, eludendo sistematicamente l’applicazione della legge 121 del 1981. Nessuno si posto il problema della dislocazione dei 37 Commissariati (41 se si considerano i posti di polizia interni ad alcuni enti) ubicati a Roma che lasciano svantaggiate alcune zone in termini di sicurezza cittadina. Nessuno informa la cittadinanza delle condizioni logistiche e strutturali in cui versano le forze dell’ordine dopo le riduzioni economiche per la Finanziaria. Nessuno si preoccupa di dire questo, perché ciò non va detto: la sicurezza è un argomento top secret. Mai come oggi, le forze dell’ordine avrebbero bisogno di essere incentivate e modernizzate per far fronte ad una criminalità sempre più organizzata. Mai come oggi avrebbero la necessità di avere a disposizione strutture e mezzi maggiormente all’avanguardia, in grado di garantire standard di sicurezza più elevati. Bisogna cominciare a pensare ad investire nella sicurezza come avviene, oggi, per la ricerca scientifica. Le categorie di commercianti e di imprenditori, come gli stessi cittadini, dovrebbero, attraverso contributi e sovvenzioni, sostenere queste istituzioni, che oggi vanno avanti tra mille problemi dovuti ad una continua decurtazione dei fondi ad esse destinati. In buona sostanza, occorre istituire, con il concorso di tutte le istituzioni ed associazioni di categoria interessate, un osservatorio permanente per la sicurezza e per la lotta alla criminalità, che vada dal centro alla più recondita periferia: una sorta di cabina di regia, con il compito di analizzare ed individuare in tempo reale, soluzioni ed interventi in maniera rapida e dinamica. Si tratta, in concreto, di non ‘abbassare la guardia’ e di offrire sedi di riferimento e di rassicurazione anche nelle aree interne alle periferie per quanti intendono collaborare con senso civico a questa battaglia di civiltà e di libertà. Ogni iniziativa per la sicurezza deve tradursi in azioni concrete di contrasto repressivo, di controllo della regolarità degli stranieri, di una prevenzione sociale che sottragga soprattutto gli strati giovanili più emarginati alle suggestioni del guadagno facile e del ‘salto’ nell’illegalità. La sicurezza è frutto di una serie di fattori, che comprendono il controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine alle azioni che agiscono sulle cause strutturali di ogni fenomeno. Occorre perciò combattere l’emarginazione, il degrado sociale che mette radici soprattutto nelle parti più periferiche delle nostre città. Erano state avanzate, in passato, alcune proposte poi cadute nel vuoto, come ad esempio un numero unico per gli interventi delle forze dell’ordine in modo che si avesse una sola regia di coordinamento in grado di agire in tempi più celeri. Si era inoltre parlato di dislocare adeguatamente, tra centri urbani e periferie, i presìdi di Polizia, Carabinieri e Vigili Urbani, al fine di evitare duplicazioni o vuoti di presenza e coordinare al meglio l’utilizzazione di tutte le forze dell’ordine, puntando con decisione al ‘modello di prossimità’ - poliziotto di quartiere, ma non solo… - da attuare non certo in una chiave propagandistica, bensì come nuova filosofia operativa riguardante tutti i servizi di pubblica sicurezza che si relazionano con i cittadini. Si era stabilito, infine, di diffondere una cultura della legalità in forma attiva con tutte le istituzioni scolastiche per la promozione di attività formative intorno alle tematiche dell’educazione civica, della lotta contro una mentalità di ‘liceità diffusa’, della formazione dei giovani al rispetto della ‘cosa pubblica’. Ma, fino ad oggi, coloro che hanno avuto responsabilità su tutto questo, si sono limitati a ‘soluzioni tampone’ o, come qualcuno sta tentando di fare oggi, ponendosi a mezza strada tra Gandhi e Cristo nel proporre modelli già palesemente falliti.


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Antonio Moschitta - Foligno, Italia - Mail - giovedi 4 ottobre 2007 12.35
E' vero a mio avviso che le forze di sicurezza andrebbero probabilmente razionalizzate. Tuttavia concordo in gran parte con il commento di Stefano Antoniutti, come me ricercatore universitario, in particolare sulla necessitÓ della certezza della pena, che ritengo un formidabile mezzo di dissuasione. E mi sento di aggiungere che la classe politica nella sua interezza Ŕ responsabile della situazione, avendo sistematicamente favorito negli ultimi anni la cultura dell'illegalitÓ e dell'impunitÓ. Insieme a noi Italiani che li abbiamo votati.
Stefano Antoniutti - Venezia - Mail - giovedi 4 ottobre 2007 12.15
scusatemi, vista la serietÓ dell'argomento, ma sono stato preso da un attacco di ilaritÓ irrefrenabile che mi ha impedito di proseguire la lettura.
Forse chi scrive non si rende conto dell'umorismo involontario che ha prodotto : da ricercatore professionista (universitÓ) sentire affermare che "...bisogna cominciare ad investire in sicurezza come si investe nella ricerca scientifica", visto il crollo degli investimenti in ricerca apportato negli ultimi tre anni dai governi tutti, significa che anche in questo settore ci possiamo attendere solo l'abbandono del campo ai criminali.
Rovescio l'argomentazione : non Ŕ che sarebbe ora di cominciare ad investire in ricerca come si investe in sicurezza ? Credo di ricordare che l'Italia, con tutte le forze di polizia che ha (PS, GdF,Carab., C.Forest., Pol. Prov., Pol. Urb, , Pol. Carc. ed ALTRE !) spende giÓ in sicurezza ca il doppio di paesi civili come Francia e Germania, mentre in ricerca spende(va) ca da 1/3 ad 1/4 di quegli stessi paesi.
Non Ŕ che sarebbe il caso di spendere in ricerca quello che spendiamo in corpi di polizia, e dare magari un po' di futuro al paese ?
Per tagliare le spese in sicurezza basterebbe probabilmente tenere in galera i delinquenti, e non rilasciarli subito, costringendo la polizia a riacciuffarli (dopo aver commesso ulteriori reati).


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