Massimo FilipponiPurtroppo è più forte di me, non riesco proprio a farne a meno: se durante il giorno ad amici, conoscenti, gente che incontro nella mia attività con cui ho condivisioni politiche più o meno combacianti, non rompo le scatole non sono contento. Criticare la destra italiana e le sue malefatte non mi interessa: più o meno è come sparare sulla croce rossa. E’ scontato, banale, ripetitivo. Lo sappiamo. Punto. Mi interessa, invece, ripensandoci "come i cornuti", come si è soliti dire a Roma, capire cosa ci passa nella testa a noi che ci collochiamo a sinistra, noi che spesso saliamo sui pulpiti con grandi temi internazionali e internazionalistici. Ripensandoci bene, a queste ultime primarie ho visto compagni ripudiarsi l'un con l'altro, darsi vicendevolmente del traditore, cancellarsi dalle amicizie, battagliare dietro a stendardi tra bianchi e neri, Partiti che oramai hanno come quorum il prefisso di Milano scagliarsi con malefici anatemi contro l'altro Partito che conta, invece, quanto il prefisso di Como, solo perché uno e andato a votare e l’altro no! Ripudi, rotture di amicizia, fratricidi psicologici e virtuali degni della più agguerrita faida borgiana! Ricapitoliamo: le primarie non erano elezioni di un Segretario di un Partito, bensì consultazioni interne tra estimatori, simpatizzanti e militanti della sinistra o del centrosinistra. Giusto? Bene. Qualcuno mi spiega perché non "doveva", pena un processo da santa inquisizione, andare a votare? Cosa sarebbe accaduto se, per esempio, si fosse candidato anche Rizzo, o Diliberto, o Ferrero? A parte una eventuale figura bella o brutta, ci sarebbe stata per lo meno una ‘conta’ tra gli elettori di sinistra, di questa o quella corrente o Partito. Ci sarebbe stata una scelta, a prescindere dalle alleanze, su cosa gli elettori avrebbero eventualmente voluto. Non è detto che se uno va a votare è perché, necessariamente, vuole un ‘inciucio’, ma si può, come in questo caso, andare a votare per dare un peso, un indirizzo di percorso, segnare un marcamento. Diversa, poi, è la scelta in fase di elezioni politiche: allora sì che vale una logica di scelta di campo, per non accettare connivenze o ‘pastelle’ politiche. Ma in queste primarie, sia i detrattori, sia i sostenitori erano giustificati sia nell’andare, sia nel non andare, mentre non lo erano affatto le invettive, gli odi, gli sbertucciamenti tra quelli che stanno allo 0.5 contro quelli che sono all’1,2 e gli altri all’1,9 per cento. Ricordiamoci sempre: siamo rimasti in 6 e abbiamo fondato 9 Partiti. Ai cacciatori di untori da mettere alla gogna in quanto rei di essere andati a votare per scegliere chi vorrebbero a capo della sinistra vorrei ricordare che voi, sì voi inquisitori, alle ultime elezioni, volevate convincerci, nella più becera persuasione cieca, di votare al solo scopo di salire a qualsiasi costo nelle sale del potere. E chi non è andato a votare, lo avete incolpato della disfatta della sinistra. Ricordiamoci che essere di sinistra non significa solo mettersi la maglietta di Che Guevara, ma avere idee e mettersi in gioco. Anche a costo di brutte figure.


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carlo cadorna - frascati - Mail - mercoledi 5 dicembre 2012 17.53
Giusto per l'informazione: tempo fa, nell'ambito di un convegno, un altissimo rappresentante dell'Arma dei CC ha citato la Croce Rossa Italiana come uno dei peggiori esempi di spreco delle risorse pubbliche.....
Paolo Rock - Torino Italia - Mail - lunedi 3 dicembre 2012 15.6
Dire che criticare il centrodestra e' come sparare sulla Croce Rossa e' (a essere buoni e gentili) sciocco e lugubre: il centrodestre non ha fatto che badare ai propri interessi, mentre la Croce Rossa bada solo agli interessi degli altri, di _tutti_ gli altri. E se ci pensassimo un poco, prima di sparar cavolate?
carlo cadorna - frascati - Mail - lunedi 3 dicembre 2012 13.35
Condivido ma aggiungo che Ŕ stata persa una grande occasione per rinnovare completamente la classe dirigente: una classe che ha governato, che aveva la possibilitÓ di aggiornare la costituzione (Prepariamoci al peggio)e le altre regole. ma non l'ha fatto perchŔ l'unica cosa che veramente le interessa Ŕ il potere(vedi le intercettazioni sul caso Unipol).


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