Carla De LeoLa nostra società sta vivendo una fase decisamente depressiva, sia sotto il profilo economico, ma anche da un punto di vista psicologico. L'anno che se ne va è stato costellato di morti e attentati. E i recenti tragici fatti di Berlino sono risultati fastidiosi perché, per l'ennesima volta, hanno strappato alla vita una giovane italiana, Fabrizia Di Lorenzo, che era riuscita, con le sole sue forze, ad aprirsi una sentiero di esistenza onesto e dignitoso, trasferendosi in Germania, senza perdersi in risentimenti nei confronti dell'Italia. Un Paese, il nostro, che in questa fase storica sembra proprio non riuscire a individuare alcuna risposta politica decente, in grado di favorire i nostri ragazzi migliori. L'Italia, la sua classe politica e il suo ceto dirigente, stanno attraversando una lunga fase di spaesamento e di pericolosa debolezza, ideale e morale. Idee nuove non ve ne sono. E anche le proposte o le possibili alternative sono connotate da demagogia e da un'arroganza irresponsabile, come il caso della città di Roma sta testimoniando quotidianamente. Scegliere da chi essere rappresentati sta diventando un'opzione a perdere, poiché è venuta letteralmente a mancare ogni funzione formativa e di selezione dei leader politici da parte dei nostri Partiti, vecchi o nuovi che siano. Forme di chiusura burocratica si alternano a movimenti eccessivamente caotici e disordinati, che individuano o presentano personaggi ingenui, vittime della loro stessa immaturità. Il decadimento sembra essere l'unica alternativa per la società italiana, che alla fine ha imboccato una 'grigia deriva' in tutti i suoi comparti e settori: una sorta di inesorabile 'piano inclinato' caratterizzato dall'egoismo individuale e da una stucchevole sterilità morale. Altri ambienti, come per esempio quelli del giornalismo e delle nuove forme di comunicazione dettate dallo sviluppo tecnologico in atto, sembrano aprire nuove possibilità. Ma ogni evoluzione 'espansiva' viene mal tollerata dal nostro cosiddetto 'sistema-Paese', incapace di scommettere sul proprio futuro per mero conservatorismo e vergognosa viltà. Alla fine, ogni genere e tipo di risposta viene a mancare, oppure giunge con colpevole ritardo. Ministri 'tontoloni' e superficiali come Giuliano Poletti, categorizzano i tanti ragazzi costretti a fuggire all'estero attraverso giudizi tagliati con l'accetta, mentre il nostro mondo imprenditoriale si prende giuoco del mercato del lavoro tramite 'voucher' e insulsi contratti da precari, poiché incapaci di giuocare il proprio ruolo in una 'chiave' interpretativa autentica, cioè costituita da effettivi rischi imprenditoriali. Politici 'finti', imprenditori 'finti' e professionisti 'finti': questo è il minimo che si possa dire di un Paese vittima di se stesso e della propria grettezza morale. Vivere in un Paese 'finto', che ha sempre una scusa o una giustificazione per tutto o quasi, alla fine ti fa correre il rischio di andare a morire in un altro il quale, per lo meno, ha saputo dimostrare il coraggio di non prendere in giro se stesso, individuando nelle proprie capacità auto-organizzative la forza per assicurare un futuro alla propria gente e persino a molti altri disperati della Terra. E' soprattutto con queste parole con intendiamo onorare, in questo cupo Natale 2016, un Paese come la Germania, che ha saputo ricostruire una propria identità di popolo senza rimozioni, senza cinismi o prese in giro da eterni 'commedianti': senza quell'indisponente 'buffonaggine dissimulatoria' che continua a connotare l'identità di fondo degli italiani. Gente indubbiamente fantasiosa e divertente, ma culturalmente inconsistente, poiché totalmente priva di coscienza storica.


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