Ilaria CordìChi dice che le priorità del Paese sarebbero ben altre, rispetto a un ammodernamento della nostra Costituzione, afferma una cosa giusta all'interno di un contesto sbagliato: anche l'ordinamento giuridico, il quale ha effetti diretti sulla vita di una comunità qualsiasi, ogni tanto dev'essere aggiornato. Tuttavia, il vero problema rimane il modo in cui la riforma 'Renzi-Boschi' interviene sulla nostra 'Camera alta', il Senato della Repubblica, che proprio perché trasformato in 'Senato delle autonomie' rischia di generare un vero e proprio 'intasamento' di rilievi e di ricorsi potenzialmente sollevabili innanzi alla Corte costituzionale. Ciò a causa delle varie competenze che entreranno in conflitto tra le distinte istituzioni nazionali e locali, all'interno di una quadro normativo che prevedeva, al contrario, un ampliamento dei poteri territoriali e periferici. La riforma 'Renzi-Boschi' entra sostanzialmente in contraddizione con la Carta costituzionale e con le interpretazioni precedenti della stessa Corte Suprema, costringendo quest'ultima a 'tornare indietro' su molte sentenze, poiché con la vittoria del 'Sì', il 'Legislatore' non sarà più in grado di far comprendere cosa vuole realmente: lo Stato centralista, oppure la 'deregulation' territoriale? Se lo si chiama 'Senato delle autonomie', perché si è andati a rafforzare i poteri centrali dello Stato, attraverso le nuove funzioni attribuite al Senato medesimo? Questo è un 'punto' che non si comprende. I conflitti che andranno a ingenerarsi su moltissime questioni pratiche saranno, inoltre, soprattutto di attribuzione. Dunque, non serviranno affatto a risolvere i problemi concreti veri e propri, bensì costringerà tutti quanti ad attendere una sentenza per capire chi è competente ad affrontarli, in quale caso e in che modo, rallentando, se non addirittura paralizzando, un sistema decisionale già di per sé lentissimo. Questa è l'obiezione più fondata alla riforma costituzionale 'Renzi-Boschi', insieme a quella di quei sindaci e consiglieri regionali i quali, dovendo svolgere anche il ruolo di senatori, dovranno recarsi a Roma di continuo, per risolvere, in tempi strettissimi e tutte insieme, numerose questioni. Queste sono, secondo noi, le indicazioni decisive, che riteniamo fondamentali nel cercare di orientare l'opinione pubblica verso la più saggia delle decisioni possibili al prossimo referendum del 4 dicembre 2016.




(articolo tratto dalla rivista 'Periodico italiano magazine' n. 21 - settembre/ottobre 2016)

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Carlo Cadorna - Frascati - Mail - lunedi 17 ottobre 2016 6.8
E' facile osservare che l'ampliamento delle competenze territoriali ha portato soltanto inefficienza ed aumento dei costi, senza controllo: si sappia che i comuni non sono stati in grado nemmeno di compilare i piani d'emergenza! D'altro canto, nell'era di internet, Ŕ facile, economico ed efficiente accentrare. Dal momento che i debiti ci hanno reso un paese schiavo, mi pare che la possibilitÓ di realizzare dei risparmi sia un argomento determinante.


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